MotoGP Silverstone, Rossi anche “re” della pioggia

Valentino Rossi grazie alla vittoria di Silverstone allunga di 12 punti nel mondiale sul compagno di squadra Jorge Lorenzo

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Con il trionfo di ieri a Silverstone Valentino Rossi fa un importante passo avanti sulla strada verso il titolo iridato e conquista un nuovo titolo, quello di “re” della pioggia. E’ un titolo di valore che nelle corse conta e pesa, in questo caso completa il fuoriclasse pesarese, fortissimo in ogni condizione ma per anni non a proprio agio – anzi spesso in difficoltà - sul bagnato, oggi invece capace di fare la differenza proprio su pista umida di fronte a fuoriclasse del calibro di Marc Marquez (bomba H) e di Jorge Lorenzo (rotondo finisseur), di campioni come Petrucci (emergente di spinta), Dovizioso (esperto palombaro), Pedrosa (astuta volpe) e di altri indiavolati quali Crutchlow, Iannone, Smith, Espargaro, Redding, Hayden, gente mai doma, che spesso invoca Giove pluvio, giocando le migliori carte sul bagnato.

Prima di Silverstone, chi conosceva, fuori dagli appassionati, un manico come Petrucci? Sarebbe arrivato sul podio – addirittura secondo – senza la corsa rain? Anche nel motociclismo odierno dominato dall’elettronica, con pista bagnata conta il pilota, molto meno la moto.

In passato Duke, Surtees, Hocking, Hailwood, Read, Redman, poi Saarinen, Pasolini ecc. dimostrarono all’inizio il proprio valore vincendo corse sotto l’acqua (all’epoca ben più pericolose di oggi) con moto inferiori. Stiamo parlando di piloti vincenti, non di kamikaze spettacolari ma sempre a terra!

Anche a Silverstone, ieri, in quelle condizioni meteo, potevano vincere in tanti ma ha vinto il … “solito” Valentino, il pilota che ha fatto la differenza. Perché è vero che a volte Giove pluvio aiuta ma allo stesso tempo spesso toglie, vero Marquez?

Possiamo dirla tutta? Questo Valentino ieri avrebbe vinto anche in sella alla Ducati. Ciò senza nulla togliere ai piloti della Casa bolognese i quali, senza il 9 volte campione del mondo, avrebbero fatto “bingo”, primo e secondo. Sembra una banalità ma non lo è.

Perché nelle corse non basta aprire il gas a martello, occorre portare a sintesi una serie di qualità ed eccellenze (tecnico-agonistiche ma anche psicologiche e caratteriali) senza le quali si è magari dei campioni ma non dei fuoriclasse, si va forte ma non si vince. Il feeling con la moto è importante ma non sempre sufficiente. C’è il feeling con la squadra (vero Biaggi?), con l’ambiente (vero Stoner?) e soprattutto il feeling con se stessi.

Rossi ha questi feeling nel suo dna ed è capace di tradurli in gara, nel momento decisivo, ottimizzando – non sempre - a proprio vantaggio la situazione reale. Rossi “contestualizza”, come i grandi campioni in ogni sport, come i grandi politici e i grandi statisti.

In F 1, Ayrton Senna era il “re” della pioggia: ma era questa una delle sue caratteristiche insieme ad altre che gli permettevano sovente di fare la differenza del … fuoriclasse. Tale e quale a Rossi. Senna, in F1, era in buona compagnia, cioè lottava con gente di pari livello. Idem per Rossi.

Il pari livello non significa livellare le qualità e confondere questo con quello: c’è sempre uno che vince un po’ di più, gare e titoli perché quello ha qualcosa in più, capace di “interpretare” una determinata situazione, magari una certa fase. Così, il più delle volte è il campione per eccellenza a centrare più spesso la vittoria e a lasciare il proprio nome in modo indelebile sull’albo d’oro.

Certo, ci vuole il mezzo. Ma nessuna Casa mai ha dato e mai darebbe la moto super a un pilota non adeguato. Le (poche) eccezioni confermano la regola. Certo, ci vuole anche la fortuna. Tant’è che Enzo Ferrari ripeteva che fra due campioni dello stesso livello sceglieva quello più fortunato. Ieri Agostini, oggi Rossi, due piloti non i migliori in assoluto con la pioggia, ma indubbiamente dotati, oltre che di convinzione e di applicazione, di un livello di “sensibilità” adeguata a quella determinata situazione, sensibilità che va oltre le doti tecniche e oltre il coraggio per diventare solo quel “quid” in più che fa la differenza fra chi vince e chi no. Appunto.

A chi cerca vie d’uscite: “Ma, se non pioveva…” si può solo rispondere che la corsa bagnata aggiunge spesso suspence ma non cambia la sostanza. Fin dai tempi di Nuvolari.

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