MotoGP post Mugello: Marc Marquez “inceppato”?

Il “veni-vidi-vici” che nelle due ultime stagioni della MotoGP 2013 e 2014 ha contraddistinto il fenomeno Marc Marquez si è sgretolato oggi al Mugello nel ghiaione sabbioso del Poggio Secco.

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A Marc, fino all’anno scorso debuttante invincibile e nuova stella mondiale della premier class, un vero e proprio “cannibale”, la “O” di Giotto non riesce più con la naturalezza di prima e le sbavature in pista riportano l’extraterrestre, se non fra i comuni mortali, comunque fra chi non è invincibile.

Al Mugello nuova caduta in bagarre, ancora zero punti, un macigno pesante, pesantissimo, sul sentiero sempre più irto e scosceso del motomondiale sempre più marcato Yamaha, con Jorge Lorenzo – tre trionfi consecutivi negli ultimi tre GP – sulla via che porta al titolo.

Che succede? Torna prepotente il motto scolpito nella storia delle corse: “Nessuno è imbattibile”.

Ma va messo sulla bilancia il peso del pilota e della moto. Anche nelle due precedenti stagioni, senza Marquez, la Honda non avrebbe vinto i titoli della MotoGP. E’ stata la superiorità del giovane fuoriclasse spagnolo a fare la differenza.

La Honda, come altre volte in passato, non ha voluto prendere atto di questa realtà, sottovalutando il recupero messo in atto da Yamaha e anche da Ducati. Nel Team HRC si sono cullati sugli allori brillando di una luce che veniva emanata in gran parte dall’arrivo del nuovo pilota, più che degno sostituto dell’altro fenomeno (pur se tutto diverso) Casey Stoner.

Non solo. Dietro il sorriso luminoso da adolescente con il viso acqua e sapone non si può dire che non si sia cresciuta in Marc quell’esuberanza al limite della supponenza da convincerlo che in pista tutto gli è consentito, oltre il rischio, in ogni situazione e nei confronti di ogni avversario.

Marquez Ducati mugello 2015

Un limite, se davvero c’è stato, già “punito” nel (quasi)contatto con Rossi nel GP d’Argentina – con conseguente caduta del pilota della Honda – e oggi riproposto al Mugello nella sua diversa articolazione lottando con Iannone e con il fiato di Rossi sul collo, con l’epilogo di una nuova caduta.

Così fanno i veri campioni, lottando sempre e comunque da leoni, oltre il limite – si dirà. Vero. Indubbiamente così si conquista il cuore degli sportivi sugli spalti, si crea quell’alone che trasforma un grande campione da osannare in un eroe da incorniciare.

Ma così si perdono anche i titoli mondiali, cioè quel traguardo cui tutti tendono. Lungi da noi di voler cambiare l’indole o tanto meno insegnare qualcosa a un fuoriclasse qual è Marquez.

Fatto sta che un granello di sabbia si è inserito nel “giocattolo” perfetto della Honda e oggi è Marc, il primo autore dei trionfi Honda di questi ultimi due anni, a pagarne le conseguenze.

Se due più due fa ancora quattro e se non è Marquez a dover cambiare, tocca alla Honda correre ai ripari. E presto.


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