Motomondiale, Europa addio? Il "tradimento" della DORNA, il "letargo" della FIM

Piloti MotoGP 2011

In un mondo globalizzato in crisi, la Dorna continua nella sua strategia espansionistica internazionale, cercando nuovi lidi per il motomondiale. Che c’è di male? Se non ci si limita all’apparenza, si vedrà che la logica della Società che gestisce il Circus iridato non è priva di limiti e contraddizioni.Carmelo Ezpeleta, infatti, con una mano dà e con l’altra mano toglie. L’ultima “conquista” del CEO Dorna è il Texas, dove ad Austin, dal 2013, il motomondiale correrà per i prossimi dieci anni.

Si arriverà ad avere tre Gran Premi negli USA (poco o nulla interessati al motomondiale) o già Laguna Seca e/o Indianapolis sono pronte a dare forfait per difficoltà economiche? Dal punto di vista della dislocazione geografica, se venisse confermato questo quadro, si avrebbero quattro GP in Spagna e tre GP in Usa. Ma la questione è tutt’altro che geografica. Trattasi esclusivamente di business (in primis della Dorna), dove il motomondiale è per lo più uno strumento per interessi di società private e non più un campionato espressione di uno sport che è volano promozionale per l’industria e show per appassionati-utenti.

Tant’è che, dopo Losail (bella e vuota la notte del deserto …) si parla di nuovi sbarchi del motomondiale in India e in Sud America, oltre al tentativo di un ritorno in Cina, dopo i recenti flop. Di contro, nella vecchia Europa, culla e patria del mondiale (nonché zoccolo duro del mercato e degli appassionati) si continua a decapitare circuiti storici, profondamente radicati e spettacolari. Dal prossimo anno, dopo Brno, probabilmente sarà cancellato dal calendario anche il (nuovo) Sachsenring, perché gli organizzatori non sono in grado di pagare il super malloppone (si passa da due a quattro milioni di euro annui!) chiesto dalla Dorna per la corsa.

Di fatto, gli organizzatori tedeschi, oltre a ritenere ingiustificate e insostenibili tali richieste, si rifiutano di sottostare alla Dorna, che però ha il “coltello” dalla parte del manico. E lo usa.

E’ una storia già vista, ad esempio con gli organizzatori di Salisburgo (Austria) e di Spa-Francorchamps (Belgio) e anche di Abbazia e/o Rijeka (ex Jugoslavia), tutti circuiti straordinari e sempre stracolmi di pubblico. La questione della sicurezza è la solita balla per celare ben altri nodi, che erano e restano di ordine finanziario. Non era certo impossibile dare a quei tracciati, con opportune modifiche, (chicane ecc), la funzionalità richiesta dagli attuali regolamenti.

E’ che la Dorna ha voluto usare da subito il pugno duro, nella logica di colpirne uno per educarne cento. Ma i tempi delle vacche grasse sono finiti ed è tutto da dimostrare che le nuove praterie siano più verdi di quelle vecchie.

La giostra iridata è un castello costruito sulla sabbia, sempre più costosa per organizzatori, Case e Team e sempre meno valida sul piano tecnico e agonistico. A guadagnarci, fin qui, è solo la Dorna. Poi i piloti (solo i super big), qualche Team (oramai con l’acqua alla gola) e le … umbrella girls. E’ però certo che a perderci sono gli appassionati e il motociclismo tutto, industrie e aziende collegate comprese.

Il motomondiale, senza l’Europa rappresentata dai suoi circuiti storici, non regge. Togliendo un frutto dopo l’altro, l’albero del grande motociclismo europeo si sta spogliando. E la FIM, sempre assente e compiacente, non si sveglia dal colpevole letargo. Ma anche i soprammobili, col tempo, vanno a pezzi.

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