Sbk Imola, super Rea (Kawasaki) centra una nuova “doppietta” e corre verso il titolo iridato

Se una volta, del vecchio circuito di Imola senza varianti, si diceva che “ è una pista che non perdona”, oggi, dopo i due round iridati Sbk, si può confermare lo stesso giudizio.

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Se una volta, del vecchio circuito di Imola senza varianti, si diceva che “ è una pista che non perdona”, oggi, dopo i due round iridati SBK, si può confermare lo stesso giudizio.

Si può, caso mai, aggiungere che il saliscendi del Santerno, oltre a mantenere quasi intatto il suo fascino, premia il pilota migliore in sella alla moto migliore. Come dire, onore a Jonathan Rea e alla sua Kawasaki, capaci di centrare una nuova mirabile doppietta, a dimostrazione dello status di grazia di un binomio che ha le carte in regola per ipotecare il titolo mondiale.

La strada è ancora lunga ma Rea guida una spanna sopra gli altri e la sua “verdona” lo asseconda meravigliosamente sotto ogni profilo, proprio perché è il pilota a comandarla così.

E se, come si dice, il secondo è il primo degli sconfitti, a Imola è doppiamente sconfitto Tom Sykes, non solo due volte secondo, ma quel che più conta, due volte battuto sulla stessa moto del trionfatore Rea. Queste sono le corse: uno ride e uno piange.

La classifica, però non sempre rispetta quel che davvero succede in pista: basti pensare a Davide Giugliano, gran podio in gara uno dopo l’exploit delle qualifiche e anche un bel piazzamento in gara due, il tutto al rientro dopo il ko subito in prova a Phillip Island e il conseguente calvario con il forfait delle prima quattro corse. Ecco, a Giugliano, giunto stremato per la fatica del rientro, oggi va il premio “morale”, che se per la classifica non pesa come una vittoria, rilancia però alla grande il potenziale di quello che è oggi il miglior pilota italiano del mondiale Sbk.

Altri italiani (tutti!) – Badovini, Baiocco, Fabrizio (bentornato Michel!) - qui meritano un plauso, se non altro, di incoraggiamento ma non c’è dubbio che è Davide il portabandiera della pattuglia tricolore.

Ducati e Aprilia non ripetono le feste degli anni addietro, uscendo da Imola non proprio con la fanfara. Per motivi diversi, sia la Casa di Borgo Panigale che quella di Noale, non sono state in grado di dimostrare quella competitività di chi può lottare davvero per la vittoria.

Ci si è messo, in vario modo, anche un pizzico di sfortuna (ricompensata per l’Aprilia dalla fortuna per il (bel) terzo posto di Torres – primo podio in Sbk - in gara due), ma il gap recuperato dalla Ducati pare si paghi con una maggiore difficoltà di messa a punto e di una maggiore fragilità tecnica. In particolare per Aprilia il discorso è diverso, Torres è fortissimo ma su piste così, ancora acerbo e Haslam…

Discorso ancora più pesante per Honda, qui dominatrice lo scorso anno con Rea – guarda caso – a dimostrazione che la Casa dell’Ala dorata è in … “sofferenza”, pur con piloti come VD Mark (spettacolare fin troppo) e l’iridato Guintoli(non proprio un fulmine) impiccati, costretti … a terra, anche se per motivi diversi.

E torniamo al succo del discorso iniziale: Imola non perdona. Si dice colpa del caldo, ma 25 gradi non sono poi il deserto africano; fatto sta che saltano motori e ... piloti. Ma Imola è bella anche per questo.

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