CIV, il via a Misano. Ma la fiamma del "tricolore" non ... accende la passione

Domenica scatta a Misano il CIV, cioè il massimo Campionato Italiano di Velocità. Per i più, la sigla CIV è ignota e incomprensibile, simbolo poco attraente di un Campionato (purtroppo) quasi clandestino, non seguito dal grande pubblico e dai media. E’ così da anni, ma non è stato sempre così. Per decenni il “tricolore” è stato la bandiera portante del motociclismo italiano, esempio nel mondo di una formula vincente, con corse spettacolari e con pieni di folla e grandi riscontri sui mass media. Basta scorrere l’albo d’oro per dare risposta a tante domande che da troppi anni non trovano risposta.

Il Campionato di velocità “seniores” non è nato … ieri, essendosi disputato per la prima volta nel 1919! A vincere furono sempre grandi campioni: Nazzaro, Varzi, Ruggeri, Nuvolari, Ghersi, Tonino Benelli, Moretti, Bandini, Brusi, Serafini, Aldrighetti, Rossetti, Pagani, Pigorini, Tenni, Milani, Sandri, Ambrosini, solo per citarne alcuni fino al 1939 (vittorie di Rossetti (Benelli 250), Bernardoni (Norton 350), Lama (Gilera 500).

Dopo la parentesi bellica, si riprese nel 1946 (vittorie di Martelli (Guzzi 250) e Pagani (Gilera 500). A seguire il fior fiore dei nostri campioni che hanno fatto la storia del motociclismo mondiale: ancora Ambrosini e Tenni, poi, per non ripeterci, Lorenzetti, Bertacchini, Masetti, Ruffo, Ubbiali, Pagani, Milani Alfredo, Mendogni, Agostini Duilio, Provini, Liberati, Montanari, Colnago, Spaggiari, Bandirola, Venturi, Villa Francesco e Walter, Brambilla Ernesto, Grassetti Silvio, Agostini Giacomo, Bergamonti, Pasolini Renzo, Parlotti, Bertarelli, Jeva, Mandracci, Cocchi,, Lazzarini, Lusuardi, Buscherini, Toracca, Lega, Bianchi PP, Proni ecc.

Fino al 1975, perché poi inizia una nuova epoca, quella che, fra pochi acuti e molti bassi, giunge fin qui. Il clou del Campionato italiano, (che normalmente iniziava il 19 marzo a Modena e terminava ad ottobre a Ospedaletti-San Remo e quindi anticipava il motomondiale, in primavera, dandogli una coda finale, in autunno) è quello denominato “mototemporada”, dicitura riproposta pomposamente negli ultimi anni, non certo con i risultati degli anni precedenti.

Dagli anni ’50 fino agli inizi degli anni ’70, il motociclismo diventava un appuntamento fisso che portava (specie sui circuiti stradali della riviera adriatica) per molti week end, decine di migliaia di appassionati di ogni età e condizione: famiglie intere, a seguire le corse dal vero, divenute un vero e proprio rito, da vivere in un esaltante tifo collettivo, tutti insieme, corridori e sportivi, a girare sulla stessa giostra della comune passione.

Modena, Riccione, Rimini, Cesenatico, Cervia-Milano Marittima, Pesaro, Imola, con gli extra di Monza, Vallelunga, Enna, Ospedaletti erano tappe “obbligate” per gustare un piatto saporitissimo dal menù prelibato, con tutti i piloti italiani sfidati dai big del motomondiale: Surtees, Duke, Mc Intyre, Phillip, Redman, Hocking, Artle, Minter, Handersson, Degner, Hailwood, Read, Ivy, Saarinen, Lansivuori, Sheene, Cecotto, Smart, Nieto, Braun, Carruthers, Roberts, Lawson ecc.

Anni d’oro, duelli epici, giornate memorabili, discussioni infinite che alimentavano uno sport dove lo spettacolo doveva misurarsi sempre con il rischio e la tragedia. E’ così che si arriva alla giornata funesta di Riccione del 4 aprile 1971, con la morte di Angelo Bergamonti ed è così che fra polemiche, sussulti e isterismi si arriva, nel 1972, a porre l’alt finale alla giostra esaltante della “mototemporada”.

Giusto, sbagliato? In 20 anni sui circuiti cittadini vi furono due incidenti mortali. Dopo lo stop del ’72, ci fu la doppia tragedia di Monza del 1973, per non ricordare tutte le altre nel motomondiale.

All’epoca fu preso in esame un periodo di cinque anni di corse sui tracciati cittadini, settanta ore di corse per 8500 Km con la partecipazione di 1700 piloti: un incidente mortale. Si fece la comparazione con i circuiti permanenti e soprattutto con quel che già avveniva allora su 8500 Km di strada normale in settanta ore …

Ma la lampadina fu spenta. E oggi la F 1 di auto corre su circuiti cittadini da … paura e anche certe corse di moto, non scherzano. Tant’è. Così finì un’epoca, l’epopea del motociclismo Made in Italy. Come rinverdirne le gloriose gesta?

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