CIV e Motomondiale, che fine fanno i piloti “laureati” tricolori?

Motomondiale e CIV - Che fine hanno fatto e che fine fanno i campioni “laureati” tricolori

Dopo i due recenti round del 18 e 19 luglio a Imola il campionato italiano (CIV) si prende una lunga pausa per chiudere la stagione 2015 al Mugello il 10 e 11 ottobre. Ne approfittiamo per avviare una prima riflessione sul “destino” dei piloti che si sono laureati Campioni d’Italia in passato e su quelli che si laureeranno al Mugello, in particolare relativamente alla Moto3, categoria dei nostri “giovani leoni”, culla delle nostre migliori promesse. Poco cambia, nell’economia di questa riflessione, se il discorso si allarga alle cilindrate maggiori, meno significate da questo punto di vista perché i piloti sono più “anziani”.

Il campionato italiano di velocità è nato nel 1911 e da allora tutto, ovviamente, è cambiato: nel corso dei decenni, fra alti e bassi, ha cambiato più volte nome, formule, organizzazione, regolamenti ecc. Il CIV esiste dall’anno 2000 e la MOTO3, sotto l’impulso del motomondiale ridotto a tre categorie, solo dal 2012.

Non vogliamo assolutamente sottovalutare il massimo campionato italiano di velocità – storicamente fondamentale sul piano agonistico, tecnico, commerciale - e oggi indubbiamente in crescita, tanto meno togliere il valore di chi si è fregiato del titolo tricolore. In questo caso – ripetiamo – parliamo oggi della MOTO3 GP (la categoria che di fatto ha sostituito, unificandole, le ex 125 e ex 250 2 tempi ecc.), categoria di grande portata nel motomondiale e da quest’anno anche nel CEV, assurta a ruolo di “mondialino”.

Rossi, Biaggi e Capirossi

Dal dopoguerra all’anno 2000, sempre, i campioni d’Italia della 125 e della 250 (come d’altronde quelli delle cilindrate superiori) si sono resi protagonisti nel motomondiale, molti dei quali fregiandosi anche del titolo iridato. Qualche esempio? Ambrosini, Ruffo, Pagani Nello, Lorenzetti, Ubbiali, Provini, Masetti, Mendogni, Spaggiari, Grassetti, Venturi, Villa Walter, Agostini, Bergamonti, Pasolini, Parlotti, Lazzarini, Buscherini, Bianchi, Pileri, Lega, Lucchinelli, Uncini, Ferrari, Rossi Graziano, Toracca, Vitali, Gresini, Cadalora, Gianola, Gramigni, Ricci, Biaggi, Chili, Lucchi, Melandri, Rossi Valentino, Simoncelli. E dall’anno 2000? Nel mondiale brillano le stelle di Locatelli, Poggiali e Dovizioso.

E nel “tricolore”? Ci limitiamo a riportare i nomi dei vincitori dei campionati 125 e 250. Anno 2000: Caffiero (125) e Chiarello (250); 2001: Pellino e Bartolini; 2002: Lai e Bartolini; 2003: Lai (125); 2004: Aldrovandi (125); 2005: Grotzkyj (125); 2006: Verdini (125); 2007: Lacalendola (125); 2008: Savadori (125); 2010: Mauriello (125); 2011: Antonelli Niccolò (125); 2012: Dalla Porta (125 GP) e Kevin Calia (primo vincitore Moto3); 2013: Locatelli Andrea (Moto3); 2014: Pagliani Manuel (Moto3).

Insomma, per decenni i nostri piloti che si fregiavano del titolo di campione d’Italia spesso diventavano anche campioni del Mondo e comunque sempre molto competitivi a livello internazionale, piloti di peso, nomi di grido. All’opposto, chi nel mondo conosce i nomi di cui sopra indicati dal 2000 ad oggi? Le eccezioni, come sempre, confermano la regola.

Rossi, Biaggi e Capirossi

Si dirà: ma i campionati nazionali hanno perso peso ovunque. Non c’è dubbio, ma anche qui l’eccezione conta e viene dalla Spagna con il suo Cev fucina di campioni … iridati, non frutto del caso ma di scelte strategiche ben definite e oculate, con il pilota al centro.

Il motociclismo, si sa, è sport individuale, ma dove conta il mezzo, è sport ad alto rischio, dove la fortuna ci mette spesso lo zampino e dove servono strutture professionali e costose. Per scelte discutibili, oramai da decenni, il padrone di tutto l’ambaradan internazionale è una società privata (guarda caso di origine spagnola….), la Dorna, che fa il bello e cattivo tempo, trasformando il motociclismo in uno show-business per pochi eletti.

Da noi, qualcosa – più di una cosa – non ha funzionato ed è questo il motivo per cui i piloti campioni d’Italia non sono riusciti e non riescono a far fruttare il loro titolo e alcuni piloti nostrani “snobbano” il campionato tricolore optando per il CEV ecc.

Rossi, Biaggi e Capirossi

La Fmi si è barcamenata fra alti (pochi) e bassi (molti) incapace – o impossibilitata? – ad agire con piani adeguati non sfruttando il potenziale (anche storico-culturale) a disposizione. Lo stesso andamento del Team Italia nel motomondiale Moto3 necessita una riflessione critica e autocritica anche da parte dei media, spesso solo cortigiani.

S’impone una domanda (apparentemente) semplice: perché molti nostri giovani laureati tricolori non hanno preso il “volo” nel mondiale? Piloti non all’altezza, inadeguati nella lotta con i migliori o lasciati … “soli”, senza il necessario supporto tecnico, organizzativo, economico?

Per fortuna, anche grazie agli sforzi della Fmi in questa fase, l’aria sta cambiando e il ruggito dei giovani leoni tricolori si comincia a sentire anche oltre confine. Non facciamo nomi perché già siamo nella cronaca. Torneremo sull’argomento, auspicando l’intervento dei diretti interessati e degli appassionati.

Rossi, Biaggi e Capirossi

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