Motomondiale, in crisi gli italiani in 125. Quando Nello Pagani dominava ...

Nello Pagani nel 1949

La centoventicinque sarà anche al canto del cigno, ma non è mai successo nella storia del motomondiale di questa cilindrata una presenza di piloti italiani così sguarnita e insignificante. Se due più due fa quattro, se cioè la “ottavo di litro” è sempre stata la cilindrata di formazione per selezionare e far crescere grandi campioni per la classe regina (Valentino Rossi docet), il futuro del motociclismo italiano è davvero preoccupante.

Torneremo presto ad analizzare i motivi di questa debacle. Qui si vuole ricordare il periodo delle “vacche grasse”, anzi proprio l’inizio del motomondiale, nel 1949, quando fu proprio un corridore italiano, Nello Pagani, vicino ai 40 anni, a fregiarsi del primo titolo di campione del mondo della 125. Il milanese, classe 1911, fu così il primo italiano campione del mondo, insieme all’altro fuoriclasse, il veronese Bruno Ruffo (Guzzi), primo iridato della 250.

L’avventura del motomondiale era iniziata il 13 giugno 1949 al Tourist Trophy dell’isola di Man, con il dominio di piloti inglesi. Ma dopo due settimane, nella foresta del Bremgarten per il GP di Svizzera, l’inno di Mameli torna a risuonare, con il primo trionfo di Pagani nella 125 (sei italiani ai primi sei posti!) e di Ruffo (Guzzi Gambalunghino) nella 250, dopo uno spettacolare braccio di ferro con il cesenate Dario Ambrosini (Benelli).

Nello Pagani nel 1949
Nello Pagani nel 1949

Per capire meglio di che pasta fossero quei centauri “scavezzacollo”, si deve ricordare che Pagani correva contemporaneamente anche in 500 (prima con la Gilera “Saturno” monocilindrica, poi con la “quattro” di Arcore) e solo per una … svista dei commissari (fu assegnato ingiustamente il punto per il giro veloce a Leslie Graham) perse il titolo della massima cilindrata proprio per quel misero punticino “regalato” al grande campione della AJS bicilindrica.

Ma Pagani, pilota coriaceo e gran signore, accettò il fatto con filosofia, mai recriminando, proiettandosi verso una fantastica carriera. Nello è stato, oltre il pilota più longevo in attività (30 anni ai vertici), anche il più vittorioso, con oltre 300 successi: record imbattuto!

Aveva debuttato nel 1927, a soli 16 anni, in sella ad una Orione 125. Nello fu davvero pilota eclettico e versatile, dalla mentalità vincente, oltremodo rigoroso e persino intransigente con se stesso, volava sul bagnato, grande stilista come l’altrettanto grande Bruno Ruffo, vinse di tutto e corse in ogni categoria e tipo di gara e con Marche differenti: Orione, Ancora, Miller, MM, Morini, Guzzi. Gilera, Mondial, MV Agusta. Tentò, non con poche soddisfazioni, anche l’avventura sulle quattro ruote su Maserati.

Conquistò due record mondiali di velocità (5, 10, 50, 100 Km e dell’ora: Monza 1938), cinque titoli di campione italiano, una Milano-Taranto, il titolo iridato 125 del ’49, vittorie iridate e di corse internazionali a non finire, forse il rammarico per qualche titolo iridato perso solo per jella. Aveva conquistato il primo titolo tricolore nel 1934 con la Miller 250 e l’ultimo, diciassette anni dopo, nel 1951, con la Gilera 500.

Costruiva “da fermo” la sua preparazione, curando con meticolosità unica ogni particolare delle moto e anche di se stesso: passava ore sulla moto da corsa sul cavalletto, davanti allo specchio, per “fondersi” con la propria cavalcatura. Uno dei tanti particolari che poi Nello ritrovava in corsa, dimostrando intelligenza tattica unica, mietendo successi a non finire.

A fine carriera, nel ’56, il conte Agusta lo chiamò a dirigere la sua famosissima squadra. Pagani si distinse per sette anni anche in quel delicato ruolo, riconosciuto “capo” sul campo e benvoluto da corridori e meccanici. Puntava al risultato, ma lo faceva senza arroganza, spronando tutti con la forza dell’esempio, dialogando alla pari con gente che è nell’albo d’oro del motociclismo internazionale. Fu proprio Nello, a portare sui bolidi di Cascina Costa, un certo ... Mike Hailwood, a guidare gente dal calibro di John Surteees e Gary Hocking. Come dire, quando il fiuto paga.

Gli stava stretto il nome, Cirillo, per cui tutti, rispettosamente lo chiamavano Nello dagli occhi “azzurri”, il “pittore”, per come pennellava i curvoni. Uomo pacato, ragionatore, prototipo del campione che usava il pugno di ferro con guanti di velluto. Nello Pagani, in pista non temeva nessuno. Perché rispettava utti, per primo se stesso: nelle corse come nella vita.

foto | motoclub game

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