MotoGP vs WSBK: sabato a Monza la Infront dissotterra l'ascia di guerra

Paolo Flammini

Ci siamo. La Infront, società che gestisce il mondiale SBK, è sul piede di guerra annunciando per sabato alle 13 a Monza una “importantissima” conferenza stampa su “questioni rilevanti”. Non ci vuole molta fantasia per capire di cosa si tratta. Come da noi anticipato ieri, il difficile equilibrio fra i due mondiali di velocità sta per saltare. A dirla tutta, quel filo tenue alquanto ipocrita per l’indeterminatezza dei suoi confini, è già saltato, data la scelta della Dorna di ammettere nella nuova 1000 MotoGP 2012 i motori derivati dalla serie.

A meno di clamorosi dietrofront, ci sarà presto lavoro per avvocati e tribunali. Certo è che da subito i due massimi campionati rischiano di avvitarsi su se stessi e di entrare definitivamente in un vicolo cieco. La scelta della Dorna non è un “dispetto” a chi gestisce il WSBK, ma è dettata dalla crisi della MotoGP, sperando di risolverla rimpolpando la griglia di partenza con questi nuovi prevedibili arrivi (16 Team interessati a correre il prossimo mondiale con telai prototipi e motori da derivate di serie). Ma sarà solo un palliativo. Perchè la bassa competitività dei nuovi partecipanti peggiorerà il livello tecnico e agonistico delle corse, falsando i contenuti e l’immagine della classe regina.

A questo punto, ci ripetiamo: abbassare i costi è giusto e si può, non solo sforbiciando nella parte del gigantismo “coreografico” del Circus ma riconsiderando l'intera impostazione tecnologica della attuali moto e anche il rapporto fra Case e Team con il superamento del leasing, un vero capestro per le squadre.

La verità è che tutto il “giocattolo” della MotoGP è artificiosamente “sovradimensionato”: tutto (dai regolamenti) è stato gonfiato oltremisura, iniziando dal costo dei diritti televisivi, dando l’illusione (e illudendosi) di una crescita ininterrotta, una torta sempre più appetibile, sempre più grande, dai costi e dai guadagni sempre più alti. Non è così. Il dopo Rossi sgonfierà la “bolla” riportando il Circus con i piedi per terra.

Ricordiamo anche che la peculiarità della classe regina è dovuta dal tipo di moto in pista, da sempre solo prototipi, mezzi studiati e realizzati per correre nei GP del motomondiale. L’appeal della classe regina è sempre derivata dai migliori piloti in sella a pezzi “unici”, moto tecnologicamente sofisticate, soprattutto riferite ai propulsori. Già la Moto 2, dopo la decapitazione della storica classe 250, costituisce un esempio da non seguire, premessa di una vera debacle.

Ciò detto, la Infront, se ritiene di avere le giuste “pezze d’appoggio” fa bene a difendere in ogni sede i propri diritti … “calpestati”. Ma nessun tribunale può sostituire la realtà delle corse e dei campionati, anche quello della WSBK, certamente più spettacolare, ma anch’esso con evidenti segni di crisi, come dimostra, anche qui, la griglia poco folta e non tutta all’altezza.

La Infront non può arroccarsi nella difesa della originalità tecnica delle derivate di serie (?), solo vantandosi della presenza di 5-6 Case ufficiali e dello show in pista. Lo snaturamento è oggi indiscutibile, con moto che della serie hanno sempre meno. Anche la SBK così non regge. Non si deve tornare a correre con moto con la targa, ma un ritorno alle … “nobili origini”, in chiave moderna, è solo salutare.

Lo scontro che pare si aprirà fra Dorna e Infront può anche essere salutare se entrambe le società pensassero agli interessi del motociclismo e non solo ai propri. Da anni il motociclismo non ha una guida credibile e autorevole, con la FIM (federazione internazionale) nel ruolo di soprammobile: più che inutile, dannosa.

Ribadiamo che Dorna e Infront non vanno “cancellate”: vanno ricondotte al ruolo di “gestori” delle corse, togliendo loro quello di padroni assoluti. Proprio in questi giorni la Fiat (alias Montezemolo e Ferrari) è impegnata a tessere le fila di un consorzio per “superare” la gestione privatistica (e dittatoriale) di Ecclestone in Formula uno. Non è un segnale anche per il motociclismo?

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