MotoGP: Lorenzo il “Magnifico”, l’anti Marquez!

Jorge Lorenzo si sta allenando per preparare al meglio la nuova stagione. Dopo 8 vittorie nel 2013 riuscirà ad avere la meglio su Marquez e su Rossi?

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La corona iridata cinge il capo di un solo pilota ma nel 2013 Jorge Lorenzo avrebbe meritato il titolo della MotoGP ex aequo con Marc Marquez, il rookie spagnolo capace di vincere al primo assalto il mondiale della classe regina.

Se Marquez è stato il fenomeno 2013, fenomenale è stato il ruolino di marcia di Lorenzo, con otto vittorie (cinque vittorie nella seconda parte della stagione!), cioè una sola gara in meno dei due hondisti Marc e Pedrosa insieme.

Marquez ha strameritato il titolo ma Jorge, ugualmente, avrebbe meritato la stessa corona iridata, non fosse altro per quell’epico quinto posto di Assen, ottenuto dopo la clavicola fratturata nelle prove di giovedì e la conseguente via crucis. Subito dopo, però, il buio del Sachsenring, una bravata nei primi minuti del secondo turno delle prove libere, con nuovo volo e gran botta sulla clavicola già operata pochi giorni prima, il forfait dal GP tedesco e una presenza poco più che formale nella successiva corsa di Laguna Seca. In quella fase estiva Jorge ha perso il titolo iridato.

Oltre ad essere un fuoriclasse in pista, Lorenzo è anche un gentleman o, se aggrada di più, un pilota che, pur non bucando lo schermo come Valentino, usa però bene l’arte della diplomazia, capace di interpretare positivamente l’evolversi delle situazioni (non si fece travolgere dal “muro” imposto da Rossi nel box Yamaha quando il “Dottore” dettava legge e non ostacolò poi il ritorno del ... figliol prodigo pesarese nella Casa dei tre diapason), nonché riconoscere i meriti altrui, come quelli di Marquez, cui il maiorchino darebbe il “pallone d’oro” o la “moto d’oro” per la straordinaria stagione 2013.

Jorge è oggi, a 26 anni, il pilota più completo, lo sfidante numero uno del 20enne Marquez, ha tutti i mezzi personali e tecnici per giocarsi il titolo della MotoGP 2014, alla pari con il più giovane connazionale. Jorge non ha mai avuto vita facile in pista, pagando sempre un caro prezzo i propri errori, con cadute che, specie agli inizi in MotoGP, hanno sempre lasciato il segno. Quando - a dir la verità in tempi molto rapidi - il maiorchino ha raggiunto la piena maturità e una invidiabile sicurezza in pista (le brutte cadute sopra ricordate di Assen e del Sachsenring della passata stagione sono la classica eccezione che conferma la regola), pronto a diventare l’erede di Valentino Rossi, si è trovato davanti il fenomeno Marquez.

Non fu così per Tarquinio Provini che dopo il forfait del “nemico” Carlo Ubbiali si trovò di fronte un certo Giacomo Agostini? Non fu così per lo stesso super asso di Lovere che dopo il passaggio di Mike Hailwood alle 4 ruote si trovò in pista Jarno Saarinen? Sono solo due esempi dei tanti possibili nel motociclismo, come in tanti altri sport.

Nel 2013 Jorge è stato capace di tener testa al “ciclone” Marquez, non si è fatto travolgere dal nuovo fenomeno rispondendo colpo su colpo, da solo, non potendo mai contare sull’appoggio del compagno di squadra Rossi, mai inseritosi realmente nella lotta di testa. Ai mille show “irriverenti” di Marc, ai suoi traversi e alle sue staccate da motard, alle pole, ai podi, alle vittorie conquistate con una classe, una determinazione, uno spettacolo da incorniciare, Jorge ha risposto con una tattica e una strategia da campionissimo consumato spremendo se stesso e la sua M1 come limoni, usando la mano d’acciaio in guanto di velluto e non disdegnando la baionetta rovente col colpo in canna.

La fiocinata di Marquez a Jerez 2013 fece solo bene a Lorenzo, mantenendo una guida lineare e morbida ma stimolandolo nel corpo a corpo sempre più rovente e rendendo al rivale pan per focaccia proprio sul suo terreno preferito, il duello alla baionetta. Mentre Valentino ha sempre faticato a prendere le misure della M1, Jorge l’ha “indossata” come un vestito su misura. Anche nel 2013 il punto di forza della M1 è stato nel suo equilibro generale, pur pagando alla Honda qualcosina in staccata e in accelerazione. La Yamaha deve ringraziare il maiorchino che ha saputo sopperire spesso con il suo gran manico alla (leggera) inferiorità delle Honda e deve anche rendergli onore per la 200esima vittoria nella classe regina ottenuta magistralmente da Jorge a Motegi, proprio in casa Honda.

Lorenzo è deciso a riconquistare il titolo iniziando a fare ciò che fece nella prima di Losail 2013: un trionfo, a conferma dello straordinario livello di maturità agonistica e psicologica raggiunta. E come non ricordare la giornata radiosa del Mugello? Il pilota della Yamaha che risorgeva centrando la terza vittoria consecutiva al GP d’Italia in MotoGP. Un capolavoro: classe, concentrazione, determinazione riportavano il maiorchino in piena corsa nel mondiale. E fra i due galletti (Jorge e Valentino) nel pollaio Yamaha non c’è stata più storia, con il maiorchino “capitano”.

Ora, in questa nuova attesissima stagione alle porte, da Valentino Rossi ci si aspetta il … miracolo della resurrezione ma è chiaro che la carta solida della Yamaha, l’asso in mano da giocare, è rappresentato da Jorge Lorenzo. Nel 2013, quando la M1 sembrava quasi fuori gioco si riprendeva invece la scena (e la vittoria) con perentorietà, ma non c’è dubbio che strada facendo l’elastico si è allungato a favore delle moto dell’Ala dorata, con Jorge costretto ad impegnarsi oltre … misura. Dal primo test del prossimo 3 febbraio si misurerà il lavoro invernale, se le due maggiori Case iniziano il mondiale sullo stesso piano. A fine 2014 scade anche il contratto di Jorge ed è bene per la Yamaha – con Rossi probabilmente out nel 2015 - tenerselo ben stretto.

Il maiorchino giura fedeltà alla Casa di Iwata. Ma, si sa, anche i grandi amori non sono eterni.

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