SBK Tailandia: Rea, doppietta ammazza Campionato?

E’ tutta “colpa” di Jonathan Rea e della sua Kawasaki, oggi con una marcia in più, se i due round tailandesi sul piatto tracciato di Buriram hanno lasciato l’amaro in bocca a chi si aspettava una corsa-show, alla Sbk.

Jonathan Rea

Lo show, a dire il vero, c’è stato, con l’assolo dell’asso nord irlandese, frutto di una superiorità tecnico-agonistica che allo stato attuale non lascia speranze agli avversari, nessuno escluso.

Dopo il GP d’Australia, qui ancora più perentoriamente che a Phillip Island, Rea ha dimostrato di essere il valore aggiunto della Kawasaki, moto certamente di altissimo livello, ma senza il … contributo di Jonathan non potrebbe oggi esultare per la classica doppietta.

Rea mette nel carniere tre vittorie e un secondo posto (in volata) nelle prime quattro quattro gare stagionali, si invola in classifica e può cominciare (anche) a guardare lontano, con ottimismo, pur se la strada è ancora molto lunga e difficile.

Chi non sorride, invece, è il compagno di squadra Tom Sykes, sempre più in difficoltà a “digerire” l’incomoda presenza di Rea pigliatutto. Skype deve riapparire e riprendere le "misure" alla situazione nuova creatisi in Casa Kawasaki.

Pure in casa-Italia, sia in Aprilia che in Ducati, non si può certo ridere a crepapelle. Le quattro cilindri di Noale sono indubbiamente competitive, in grado di tenere testa alla Verdona, ma chiaramente scontano il gap piloti: Haslam, coriaceo, resta un signor manico ma non ha né la falcata né la sicurezza di Rea, e Torres, giovane leone di belle speranze, è ancora troppo acerbo per tirar fuori le unghie per lottare con gente di ben altra esperienza e solidità.

Le bicilindriche di Borgo Panigale, pur migliorate non poco rispetto alla scorsa stagione, non sono in grado, specie in certi circuiti, (Buriram e Phillip Island, pur diversi, hanno sostanzialmente le stesse velocità medie sul giro) di lottare alla pari con le plurifrazionate (almeno Kawa e Aprilia, ma anche Suzuki con l’ottimo Lowes, Honda più in difficoltà) e anche qui c’è oggi un problema piloti.

Ripetiamo, tanto di cappello a Bayliss, ma le corse non sono solo show, marketing, amarcord da incorniciare: alla fine conta la sostanza, cioè i risultati e questi ultimi sono quelli che sono, non certo “utili” a una Casa come la Ducati che ambisce a lottare per la vittoria in ogni gara e a lottare per il titolo.

Discorso diverso per Davies, gran bel manico, costretto al rischio … fuori misura – come già accadeva a Davide Giugliano – e quindi a portare a casa se non un pugno di foglie secche, però non quanto ci si aspetta dalle Rosse.

Il tempo per rimediare c’è ma, diciamo la verità, la piega impressa al campionato dal binomio Rea-Kawasaki è quella segnata dalle classifiche di questi primi round e dalla classifica pro tempore del campionato. Aprilia e Ducati, pur in diverse situazioni di competitività, sono chiamate a tirar fuori qualcosa di nuovo dal cappello, sperando anche nella benevolenza della dea bendata. Un bravo a Baiocco.

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