MotoGP Indy, "Sua maestà" Stoner vola verso il titolo. Rossi-Ducati, tutto da rifare


Giù il cappello di fronte a “sua maestà” Casey Stoner, trionfatore assoluto di Indianapolis, lanciatissimo nell’ipotecare il suo secondo titolo iridato MotoGP. Il “canguro” è oggi in assoluto il pilota più forte della MotoGP, l’unico davvero a dare spettacolo e a guidare sopra i problemi.

Lo ha ben capito Dany Pedrosa, pilota di gran temperamento e di grande intelligenza tattica, cui va l’onore della seconda piazza. Guadagna il podio anche uno straordinario Ben Spies, sfortunato nell’avvio di gara per il contatto con Dovizioso, ma ammirevole nel suo inseguimento, fino a superare il proprio compagno di squadra Lorenzo, costretto a mollare il podio e soprattutto, verosimilmente, a dire addio al titolo.

Circuito "piatto" e gara monotona per la netta superiorità di Stoner e per la remissività degli avversari, Spies escluso.

Dovizioso aggancia uno scialbo quinto posto e i 17 secondi di gap da chi guida moto simile alla sua dice tutto. Simoncelli esce a testa bassa, dopo una corsa da montagne russe. Basta scusa da parte di piloti ufficiali su moto ufficiali. I valori in campo sono questi, sanciti dai tempi delle qualifiche e dai distacchi in classifica.

Un bravo a Bautista, sesto con la Suzuki davanti a fior di Yamaha, Honda e Ducati ma a … mezzo minuto dal vincitore.

Nella debacle della Ducati trancia gomme, il decimo posto di Rossi con un gap di oltre 55 secondi rappresenta l’emblema non solo di una trasferta da dimenticare ma di una situazione insostenibile. Le dichiarazioni dal Team Ducati sono la conferma di chi ha letteralmente perso la bussola. A Misano, domenica prossima, o il colpo d’ala o, poi, meglio starsene a casa. A quando uno straccio di autocritica?

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