Mototurismo: Sardegna - Da Guspini a Siliqua fra le miniere del Sulcis-Iglesiente

Sardegna - Da Guspini a Siliqua

La seconda tappa del nostro viaggio fra le strade più belle della Sardegna ci porta verso la costa ovest, senza mai toccare l’acqua ma percorrendo le zone montuose dell’Iglesiente e del Sulcis, seguendo un percorso dal panorama e dalle curve mozzafiato, ripercorrendo le strade che un tempo erano ad uso esclusivo dei minatori, categoria ormai scomparsa dopo la chiusura di tutti gli impianti minerari della zona.

Nel primo dopoguerra l’industria mineraria sarda era in piena attività. L’isola è una delle più antiche terre emerse d’Europa, e l’unicità e antichità delle sue rocce ha portato alla nascita di numerosissimi impianti d’estrazione di piombo, zinco, argento e altri minerali pregiati. Con gli anni però è diventato sempre più difficile rimanere in attivo, e verso gli anni ’70 hanno cominciato a cedere le più piccole, che non riuscivano a far combaciare costi con ricavi.

Nel giro di qualche anno pure le più grosse miniere sarde hanno gettato la spugna, prima con una gestione privatizzata dell’Eni e poi con una gestione regonale e conseguente abbandono di tutte le strutture, che ora rappresentano uno degli esempi più interessanti di archeologia industriale d’Italia. Il nostro giro ripercorre i luoghi più rappresentativi dell’età dell’oro mineraria, in cerca dei ruderi e delle più belle testimonianze di un’epoca dimenticata.

Sardegna - Da Guspini a Siliqua
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La SS126, fra miniere abbandonate e strade mozzafiato

Partiamo da Guspini, provincia del medio campidano, percorrendo la SS126 verso sud fino a toccare Iglesias, scendere fino al Sulcis più incontaminato e risalire verso Siliqua, tappa d’arrivo del nostro tour, lungo 107km ma completamente arrotolati su se stessi, tutto curve e tornanti.

Già dentro Guspini è facile trovare qualcosa da visitare. Le miniere di Montevecchio, che possiamo trovare a pochi passi dal centro abitato, rappresentano uno dei complessi minerari più importanti dell’isola. Ormai non sono più attive, ma presentano una zona adibita a museo e delle strutture ancora ben conservate.

Appena superato il cartello barrato in rosso di Guspini, troviamo una ripida salita. E’ la stessa strada che anima ogni anno la Guspini-Arbus, uno dei prinicipali appuntamenti del campionato sardo di Autoslalom. Tornanti larghi e percorso medio-veloce che lascia sfogare la nostra CBF600S, ma appena raggiunto e superato il paese di Arbus è già arrivato il tempo di fare la prima deviazione.

Al bivio per Ingurtosu prendiamo subito la strada a destra. E’ lo stesso percorso che porta alla famosa spiaggia di Piscinas, ma questa volta ci fermiamo prima di arrivare al mare perché sia il paese di Ingurtosu che la frazione ormai abbandonata di Narcauli, fanno parte di un complesso minerario di primaria importanza. Proprio qui troviamo quello che resta della Laveria Brassey, uno stabile totalmente diroccato dove venivano trattati i minerali raccolti in miniera. Un luogo davvero suggestivo e pregno di storia.

Ritornando sui nostri passi, sulla statale 126, troviamo proprio a due passi dalla strada un altro piccolo complesso abbandonato, quello della Miniera Zurfuru, che vide il suo periodo di massima attività di estrazione di piombo attorno agli anni ’20, per poi finire come tutte le altre.

Verso Iglesias fra grotte e cronoscalate

Qualche chilometro più sotto, all’interno dell’area del comune di Fluminimaggiore, troviamo le grotte di Su Mannau, fra le più belle della Sardegna e di tutto il territorio del mediterraneo. Percorrendo una stradina molto stretta si arriva all’ingresso, immerso nella natura più incontaminata. Ovviamente è tutto amministrato e curato come un vero e proprio museo naturale. Imperdibile!

Risaliamo sul CBF e ripercorriamo la 126 verso sud, fino ad arrivare a Iglesias dopo aver percorso il tratto di S.Angelo, anche questo famoso per una delle cronoscalate più famose dell’isola. Capirete bene quanto è divertente scendere e risalire i pendii di questi monti.

Ad Iglesias, centro abitato più grande del sud-ovest sardo, troviamo numerosi musei e complessi minerari non più in attività, ma sempre ben conservati come veri e propri documenti in cemento e ferro di una generazione che non esiste più. Quella di Monteponi è una delle più grandi della zona.

Senza visitare i vari musei - ma a chi capita da quelle parti consiglio vivamente di farlo - ci fermiamo per un caffè e una “pizzetta sfoglia” (libidine per le papille gustative) nella piazza principale della cittadina, per poi riprendere la strada in direzione Vallermosa.

L'Altopiano di Terraseo e l'arrivo a Siliqua dalla SS293

Dopo un breve tratto di strade di periferia e noiosa provinciale, prendiamo un lungo rettilineo che si inerpica alla fine su un monte. Si tratta dell’altopiano di Terraseo, un vero e proprio ottovolante fatto di curve ampie e veloci, con un asfalto poroso e senza sconnessioni, capace di far esaltare anche il più calmo dei moto turisti. Curve su curve in salita e nemmeno un albero dalla struttura alta! Tutto è contornato da macchia meditteranea e arbusti bassi, che lasciano scorgere un paesaggio che arriva fin dove l’occhio riesce, da lasciare senza fiato.

Da Terraseo a Narcao il percorso è in discesa, e sembra di trovarsi nelle desertiche montagne di qualche sperduto territorio del centroamerica. Narcao è ormai alle porte e percorriamo un breve tratto cittadino per riposarci e cominciare la risalita geografica lunga la SP78 verso Siliqua, meta ultima del nostro viaggio.

Non rimaniamo molto su questa provinciale, perché all’altezza del bivio di Acquacadda troviamo le indicazioni per Siliqua. La SS293 è l’ultimo nostro tratto di statale immerso nelle curve, e ci ritroviamo a costeggiare una serie di acquedotti che portano l’acqua dai vicini bacini ai centri abitati molto isolati della zona. Bellissimi ponti e strutture in pietra ci accompagnano per gli ultimi chilometri, fino alla meta finale, il castello di Acquafredda.

Attorno a questa struttura ci sono stati numerosi studi storici. Costruito in cima ad una impervia collina di origine vulcanica, il castello ormai diroccato è risalente al 1215, secondo una bolla papale che del 1238 che ne attribuisce la proprietà al Conte Ugolino della Gherardesca, famoso per i versi di Dante nell’Inferno della Divina Comedia, dove racconta la storia di Ugolino che rinchiuso all’interno del castello, impazzito per la fame, mangiò i suoi figli (La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator…). Anche per questo motivo è conosciuto come il “Castello della Fame”

Il nostro giro si conclude con una citazione del grande Dante, e con un numero non elevato di chilometri, che ha racchiuso al suo interno un numero enorme di luoghi differenti, di cenni storici della Sardegna e meraviglie geografiche. La valutazione del percorso dal semplice punto di vista del piacere di guida, raggiunge un picco nella zona da S.Angelo ad Iglesias e da Vallermosa a Narcao, ma tutto il giro merita una lode!

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