MotoGP, il “ritorno” di Casey Stoner: chi guadagna, chi perde…

Torniamo a parlare del ritorno di Casey Stoner come tester e testimonial Ducati MotoGP. Ma chi ci guadagna e chi deve tenere il ritorno del "canguro" ?

Casey Stoner

Non si placano le discussioni sul ritorno di Casey Stoner alla Ducati perché non sono pochi gli interrogativi aperti e non sono facili i nodi da sciogliere. Il ritorno a Borgo Panigale dell’asso australiano è per la MotoGP, se non proprio benzina sul fuoco, un forte soffio che spinge le fiamme già alte per le polemiche ancora in corso dopo il burrascoso epilogo di questo mondiale vinto da Jorge Lorenzo ma non “riconosciuto” da Valentino Rossi per il presunto “biscottone” degli spagnoli.

Ma il rientro in scena del “canguro” è anche una ventata d’aria nuova per il motomondiale – in primis per la Ducati – però pure ad alto rischio, potenzialmente destabilizzatrice perché a uno come Stoner – per il suo manico e per il suo carisma - vanno stretti i panni di “tester” e di “testimonial” cuciti dalla Casa bolognese per avviare l’operazione in modo soft e per mettere cautamente le mani avanti su quel che può accadere nel prossimo futuro.

Da questa operazione Casey Stoner avrà solo vantaggi: limitati se il tutto si svolgerà nel perimetro del ruolo di “collaudatore”, straordinari se ci sarà uno sviluppo, nel 2016 come wild card e nel 2017 a tempo pieno nel motomondiale. Sarà una reentrée vantaggiosa anche per la Ducati e per la MotoGP?

Dorna ha bisogno come il pane di preparare l’uscita di Valentino Rossi (a fine 2016?) rimpiazzando il “Dottore” con un grande campione sui generis e carismatico come il 30enne Stoner (anche anagraficamente fra Lorenzo e Marquez), in attesa che in MotoGP qualche bella promessa si traduca in certezza e arrivi dal vivaio delle Moto3-Moto2 qualche altro giovanissimo fenomeno. In questo senso anche in questa ultima operazione può esserci lo zampino della Dorna, stavolta “pro Casey”, Dorna non certo “comprensiva” con l’australiano in passato.

Da parte sua, Ducati intanto incassa subito il gran ritorno di immagine e mette per ora in attivo i nuovi “stimoli” che si proiettano nel reparto corse fino ai due piloti ufficiali Dovizioso e Iannone. Altre volte, in passato, Case importanti si sono ripresi i propri “ex”, vuoi per rimettere… pepe al loro number one (Hailwood e/o Read con Agostini ecc.), vuoi per portar via un asso alla concorrenza.

E qui viene il bello, o meglio, qui possono sorgere problemi. Ducati, come tutte le grandi Case, corre per essere competitiva, corre per vincere. Poco conta con quale pilota. Realisticamente, Stoner non impiegherà molto tempo per tornare molto veloce, competitivo, al top. La prima fase riguarda la sfida con il cronometro poi, se vince quella, c’è la vera prova del budino, quella della lotta in pista con gli avversari, in gara.

Stoner (e Ducati) potrebbe però cadere nella trappola di voler bruciare i tempi: il “canguro” ha i mesi invernali dei test per riprendere ritmo e gusto puntando a qualche “acuto” nelle wild-card sui circuiti più affini come Phillip Island ecc. Così facendo, Stoner contribuisce a sviluppare la nuova moto, fa crescere l’integrazione con la squadra, non manda in tilt i due piloti ufficiali. Poi, si sa, l’appetito vien mangiando, e nel corso della prossima stagione si può decidere il gran salto del ritorno a tempo pieno nel 2017.

Tutto liscio, dunque? C’è un interrogativo “tecnico” di grande peso: cosa succederà con la “rivoluzione” portata dalle nuove gomme (Michelin) e dalla nuova centralina unica (Marelli)? Come si adatterà Stoner (e non solo lui) a queste novità? Presto approfondiremo questi aspetti, forse decisivi nel 2016.

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