Benelli, tempi d'oro: 50° vittoria "storica" di Silvio Grassetti a Cesenatico

Silvio Gressetti nel 1962

Esattamente 50 anni fa, il primo maggio 1962, sul circuito internazionale di Cesenatico, la Benelli trionfava nella 250 con Silvio Grassetti. Una vittoria storica. Innanzi tutto perché conquistata con la nuova 4 cilindri 4 t bialbero, scesa per la prima volta in pista pochi giorni prima a Imola. Poi perché il nuovo bolide pesarese piegò le Honda (Phillis e Redman) e le Morini (Provini e Tassinari) ufficiali, oltre a Bultaco, Ducati, Aermacchi ecc. Infine perché la quarto di litro pesarese, lanciando Grassetti nel firmamento internazionale, s’impose come la moto europea più moderna e competitiva, in grado di contrastare i colossi giapponesi nella categoria allora più combattuta.

Quella moto, dopo alterne vicende e molti rifacimenti, conquistò nel 1969 un sudatissimo titolo mondiale con l’australiano Kel Carruthers. La Benelli era tornata alle corse Grand Prix nel 1958, sette anni dopo il doloroso forfait per la tragedia di Albi e la perdita del campione del Mondo Dario Ambrosini. Nel frattempo la Casa pesarese si era cimentata vittoriosamente tra le “sport” e nelle Gran fondo con il mitico Leoncino 125 a due tempi. Poi, appunto nel ’58, il ritorno ai gran premi, con una nuova monocilindrica 250 bialbero su cui saliranno, oltre a Silvio Grassetti, anche Mike Hailwood, Geoff Duke, Dik Dale, Bruno Spaggiari e Giuseppe Visenzi.

In un precedente Amarcord abbiamo scritto: “Ma a Pesaro si guarda oltre e si prepara in gran segreto la inedita 250 quattro cilindri. Nell’inverno 1959-1960, per molte ore, specie di notte, la città ode per la prima volta le “note” del nuovo motore che gira senza sosta sul banco prova. E’ l’inizio di un sogno collettivo. Per molte volte al giorno si formano spontaneamente capannelli di aficionados e curiosi (compreso l’estensore di queste note, all’epoca coi calzoni corti ...), che stazionano davanti i cancelli d’ingresso di Viale Mameli. Ai primi di febbraio, il …“miracolo. In un pomeriggio nebbioso la fortuna premia chi (sottoscritto compreso) non aveva mai mollato la postazione: un giovanissimo Silvio Grassetti, attorniato dall’intero staff capeggiato dal ds Paolo Benelli (figlio del grande pilota Tonino) esce dal capannone del reparto corse in sella al nuovo bolide senza carenatura. Una spinta e, per la prima volta, l’urlo rabbioso del nuovo motore si fa sentire tra gli applausi e gli urrà dei presenti. Solo pochi giri nell’anello (con curva rialzata) interno della fabbrica, ma quanto basta per bloccare il traffico della adiacente strada nazionale”.

Il prototipo fu presentato ufficialmente a Pesaro nel giugno 1960. Fu il primo “evento” in cui il motociclismo divenne anche show. La moto, vista da vicino, esprimeva un senso di potenza e incuteva davvero timore. Il rombo prodotto dai quattro megafoni fatti a mano col martello da una lastra piana, era unico ed entusiasmante. Anche tecnicamente era molto raffinata.

Invertendo la tradizione corrente, i quattro cilindri (ognuno alesaggio e corsa di mm 44 x 49,6 = 246,9 cc) sono con asse verticale, raffreddamento ad aria. Tutto è fuso in lega leggera speciale. La distribuzione a due alberi in testa, con due valvole inclinate per cilindro e molle valvole elicoidali, è comandata da un treno di ingranaggi centrali, la trasmissione primaria è affidata a una coppia di ingranaggi con il minore posto sull’albero a gomiti fra il primo e il secondo cilindro di sinistra. Frizione a secco, cambio a sei marce, alimentazione con quattro carburatori Dell’Orto da 20 mm.,accensione a batterie con quattro bobine e ruttore quadruplo, lubrificazione a carter secco e serbatoio dell’olio separato.

Il telaio è in tubi a culla doppia inferiore, freni integrali in lega con l’anteriore a quattro ganasce e doppia leva di comando, pneumatici da 2,50 x 18” davanti e 2,75 x 18” dietro. Peso della moto, 122 kg. Potenza di questo primo propulsore: 36,5 CV a 12.500 giri, velocità con carenatura oltre 220 kmh.

Macchina complessa, gestazione difficile: debutto, come detto, nella primavera successiva: il 15 aprile 1962 alla Coppa d’Oro Shell di Imola (alcuni giri di Grassetti al comando, poi lo stop per un banale guasto) e il successivo primo maggio il trionfo in volata di Silvio nella pre mondiale di Cesenatico (moto stupenda passata dal rosso al verde e grigio metallizzati) davanti agli iridati Tom Phillis e Jim Redman (Honda 4 cilindri) e al duo della Morini,Tassinari e Provini. Dopo una caduta iniziale, Grassetti si rese protagonista di un inseguimento vittorioso, da incorniciare. Fu l’apoteosi. Con invasione di pista (c’ero anch’io…), e Silvio, acclamatissimo, portato in trionfo sotto il grattacielo. Poi ci furono gli acuti (incompiuti) dei GP di Spagna e Germania ecc.

Quella vittoria di Cesenatico valse a Silvio una … telefonata del Conte Domenico Agusta, che poi nel 1963 lo chiamò a pilotare le MV 500 quattro cilindri (compagno di squadra di Mike Hailwood), con le quali Grassetti dominò il Campionato Italiano della classe regina. Silvio (pilota di grande cuore e indiscutibile talento, battagliero indomito, fra i più audaci nei tracciati veloci, stilista sopraffino, eclettico su ogni tipo di moto e cilindrata) fece … l’errore di non insistere con il Conte Agusta, “accontentandosi” di pilotare le plurifrazionate 500 di Cascina Costa solo in Italia.

La Benelli 250, riveduta più volte e poi completamente rifatta, fu protagonista ovunque, ma solo sette anni dopo, nel 1969 (anno in cui Grassetti è vice campione del mondo della 350 con la Jawa 2 t. 4 cilindri ufficiale dietro ad Agostini MV Agusta), con l’australiano Kel Carruthers, conquistò il titolo di campione del Mondo della 250: motore a 16 valvole vicino ai 60 CV a oltre 16.000 giri, cambio a 7 marce (ci fu anche l’otto marce), velocità sopra i 250 Kmh.

Furono, da quel 1962 al 1969, anni infuocati: la 250 era la categoria top del mondiale e la quattro cilindri pesarese, (altri discorsi vanno fatti per le sorelle maggiori di 350 e 500) portata in pista da fior di piloti - in primis Silvio Grassetti (cui va l’onere e l’onore del debutto e dello sviluppo della plurifrazionata pesarese nel triennio 1961-62-63 e poi nel rientro del 1967 con Pasolini); Tarquinio Provini (il più innovatore e sfortunato con l’incidente del 25 agosto 1966 al TT inglese); Renzo Pasolini (il più vittorioso); Walter Villa, Eugenio Lazzarini, Amilcare Ballestrieri, Cristoforo Fattori, Angelo Bergamonti, Remo Venturi, Gilberto Parlotti, Derek Minter, Phil Read, Kel Carruthers e Santiago Herrero (test di Modena)- si è conquistata un posto d’onore nell’olimpo delle moto da competizione più significative di tutti i tempi: decine di pole,148 podi, 50 vittorie. Grand’Italia.

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