SBK, rivoluzione annunciata. Un passo avanti o due passi indietro?

La rivoluzione del Mondiale SBK promessa dalla DORNA è partita. Nuovi regolamenti e nuovi punti interrogativi.


Le bocce non sono ancora completamente ferme, ma la rivoluzione del mondiale SBK promessa dalla DORNA è partita. Quanto meno così pare, con i nuovi regolamenti che promettono di rivoltare la WSBK come un calzino.

Motoblog ha già affrontato la questione, ma l’approfondimento è utile per capire come la via intrapresa porti davvero a una “nuova” Sbk: uno snaturamento insensato o un doveroso ritorno alle origini?

Il regolamento impone modifiche non secondarie di vario tipo che qui ricordiamo solo per la cronaca. Sul piano tecnico-commerciale, il tetto massimo di 8 motori per stagione per ogni pilota, l’”obbligo” (?!) alle Case di fornire a un prezzo minore (quale?) il pacchetto moto/ricambi/assistenza, comunque un impianto frenante e kit sospensioni a metà prezzo di quello attuale. Sul piano organizzativo, per la valorizzazione dell’immagine (tv), ci sarà il cambio di orario, con start anticipati: gara 1 alle 10.30 e gara 2 alle 12.30.

I motivi sono arcinoti e, di fatto, dal passato c’è una differenza di mezz’ora in meno fra le due manche. Arcinoti sono anche i rischi di tale scelta, specie in caso di caduta di un pilota in gara 1. Inoltre fa notizia l’eliminazione della Superpole, che lascia spazio a qualifiche tipo MotoGP. Ha ragione l’ex pilota oggi (ottimo) commentatore tv Mauro Sanchini: “SBK, niente più Superpole? Ma è come dire niente più ragù nella pasta, niente più pedalò a Riccione, niente più vino con la carne! NON è più SBK!”. Già.

Ma questo è niente in confronto alla vera rivoluzione. Quale? Nel 2014 in pista, oltre alle tradizionali moto simil prototipi, ci saranno le nuove EVO, cioè moto apparentemente Sbk ma con motori ed elettronica da regolamento Superstock. Corsa unica fra i due tipi di moto, ma classifica, podio, conferenza stampa separate.

L’obiettivo è chiaro: entro il 2016 (o addirittura prima?) nel mondiale SBK parteciperanno esclusivamente moto di tipo EVO (cioè Superstock), con l’addio alle moto di oggi, quasi prototipi da Gran Premio. L’intento è quello di una forte riduzione dei costi inducendo più Case costruttrici a scendere in campo con moto di stretta derivazione dalla produzione di serie.

Più moto in pista, più moto dello stesso livello di competitività, più spettacolo, più pubblico negli spalti e davanti alla tv, più sponsor, più soldi: questi gli obiettivi. Forse sarà così.

In epoche ben diverse, per esempio in Italia ebbero gran fortuna dal dopoguerra ai primi anni ’70, le corse “juniores”, con moto sport (addirittura con targa piegata e fanale nascosto…),e tante Case impegnate: Ducati, Gilera, Mondial, Bianchi, Morini, Motobi, Benelli, Aermacchi, Rumi, Parilla ecc., una prima palestra in pista per i giovani: da quel vivaio uscirono ad esempio Ubbiali, Provini, Mendogni, Liberati, Venturi, i fratelli Villa, Grassetti, Tassinari, Zubani, Mendogni, Pagani A., Bergamonti, Pasolini, Agostini ecc. Negli altri Paesi era più o meno lo stesso.

Ma c’è un … “ma”. Questa Sbk con moto lontane dalla serie ha avuto appeal grazie anche alla presenza in pista di grandi e famosi piloti, spesso provenienti dall’altra sponda, quella del mondiale Grand Prix, la 500 prima e poi la MotoGP (Max Biaggi su tutti). Questi grandi piloti erano attratti (anche) dal livello e dal tipo di moto da guidare, es. l’Aprilia.

Avrà lo stesso interesse, un domani, un Valentino Rossi a passare dalla MotoGP alla Sbk gareggiando con una Superstock? Evidentemente non basta cambiare i regolamenti tecnici, occorre cambiare filosofia delle corse iridate delle derivate di serie. Moto diverse, più vicine alle supersportive stradali, e piloti meno “blasonati”, giovani e giovanissimi (l’esempio della Moto 3?) da far crescere e da lanciare, non più “matusa” in cerca di una alternativa dopo essere stati scaricati dalla MotoGP e dintorni. C’è un’altra strada?

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