MotoGP, l’insensata “guerra fredda” fra Rossi e Lorenzo

Guerra fredda tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo costretti a presenziare alla presentazione delle novità 2016 Yamaha all'EICMA

Mentre la paura del terrorismo travolge l’Europa Valentino Rossi e Jorge Lorenzo continuano la loro personale “guerra fredda” lanciandosi fendenti velenosi da lontano e, ignorandosi, se “costretti” per esigenze di marketing a stare vicini. Quel che è accaduto l’altra sera in conferenza stampa Yamaha alla Pelota di Milano fra Rossi e Lorenzo non fa bene al motociclismo e allo sport e soprattutto non è degno di due campioni quali sono Valentino e Jorge, indubbiamente non del tutto coscienti del messaggio “sbagliato” – totalmente negativo – che trasmettono all’esterno, soprattutto ai giovani.

Qui non si tratta di schermaglie di facciata ad uso propagandistico come succede ai pugili prima di un incontro mondiale. Qui l’incarognimento è reale e, amplificato dai media voraci, diventa concime velenoso per le tifoserie da curva sud. I due vessilliferi della Casa dei tre diapason dominatrice del mondiale MotoGP 2015 si sono comportati come se l’”altro” non esistesse, inequivocabile atteggiamento di chi non ha ancora digerito il rospo, in particolar modo da parte di Rossi che batte e ribatte sul tasto del “biscottone” degli spagnoli (Marquez, Lorenzo, Pedrosa) a suo danno, non riconoscendo il titolo conquistato dal proprio compagno di squadra, delegittimando così, oltre al campionato, l’intero motomondiale dalle fondamenta in su.

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E’ inutile, anzi è peggiorativo, ricordare – sono le parole del presidente di Yamaha Motor Corporation Hiroyuki Yanagi presente all’evento – che i due piloti insieme “fanno 14 titoli mondiali”. L’effetto boomerang fa stendere un velo pietoso su tutto e tutti i presenti (ma anche fuori) e pone interrogativi nel rapporto fra una Casa e i suoi piloti di punta, su quanto “pesa” il massimo esponente di un colosso industriale mondiale qual è Yamaha.

Perché è importante vincere gare e titoli mondiali ma è ancora più importante non perdere la dignità e la faccia. Non conosciamo le clausole contrattuali del rapporto fra Yamaha e i suoi piloti ma, al di là dei vincoli delle carte bollate, qui pare oramai completamente assente il buon senso. Yanagi è indubbiamente manager lungimirante che prevede un futuro Yamaha con piloti presto sostituiti da … robot ma non pare oggi all’altezza di gestire piloti in carne e ossa quali sono Rossi e Lorenzo.

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Insomma, quel che si temeva, è accaduto: il mondiale 2015 non è chiuso, prosegue la sua lingua velenosa proiettando nel 2016 interrogativi non solo sulla Yamaha e i suoi piloti ma sull’intera MotoGP. Per rimettere a posto i cocci rotti non bastano certo i muri dei box o raccomandazioni al “quieto vivere”.

L’abbiamo scritto più volte: ai tempi dei “padroni” delle grandi Case italiane la questione si sarebbe risolta con un telegramma di una sola parola. Altri tempi, altri uomini. Oggi, a tenere banco, più del marchio della Casa è il nome del pilota, specie se è innalzato dal tam tam mediatico a ruolo di icona. Il rischio è che il giocattolo – icona compresa – sfugga di mano e precipiti nell’abisso, trascinando nel gorgo tutto e tutti.

Il nuovo fattaccio di Milano dell’altra sera dimostra che l’inutile e velenoso ping pong fra Rossi-Lorenzo&C proseguirà. E’ ora (passata) che Yamaha usi gli strumenti che ha sapendo che senza moto non si corre e che morto un Papa se ne fa un altro. Chiaro?

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