Kel Carruthers, il “canguro” che nel 1969 riportò alla Benelli il “Mercurio alato” per la vittoria al TT e il titolo iridato della 250

Kelvin Carruthers

Dopo 42 anni, è risalito sulla Benelli GP 250 4 cilindri 4T l’ex pilota australiano Kel Carruthers. Una bella rimpatriata nell’ambito del centenario della Casa del Leoncino e nel ricordo del titolo iridato della quarto di litro conquistato nel 1969 proprio sul filo di lana da Carruthers e dalla Casa pesarese. Quella stagione fu l’ultima per il motomondiale con moto “libere”: dal 1970, i nuovi regolamenti FIM imposero una formula limitativa, fra cui il massimo dei due cilindri fino alla classe 250, una iattura per la Benelli, con la “quattro” vincente e lanciata nel progetto del duemmezzo GP … otto cilindri. Tant’è.

Carruthers arrivò alla Benelli per le sfortunate vicende di Pasolini. Kel era il classico esponente del “Continental Circus”, centauro-tuttofare venuto da Sydney per calcare le piste europee, con tanto di roulotte, moglie Jan e i due pargoli, e almeno tre moto per cimentarsi in 3-4 cilindrate diverse, per acciuffare meglio un piazzamento e ripagarsi le … spese. Buone prove all’esordio del TT con Honda e poi con Aermacchi, ottimo terzo nel mondiale 350 del ’68. Poi il “colpaccio”. Nel 1969, la Benelli era partita alla grande, battendo con Renzo Pasolini, per ben cinque volte nelle gare d’apertura italiane, la MV Agusta di Giacomo Agostini nella 350 e vincendo nella quarto di litro tricolore. La Benelli e Pasolini puntavano ai mondiali delle due categorie più attese e combattute, 250 e 350.

Ma le grandi speranze si frantumarono presto, per le due cadute di Pasolini all’esordio iridato di Jarama e poi di Hockenheim, con il conseguente forfait del riminese. Dopo il tentativo fallito di Le Mans (Walter Villa e Eugenio Lazzarini chiamati pro tempore dalla Casa di Pesaro non riescono a “coprire” l’assente Pasolini), la Benelli cerca di rispondere alla cattiva sorte ingaggiando al TT dell’Isola di Man il pluri iridato Phil Read (30 anni) e, appunto, il collaudato Carruthers (31 anni), pilota da punti e da bagnato. L’inedito binomio dominò la prestigiosa corsa, ma mentre l’inglese fu costretto al ritiro all’ultimo giro per problemi al cambio, l’australiano trionfò riaprendo la classifica generale e riportando alla Benelli il “Mercurio alato” dopo 19 anni (vittoria di Dario Ambrosini) e dopo 30 anni (vittoria di Ted Mellors).

Kelvin Carruthers
Kelvin Carruthers
Kelvin Carruthers
Kelvin Carruthers

La quarto di litro schierava allora più di 40 piloti al via, fra cui, oltre ai nominati Pasolini, Read, Carruthers, Villa, Lazzarini, gente dal calibro di Herrero, Andersson, Perris, Saarinen, Lansivuori, Grassetti, Braun, Dodds, Mortimer, Rosner, Parlotti, Bergamonti, Gould, Parlotti, Visenzi, Milani ecc.

Dopo il TT inglese, tocca a quello olandese: ad Assen, gran doppietta Benelli con il rientrante Pasolini che centra la sua prima corsa iridata davanti all’australiano. Invece ancora sfortuna a Spa-Francorchamps (nuova caduta di Pasolini e noie tecniche per Carruthers in testa fin quasi alla fine e giro record a 192,930 Kmh!) e immediata doppia risposta trionfale di Pasolini al Sachsenring (primo in volata su Santiago Herrero, con Kelvin solo quinto) e a Brno (Renzo primo in volata su Gould e Carruthers).

Di nuovo, brutto volo e ospedale per Pasolini a Imatra e successiva gran stoccata vincente di Carruthers all’Ulster. Rimanevano così le due corse finali. A Imola, per la prima volta nel giro iridato, un indiavolato Read (Yamaha), rifiutato dalla Benelli per … l’esosità dell’ingaggio, mette tutti d’accordo, con Carruthers solo secondo dopo il nuovo giro record a Kmh 155,968.

Si decide tutto, quindi, nell’ultima tappa jugoslava di Abbazia, tracciato stradale a strapiombo sul mare, affascinante quanto arduo e pericoloso. Oltre 100 mila aficionados faranno da cornice all’ultimo scontro fra Herrero-Ossa (83 punti), Carruthers-Benelli e Andersson-Yamaha (entrambi 82 punti), con l’inserimento di Parlotti-Benelli, Grassetti-Yamaha, Gould-Yamaha, Rosner-MZ ecc.

Lo spagnolo fa volare l’agile monocilindrica due tempi, guidando l’infernale carosello per i primi nove giri. Poi la pioggia rimescola le carte, con caduta di Herrero e coinvolgimento di Carruthers, che però perde … solo dieci secondi. Così s’invola Andersson, con l’altra Benelli “4” di Parlotti alle calcagna della tuta bianca dello svedese. Battaglia da giganti, con l’inserimento, a più riprese, di altri piloti e il gran recupero di Herrero (ma di nuovo “per traverso” nel finale) e di Carruthers che, alla fine, con una guida magistrale, conquista gara e titolo.

E’ il trionfo, con la folla (chi scrive queste note era lì), in pista ad abbracciare tutti i piloti e a portare in trionfo l’australiano. Un tripudio per i patrons e lo staff della Casa pesarese presenti e non, l’ing. Giovanni Benelli, il grande capo, Mimmo Benelli, già al TT con Mellors nel ’39, Paolo Benelli, figlio del grande Tonino e da sempre volano del reparto corse, il ds dal fiuto fine conte Innocenzo Nardi Dei, i tecnici “risolvi tutto” Omer Melotti e Gian Carlo Cecchini, tutti i meccanici, a brindare col Sangiovese.

La casa del leoncino ripeteva 19 anni dopo, l’exploit iridato di Dario Ambrosini, l’indimenticabile campione perito ad Albi il 14 luglio del ’51. La quattro cilindri pesarese, portata vittoriosamente al debutto nel 1962 da Silvio Grassetti, poi fatta crescere da Tarquinio Provini e da Renzo Pasolini, (Hailwood e Saarineen correranno con le 350 e 500) compiva l’ultimo miracolo.

Il mesto sorriso di Kelvin sul gradino più alto del podio chiudeva una stagione “da baionetta”, suggellando una fulgida carriera. Carruthers vincerà altri titoli, ma in altra veste. Kel: un uomo gentile, un pilota “tecnico” e “redditizio”, di forte tempra ma di sana e rara umiltà nonché indomita e genuina passione.

foto | Google Images e Motociclismo

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