Valentino Rossi 2014, è l’anno del miracolo?

Valentino Rossi deciso a puntare al podio ad ogni gara. Il 2014 sarà davvero il suo anno?

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La MotoGP 2014 si apre con la volontà di Valentino Rossi “Di puntare al podio in ogni gara ” ma anche con la possibilità di abbandonare le corse a fine stagione “Se non sarò competitivo”. Forte e chiaro.

Il nove volte campione del mondo, alla sua quattordicesima stagione nella classe regina, è giunto al bivio della sua radiosa carriera: o torna ad inserirsi stabilmente nel poker d’assi lottando alla pari con i superassi spagnoli Marquez, Lorenzo, Pedrosa conquistando podi, vittorie e - perché no – quell’agognato decimo titolo iridato o mestamente si limita a giocare di rimessa cercando di sfruttare la situazione affidandosi ai guai .. altrui e alla buona stella.

La bella e unica vittoria 2013 di Valentino ad Assen (non un trionfo perché ottenuta anche grazie alle vicissitudini dei suoi avversari diretti) è stata la classica rondine che non fa primavera, sintesi di una stagione in recupero rispetto alle due disastrose precedenti con la Ducati ma, con il quarto posto finale, ben al di sotto delle aspettative personali e della competitività della Yamaha, moto che ha permesso al compagno di squadra Jorge Lorenzo di portare a casa vittorie e podi a ripetizione e lottare per il titolo con Marc Marquez fino all’ultima gara.

In MotoGP, si sa, tutto conta, a cominciare dalla condizione psicologica del corridore, capace di fare miracoli inattesi e, all’opposto, di perdere battaglie date troppo presto per vinte. Rossi, oltre che fuoriclasse innato e geniale interprete del motociclismo-show, è da sempre un “maniaco” perfezionista, sul piano tecnico, sul piano psicologico e su quello dell’immagine.

Il pilota pesarese, nel 2013, è stato protagonista di forti cambiamenti: ha modificato la propria guida con uno stile più aggressivo lasciando scivolare ancor di più la moto in curva e privilegiando la percorrenza e l’uscita di curva più della staccata, ha avuto un diverso approccio – ben più diplomatico - nei confronti del compagno di squadra Lorenzo – di fatto accettandolo come “capitano” - e mai ha incrociato polemicamente le lame contro il nuovo mattatore Marquez riconoscendone le straordinarie qualità e cercando anche di accreditarlo come suo … delfino, comunque come il continuatore di se stesso. Esattamente l’opposto di quanto fatto da Valentino “rottamatore” nei confronti di Biaggi, Gibernau, Stoner ecc.

La carta della sostituzione di Jeremy Burgess con Silvano Galbusera – due maghi di assoluta qualità – è, appunto, di ordine psicologico, non tecnico, in quanto Valentino pretende (giustamente) il totale appoggio e la incondizionata fiducia in chi lo segue, a cominciare dal suo capo tecnico. Mentre il primo oramai riteneva Rossi un “outsider” di lusso, il secondo insiste nel ritenere il nove volte iridato all’altezza dei tre avversari spagnoli, pronto a giocarsi podi, vittorie e titolo. Come sempre sarà il cronometro, sarà la pista a dare il responso.

Comunque vada, Rossi resta Rossi, non solo per i suoi titoli e le sue vittorie e per quanto ha dato al motociclismo proiettandolo in una dimensione planetaria fuori dagli steccati degli appassionati, ma per ciò che oggi ancora rappresenta. Alla stessa fulgidissima stella del nuovo fenomeno Marquez, King Rossi non aggiunge nuova luce ma dà quel tocco di nobiltà che trasforma un giovane pilota in mito, una corsa in un evento, un campionato in una epopea. Ciò vale anche per condottieri dal valore di Lorenzo e di Pedrosa.

Ma c’è di più. Il motociclismo ha ancora bisogno di Valentino competitivo in pista: non è pronto al contraccolpo di un forfait che renderebbe orfano l’intero motomondiale. Piaccia o no, è così. Certo, la legge dello sport non perdona: ovvio che Rossi non è più quello di prima, ma ciò non toglie che si possa sopperire con la volontà e l’esperienza, con la raffinatezza tattico-strategica, a una minor aggressività.

E’ questa la carta che Valentino giocherà, senza l’ossessione del … risultato. Con la serena consapevolezza di dover compiere semplicemente un … miracolo.

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