Art of Custom: Harley-Davidson in parata a Miami

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Harley-Davidson a Key West 2012

Nei giorni scorsi abbiamo preso parte alla Press Experience 2012 organizzata da Harley-Davidson a Miami, in Florida. Quest’anno l’evento è stato denominato ‘Art of Custom’ per sottolineare una volta in più lo stretto rapporto che lega da sempre la casa di Milwaukee al mondo della customizzazione. Andando oltre, si può tranquillamente affermare che la cultura custom nasce proprio con le bicilindriche americane negli anni 50-60, diffondendosi poi anche in altri ambiti, ma questo è un aspetto sul quale torneremo in seguito.

L’appuntamento è fissato all’aeroporto internazionale della Malpensa, a Milano, dove le gentili responsabili marketing di Harley-Davidson Italia ci accolgono per un primo mini-briefing sul programma dell’evento, e dopo 11 ore di volo la giacca pesante lascia spazio alle maniche corte. La scelta di Miami quale sede dell’evento risulta quanto mai azzeccata: benché anche in Florida sia inverno, il clima quasi tropicale dello stato americano propone quel genere di condizioni climatiche che ben si addicono alle lunghe cavalcate in sella alle leggendarie bicilindriche americane, una caratteristica questa che avremo la possibilità di apprezzare pienamente nelle ore seguenti. D’altro canto l’inverno a Milwaukee è molto più rigido, e certamente non si sarebbe prestato a questo genere di iniziativa.

Preso alloggio nell’hotel riservatoci dall’impeccabile organizzazione dell’evento, non rimane che programmare la sveglia in tempo per il primo meeting della mattina, in programma alle 8:30 am. Tra le cose che ci aspettano nel corso dei successivi due giorni si contano un’esposizione artistica sul tema della customizzazione, un incontro coi vertici H-D e un viaggio di 540 km sopra l’oceano.

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La mattina seguente lo staff Harley-Davidson accoglie gli esponenti della stampa presenti a Miami in una delle sale-conferenza dell’ hotel, fornendo una breve crono-storia del marchio dagli umili inizi - in un minuscolo garage di Milwaukee, nel 1903 - fino a diventare quella grande azienda che tutto il mondo oggi conosce. Non è un caso infatti che Harley-Davidson sia l’unico brand prettamente motociclistico ad essere stato incluso nella recente Top 100 Best Global Brands, la lista dei 100 marchi più importanti e riconoscibili del mondo, stilata da ogni anno dalla Interbrand. Inoltre vengono illustrate le caratteristiche delle 2 grosse novità del catalogo H-D 2012: la cattiva Softail Slim, dotata del nuovissimo motore 1690 cc (o 103 cubic inches) raffreddato ad aria che sarà il nuovo propulsore ‘di punta’ della casa Americana per i prossimi anni, e la più turistica Sportster Seventy-Two, spinta da un 1200 V-Twin con iniezione elettronica raffreddato ad aria.

Terminato il briefing, lo staff H-D conduce i presenti alla flotta dimostrativa messa a disposizione dalla casa - una trentina di unità in tutto - che oltre alle due novità 2012 citate in precedenza comprende anche buona parte dei modelli attualmente nel listino, quindi varie versioni di Sportster, Dyna, Softail, Touring, V-Rod etc etc. I nuovi modelli sono ovviamente i più ambiti, ma lo staff precisa che ci sarà comunque occasione di scambiarsi le moto nel corso della giornata. Prima tappa è il Wynwood Art District, il quartiere ‘artistico’ di Miami, dove in un art center locale è stata allestita una mostra dedicata appunto all’arte della customizzazione e dove sono esposti alcuni caratteristici serbatoi ‘a goccia’ H-D decorati da alcuni rinomati artisti contemporanei, un’iniziativa promossa dalla stesso costruttore (vedi la gallery dedicata).

Inoltre è in programma un incontro con alcuni esponenti di spicco dei vertici H-D, in particolare il responsabile marketing globale di Harley Davidson Mark-Hans Richer e soprattutto - a sorpresa - il responsabile del design H-D, che altri non è che il celebre Willy G. Davidson, nipote di William A. Davidson (uno dei tre fratelli Davidson che, poco più che ventenni, fondarono la Harley-Davidson Motor Co. con William S. Harley) e figlio di William H. Davidson, ex presidente della società. Un post dedicato all’ incontro con questo carismatico personaggio sarà pubblicato a breve.

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The Art Of Custom

Art of Custom 2012: gli speakers

Dopo l’incontro con i ‘pezzi grossi’ dell’organizzazione H-D veniamo presentati al curatore della mostra David “Lebo” Le Batard, rinomato artista locale che circa 20 anni fa fù uno dei primi a portare il graffitismo artistico nel quartiere, ai tempi in cui - ci confessa - “non era ancora legale“. Lebo ci illustra in che modo il legame tra il mondo custom ed arte sia evidente ed imprescindibile, sottolineando come entrambi rappresentino l’espressione della personalità e della creatività di ogni singolo individuo. A dimostrazione di questo aspetto ci introduce ai serbatoi creati da lui personalmente per questa esposizione, descrivendoci il concetto-base che ha portato alla creazione di ogni singolo pezzo. Lebo ci regala anche una breve storia di Wynwood, quartiere una volta non troppo ‘raccomandabile’ che oggi conta oltre 70 tra gallerie d’arte, musei ed esposizioni, oltre ad offre liberamente le proprie pareti alle ‘cure’ di alcuni tra i più rinomati ’street artists’ contemporanei.

Il pomeriggio prosegue con una serie di scatti fotografici delle varie moto sui suggestivi fondali offerti da Wynwood e da un breve giro nella Downtown di Miami, certo un’eccellente opportunità per apprezzare le qualità architettoniche della città americana ma con un traffico forse troppo intenso per permettere ai partecipanti di godere appieno delle qualità dei mezzi messi a loro disposizione.

Poco male comunque, in quanto il giorno seguente é in programma la lunga trasferta verso KeyWest, l’isola che rappresenta il punto continentale più a sud degli Stati Uniti. Tra andata e ritorno sono circa 540 km e tutti avranno la possibilità di godere pienamente del potenziale della propria moto. Lo staff H-D ci avverte che il trasferimento richiede più o meno 3 ore e 20 minuti, motivo per cui il rendez-vous per la mattina seguente viene fissato per le 6:30 del mattino, inteso come 6:30 già in sella.

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In viaggio verso Key West

Art Of Custom 2012: H-D in viaggio verso Key West

Di primo mattino la splendida spiaggia di Miami Beach si presenta pressochè deserta, fatta eccezione per qualche bagnino, una manciata di bagnanti, un paio di macchine della polizia che si incrociano sul bagnasciuga e una trentina di immacolate Harley-Davidson schierate lungo la strada. Il sole é già sorto a dare risalto a tutte le varie cromature, e tutta la comitiva é pronta alla partenza: destinazione come detto é Key West, l’isola più meridionale degli Stati Uniti, distante circa 270 km da Miami e separata da Cuba da sole 90 miglia di mare. Per raggiungerla non servirà comunque alcun traghetto in quanto tutto il piccolo arcipelago che si allunga oltre la penisola - le Florida Keys - é unito da una serie di ponti che compongono la Overseas Highway, l’estremità inferiore della U.S Route 1 che prosegue poi per oltre 3800 km a nord, fino al confine con il Canada.

Uscire in moto da Miami alla mattina presto e con poco traffico dà modo di apprezzare meglio il panorama offerto dalla città, con moderni ed altissimi grattacieli circondati da palme che si specchiano in un mare che più azzurro non si può. Aggirando Miami per raggiungere l’estremità sud della penisola floridiana si intravedono zone dove la natura assume un carattere più paludoso, attraversando di tanto in tanto piccoli paesini che offrono un piccolo scorcio della vita americana fuori dalla grande città, e nei pressi di Key Biscayne ci si ferma per la prima pausa ed il primo rifornimento: la benzina in Florida ha un prezzo di 3.50-3.60 $ al gallone, che calcolatrice alla mano sono più o meno 0.75 € al litro, ed ascoltare un membro americano dello staff raccontare come i recenti aumenti del carburante siano stati un duro colpo per l’economia locale ci fa un pochino sorridere.

Fedele al proprio nome, la Overseas Highway é letteralmente una lunga autostrada sospesa sul mare, inframezzata dall’occasionale isoletta e relativo, incantevole paesino. Per motivi pratici ci si divide in due gruppi, procedendo in formazione su un’unica corsia alle spalle di una possente Harley-Davidson Touring Electra Glide Classic guidata da un membro dello staff, che si assicurerà che i rigorosi limiti di velocità americani vengano rispettati da tutti. Inoltre ci sono altri due membri della crew H-D a chiudere il gruppo, pronti a supportare chi dovesse rimanere ’staccato’.

Art Of Custom 2012: H-D in viaggio verso Key WestHarley-Davidson a WynwoodHarley-Davidson a WynwoodHarley-Davidson a Wynwood

Viaggiare con il mare su entrambi i lati della moto é senza dubbio un’esperienza suggestiva, così come é interessante dare un occhiata anche alle varie moto ed auto che si incontrano strada facendo (alcuni delle quali sono vere e proprie rarità in Europa), ma le modalità del viaggio e il fatto che la Overseas Highway sia praticamente un infinito rettilineo non consentono di fare un vero e proprio test dei modelli messi a disposizione dall’organizzazione. D’altro canto però si tratta delle condizioni ideali per queste moto, l’habitat originale per le quali sono state create, e la lunghezza del viaggio mette in evidenza delle caratteristiche comuni a tutti i modelli che forse sono quello che sta alla base della filosofia H-D: il comfort é sempre assicurato da una posizione di guida assolutamente ergonomica e non stancante, la sella é sempre comodissima, e la reattività ai comandi é puntuale quanto basta per i lunghi trasferimenti autostradali. Ed inoltre c’è il fattore H-D, fatto di prestigio, storia, e dall’inconfondibile sound del motore bicilindrico che tutti sappiamo riconoscere: più volte durante il viaggio la gente per strada ci ha salutato festosamente, e ad ogni semaforo appariva sempre qualche telefonino o macchina fotografica per immortalare una la nostra variegata e chiassosa flotta di Harleys.

Numerosi sono anche le Harley ed i gruppi di Harley incrociati sul nostro cammino, ognuno dei quali ha sempre mostrato un cenno di saluto. Per noi europei la mancanza in Florida di una legge che imponga il casco obbligatorio ai motociclisti risulta forse un poco ’stramba’ e autolesionista, ma ci ha dato modo di verificare la veridicità delle parole di Richer in merito all’organicità della clientela Harley-Davidson: dal sessantenne a torso nodo con barba bianca, bandana, occhiali da sole e ’shorts’ in jeans alla biondona con casco e giubboto rosa in tinta, le moto H-D sono veramente un fenomeno ‘trasversale’ che ha radici profonde nella cultura USA, e non solo. Comunque, anche se é abbastanza semplice guardare con simpatia a un baffuto appassionato in gilet di pelle viaggiare sulla propria Harley con lunghi capelli al vento, molto meno rassicurante era l’immagine di chi faceva la stessa cosa su una 848 o su una Gixer, magari con fidanzata al seguito sul sellino posteriore. Paese che vai, usanze che trovi.

Key West si presenta come un accogliente e vivace località turistica, l’ideale per riprendere fiato dopo quasi 4 ore di viaggio (ovviamente non consecutive). Circondata da un mare meraviglioso, spiagge bianchissime, palme, e con un clima caldissimo tutto l’anno, questa isoletta é ora una rinomata meta balneare: non ci stupisce che anche Ernest Hemingway l’abbia scelta come domicilio ed ispirazione per diversi anni della sua vita. Il pranzo viene consumato in tranquillità, scambiandosi impressioni e pareri con i commensali e accordandosi sugli ’scambi di moto’ per il viaggio di ritorno. Prima di partire é semplicemente d’obbligo una visita alla famosa Key West Buoy, la ‘Boa di Key West’, che non é in mezzo al mare ma bensì sulla terra ferma, marcando quello che é il punto più a sud degli interi Stati Uniti (adiacente zona militare a parte).

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Purtroppo la tabella di marcia della giornata non concede molto tempo per godersi lo scenario, e poco dopo siamo di nuovo in sella per il viaggio di ritorno, inframezzato comunque da un paio di pause per il rifornimento ed altre per raccogliere ulteriori scatti fotografici con l’Oceano Atlantico quale sfondo. Si arriva a Miami quando il sole é già calato, ma un pò di guida “by night” nell’illuminatissima città statunitense si rivela la degna chiusura della giornata: il clima é più fresco, la visuale decente a sufficienza, e dopo così tanto ‘dritto’ la possibilità di sfruttare le curve offerte del complesso sistema autostradale della città arriva come manna dal cielo.

Dopo aver riconosciuto i dintorni ed aver capito come far ritorno all’hotel, é tempo di lasciarsi alle spalle la Electra Glide che per tutto il viaggio ha fatto da apripista (insieme al suo impianto stereo) e provare a fare qualcosa che somigli a una ‘piega’, una ‘esse’, un’accelerazione secca, un sorpasso e così via, fino al garage dell’hotel. La giornata si chiude con un piccolo party serale attorno alla piscina dell’ albergo con tutti i partecipanti dell’evento, ritrovandosi così a scambiare impressioni, opinioni ed aneddoti coi colleghi francesi, spagnoli ed inglesi e anche con lo staff americano dell’evento, sicuramente riuscitissimo.

Ringraziamo tutto lo staff Harley Davidson dell’ Art Of Custom 2012.

foto | Stefano Gadda

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  • nickname Commento numero 1 su Art of Custom: Harley-Davidson in parata a Miami

    Posted by: outcave

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  • nickname Commento numero 2 su Art of Custom: Harley-Davidson in parata a Miami

    Posted by: Beafish

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