Motogp "surriscaldata". Stoner multato per il "pugno" a De Puniet. E Rossi non tiene la lingua a posto ...

La vicenda, anzi le vicende, del wurm up di questa mattina a Le Mans sono l’ultimo atto (fin qui) del clima surriscaldato della MotoGP. Non è vero che nel motomondiale è sempre stato così.

C’è oramai un sottilissimo filo che tiene la MotoGP ancorata allo sport e non fagocitata dalla pressione mediatica che tutto sacrifica sull’altare del business.

I 5 mila euro di multa sanzionati a Casey Stoner per il pugno (leggero) inflitto in pista a Randy De Puniet colpevole di averlo ostacolato nel wu, sono la solita scelta pilatesca che non risolve niente. Ammesso e non concesso che il pilota australiano avesse ragione, niente e nessuno lo autorizza a farsi “giustizia” da sé, specie alzando le mani in corsa contro un avversario.

Il gesto di Stoner non può e non deve trovare alcuna giustificazione e andava sanzionato in ben altro modo. Le regole in pista e le leggi (non solo quelle sportive) devono valere per tutti. Punto.

Purtroppo la “storiaccia” di questa mattina ha avuto un altro spiacevole risvolto: la frase “spero che lo gonfi” detta da Valentino Rossi quando ha saputo che De Puniet stava andando nel box di Stoner.

Peggio del ring, che ha le sue regole. Qui siamo alla … bettola. Forse c’è a chi piace questa deriva, ma ad altri sicuramente no. Nel motociclismo non ci sono conti da regolare: c’è la lotta sportiva in pista. Solo quella conta e si deve fare, con la massima determinazione ma sempre con il rispetto, oltre che delle regole, soprattutto degli avversari. Che equivale al rispetto verso se stessi e verso gli altri. Specie verso chi ama ancora questo sport.

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