Sbk Tailandia: è il motociclismo “globale”, bellezza!

Diciamo la verità, anche in questo mondo globalizzato dove il tempo e lo spazio sono quasi annullati e dove anche le corse di moto si fanno oramai quasi ovunque, il mondiale SBK in Tailandia fa notizia e apre alla riflessione con interrogativi vecchi e nuovi.

mototaxi

Niente contro la Tailandia, per carità. Un Paese grande come la Spagna, certo in chiaroscuro e pieno di contraddizioni (non solo per i 19 colpi di Stato dal 1932 e per la pena di morte in vigore anche per … lesa maestà o per l’imperante turismo sessuale), ma aperto al nuovo e con una popolazione totalmente buddista, ospitale e laboriosa, pur non mancando la feccia ladrona e violenta in città, e non solo.

Un Paese dai paesaggi magnifici e dove i trasporti sono in linea con quelli di altri Paesi asiatici, con autobus pubblici (malmessi) e privati, treni, metro (a Bangkok), battelli e due “perle” quali il sawngthaew (furgoni da film con due file di panche nei fianchi del cassone scoperto) e soprattutto il Tuk-tuk, fumoso risciò a tre ruote motorizzate, con cabine aperte, di cui chi scrive queste note ha un ricordo molto “traballante”, con ribaltamento finale del mezzo in una piazza di Bangkok con risate a crepapelle di gente di ogni tipo accorsi a metterti le mani addosso per fregarti qualcosa.

Esistono anche belle strade, sempre deserte ma chi vuole vedere Bmw, MV Agusta o Ducati odierne (ma anche le giapponesi) deve cambiare posto. Tutto questo per dire che da queste parti il motociclismo non è di casa, almeno per come lo intendiamo noi.

Senza però tralasciare i tentativi addirittura futuristici, come a Bangkok, dove prima di andare al Chang International Circuit (distante 400 Km) Sylvain Guintoli e Michael van der Mark sono stati salutati da… fans e curiosi in una concessionaria Honda BigWing, un fashion store dal design … avveniristico con le moto “fuori posto”.

E le corse? A parte la recente tappa del mondiale Motocross, Motoblog ha trattato di una gara del campionato thailandese R2M, su un circuito così così e con piloti da corrida, senza esclusioni di colpi, in pista (e anche fuori).

Senza farla lunga, è chiaro che in Tailandia il motociclismo agonistico è ancora “acerbo”. Qui la domanda: è meglio partire subito dall’alto con una gara iridata (Sbk) che faccia da promozione e da semina coinvolgendo più gente possibile o così è come piantare un fiore in mezzo al deserto, con la possibilità del boomerang?

Si dirà che oggi quel che conta sono i media, in primis la televisione e quindi la corsa in diretta non può che fare bene (a tutti?). Soprattutto si dirà che a caval donato non si guarda in bocca e che business is business.

Resta da vedere quanto bene farà al motociclismo internazionale vedere domani le tribune di Buriram vuote. A meno che si riempiano per ordini … superiori. Non sarebbe meglio da parte della Dorna e della FIM partire dal basso avviando gradualmente anche i thailandesi alla cultura del motociclismo e del nostro sport e poi “sparare” una corsa mondiale?

Qui si vuole solo aprire una riflessione, dando la parola ai nostri lettori. Noi siamo per il motociclismo anche sulla Luna. Ma preferiamo il nostro Mugello.

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