Max Biaggi, a Donington "capolavoro all'incontrario." Ma ...

Max Biaggi

Il “Corsaro” esce da Donington con la bandiera nera con le vele ammainate e gli artigli spuntati. Confrontare il podio di Donington del 2009 (al debutto con la RSV4) con il “disastro” di questa edizione 2011 equivarrebbe a dire che Max Biaggi ha imboccato a gran velocità il tunnel di fine carriera. Per di più, la debacle odierna sul tracciato inglese giunge dopo la prima tappa positiva di Phillip Island e dopo che anche in questo secondo round iridato la competitività dell’Aprilia non è stata scalfita.

Le quattro cilindri della Casa di Noale non hanno quella superiorità invocata da non pochi commentatori per togliere valore alle performance 2010 di Biaggi, ma mantengono un elevato livello di competitività, come dimostrato anche oggi dalla gara di Camier e dagli sprazzi di Haga. Allora? Allora Biaggi a Donington ha fatto il capolavoro all’incontrario, dando il peggio di se stesso, in pista e fuori. Il pilota romano non può sottovalutare quel che è accaduto nel GP inglese: deve rivisitare il suo operato di questi giorni, con realismo e freddezza.

Ciò detto, se oggi si dovesse mettere in croce uno come Biaggi, allora di croci ne servirebbe più di una. E se bastasse un week end nero per affermare che un pilota è finito, la lista sarebbe lunga, a cominciare dalla miserrima griglia di partenza della MotoGP. Biaggi non è un pilota finito. E’ un pilota complesso, dal carattere “permeabile”, troppo sensibile agli umori e alle forzature dell’ambiente, persino ingenuo: sotto la maschera dell’arroganza svela una fragilità addirittura disarmante e passa spesso dalla ragione al torto. Insomma, è uno che non poche volte se le va a cercare.

Ciò nulla toglie al valore di un pilota che era e resta un fuoriclasse, uno dei grandi manici del grande motociclismo italiano. Max ha dimostrato, quando ha voluto dimostrarlo e quando le condizioni lo hanno permesso, di essere straordinariamente competitivo e di poter lottare per il podio, per la vittoria, per il titolo. Basta sfogliare gli albi d’oro, fare parlare i fatti, non le proprie simpatie o antipatie.

Per anni, Max ha tenuto alta nel mondo la bandiera del motociclismo italiano e ha fin qui esaltato una SBK di cui sono noti i grandi motivi di interesse tecnico e agonistico. Solo chi è a digiuno di corse o è in malafede può dire il contrario.

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