SBK, Bayliss, è stato bello ma ora “basta!”. Cosa resta alla Ducati?

Il gioco è bello quando è corto e soprattutto si fa e lo si porta avanti se ne vale la candela. Così, messi sulla bilancia i pro e i contro, da persona intelligente, Troy Bayliss ha deciso di appendere davvero il casco al chiodo, salutando la compagnia dopo la clamorosa reentre nei primi due gran premi stagionali del mondiale Sbk a Phillip Island e, oggi, a Buriram.

bayliss

A 46 anni, dopo sette anni di astinenza dalle grandi corse, a parte il clamore mediatico, Bayliss sapeva bene di non aggiungere niente e di non togliere niente al suo straordinario palmares di campione. Così è stato: Troy, in questi quattro round, niente ha aggiunto e niente ha tolto: né a se stesso e né ai suoi ammiratori di tutto il mondo.

Come tutte le meteore, anche questa ha tracciato il firmamento – in questo caso quello della Sbk – accendendo più illusioni che sogni, spegnendosi con l’amarezza di chi credeva possibile il miracolo ma con il riconoscimento di tutti, cappello in mano di fronte a sua maestà Troy.

Noi per primi, ammiratori del pilota e dell’uomo straordinari, abbiamo applaudito il rientro e oggi applaudiamo l’addio, comprendendo e rispettando entrambe le decisioni. Grazie per le emozioni, anche perché niente è forse più bello dell’amarcord che si rivive dal vero, con i propri beniamini.

Avevamo scritto su Motoblog: “Il tre volte iridato Sbk Troy Bayliss che rientra nel mondiale delle derivate di serie con la Ducati ufficiale 1199 Panigale dopo sette anni dal suo ritiro dalle corse è una notizia che scuote il motociclismo e oltrepassa i confini del nostro sport. Nell’epoca dominata dalla comunicazione, per sostituire l’infortunato Davide Giugliano, puntando sul 46enne australiano, la Casa di Borgo Panigale vince prima di correre il campionato dell’immagine, con i media che ringraziano, finalmente convinti a interessarsi di un campionato ritenuto figlio minore della MotoGP, sostanzialmente per gli appassionati … intenditori”.

E proseguivamo: “il rischio boomerang è da mettere sul conto. Intendiamoci, qui nessuno vuole portar jella e ci uniamo al coro di chi grida “evviva” e “bentornato” Troy! Auguriamo a Bayliss e alla Ducati un super rientro con i fiocchi, con la ciliegina del podio e la ciliegina al rhum di una prossima… vittoria. Vogliamo però anche dire che l’operazione contiene qualche rischio. Se fosse un flop, con Troy nella zona grigia dei tempi di qualifica e della classifica di gara, emergerebbe la leggerezza, se non la spregiudicatezza Ducati, incapace quanto meno di aver preso le misure giuste. La carriera di uno come Bayliss non ne risentirebbe, perché il tutto finirebbe in un fiume di birra. Ma la Sbk verrebbe paragonata a un luna park dove si punta sui mortaretti e sulle luminarie e non sulla sostanza dello show. Se, all’opposto, Bayliss esaltasse le sue 152 gare disputate in Sbk, le 52 vittorie, i 35 giri veloci, i 3 titoli mondiali con tempi da prima fila e risultati da podio, che dire dei suoi giovani blasonati avversari e conseguentemente del livello qualitativo del campionato?”.

Forse non è successa né una cosa né l’altra da noi preventivata, con Troy che ha fatto semplicemente quel che voleva fare. E la Ducati? Cosa resta, oltre il ritorno d’immagine, alla Casa di Borgo Panigale?

Non certo un pugno di foglie secche ma il prendere atto di una realtà non certo rosea, con un pilota titolare – Davide Giugliano – ancora costretto al forfait per le conseguenze del noto incidente australiano, con l’altro pilota – Chaz Davies – due volte a terra a Buriram, con le moto (quasi) sverniciate dalle “quattro” più performanti. Non era forse meglio puntare più alla sostanza e mettere in campo non una “star” (appagata) dal pesante medagliere ma un giovane puledro affamato?

Comunque sia, dopo i primi quattro round la Ducati ha in Davies il suo miglior pilota piazzato in classifica generale: sesto, 38 punti, con Rea (Kawasaki) a 95 punti, Haslam (Aprilia) 85, Sykes (Kawa) 50, Guintoli (Honda) 41.

Da qui si deve ripartire. Stavolta puntando alla pista, più che ai media.

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