BMW S1000RR vs M3 Cabrio: il video confronto in pista

BMW S1000RR vs M3 Cabrio; ennesima sfida moto vs auto, ma questa volta tutta in casa. L'urlo del 4 cilindri da 193 cv contro il boato del V8 da 420 Cv; 6 ruote, 12 cilindri, 5000 cc e 613 Cv di potenza: un confronto serratissimo su strada ed in pista a colpi di pinne traversi e burn out. Godetevi il video

Nuovo capitolo nell’eterna sfida fra auto e moto: i quesiti che ci poniamo rimangono gli stessi, sono più veloci le due o le quattro ruote? E’ più coinvolgente l’auto o la moto? Confronti che mettono testa a testa mezzi meccanici straordinari come la BMW M3 Cabrio e la BMW S1000 RR, invece di estinguere i dubbi, ne generano di nuovi… Non fraintendeteci, da questo test ne siamo usciti estremamente soddisfatti per i risultati ottenuti e strabiliati dall’eccellenza prestazionale dei valori in campo. Ed è proprio questa eccellenza a rendere difficile il compito dei tester quando si “mettono i voti in pagella”.

Si tratta di un derby giocato tutto in casa BMW: se le differenze fra i due mezzi a livello concettuale, meccanico e strutturale sono molte, altrettanti sono i punti di contatto; a cominciare dalla filosofia motoristica: la M3 mutua dalla sua parente a due ruote le velleità di rotazione quasi motociclistiche del suo V8 atmosferico. Entrambe inoltre fanno del vento un elemento essenziale nell’esperienza di guida, che sulla M3 viene dispensato come una piacevole brezza tra i capelli, mentre sulla S1000 influenza in maniera determinante la postura di guida.

Altro punto di unione fra i due progetti è la sofisticazione del comparto del cambio, che sulla M3 si esprime attraverso un’unità automatica con doppia frizione capace di cambiate assolutamente istantanee, mentre sulla S1000 l’evoluto cambio elettronico permette di passare da un rapporto all’altro mantenendo il gas “spalancato” e assicurando sensazioni assimilabili ad una sbk di qualche anno fa.

Una gara di bravura fra i tecnici BMW

BMW M3 VS S1000RR test

Quella fra M3 e S1000 si può quindi considerare come una gara di bravura fra gli ingegneri della Casa bavarese. Una competizione oltremodo speciale se si considera che la E93 è la prima M3 (e forse l'ultima!) della storia a montare un’unità propulsiva ad otto cilindri, una caratteristica che la rende ancora più affascinante se si considera che la nuova M3 F30 adotterà nuovamente un motore sei cilindri in linea e per di più sovralimentato. La S1000 RR è invece la moto che ha letteralmente sconquassato la “polarità” tutta giapponese delle superbike presenti sulla piazza, facendo tremare con un brivido lungo la schiena anche la concorrenza italiana di Aprilia e Ducati.

Andando a memoria, non si è mai verificato che un costruttore, all'esordio in tema di supersportive, riuscisse ad architettare una due ruote di questa caratura al primo colpo. Alla S1000 RR, va infatti il merito di aver letteralmente ridefinito gli standard prestazionali e tecnologici della categoria di appartenenza, un fenomeno reso possibile anche dalla decisione di non scendere a compromessi con il comfort e la guidabilità stradale nell’ambito della progettazione: la definizione di “moto da corsa con targa e fanali” non è mai stata così appropriata. In ultima analisi non si fatica a definire la S1000 RR una moto bella e dannata: se da un lato il celebre motivo asimmetrico tipico delle BMW Motorrad è tutto racchiuso ed esaltato nelle forme slanciate ed accattivanti della supersportiva tedesca, dall’altro essa si è dimostrata ad oggi incapace di trionfare nell’ambito del campionato Superbike, dal quale si ritirerà il prossimo anno.

Su strada le posizioni ingegneristiche prese dai tecnici BMW per la S1000 RR, si traducono in un mezzo tendenzialmente rigido, a tratti nervoso, la cui immagine è assimilabile a quella di una belva inferocita rinchiusa in gabbia. E se su strada la due ruote tedesca sembra insofferente alle condizioni dei nostri asfalti e del traffico urbano, l’altro capolavoro di BMW, la M3, si configura come uno delle auto più straordinarie mai prodotte in termini di poliedricità: il suo abitacolo è comodo, capace di coccolare i suoi fortunati occupanti sia nella guida cittadina che in quella autostradale; in grado di caricare le buste della spesa così come abbastanza spaziosa per affrontare un viaggio ed altrettanto mansueta per accompagnare i figli a scuola. Se a tutto questo si aggiunge la possibilità di viaggiare a cielo aperto, il risultato finale supera davvero la somma delle sue qualità. Tutto questo con uno styling che sa rimanere ancora discreto ed identificabile solo all’occhio dell’intenditore.

Ma provate a regolare le sospensioni elettroniche della M3 nella loro configurazione più rigida, settate la trasmissione nella modalità più veloce di cambiata, scegliete il grado più sportivo di risposta di sterzo e motore; e se vi è ancora avanzato un pezzettino di fegato, disattivate gli ausili elettronici… A questo punto vi ritroverete fra le mani una vettura che racchiude nel suo genoma il significato più puro della parola Motorsport: il divertimento di guida, lo stesso piacere che è diventato motto e vanto della Casa bavarese. E’ qui che emerge il vero spirito della M3, un’auto che nella sua dinamica di marcia, garantisce una precisione di guida da sportiva di razza ad una nota di piacevole follia intrinseca nella sua propensione ad andare “di traverso”. La sfida che la BMW M3 lancia al suo guidatore è quella di trasformarsi in un abile acrobata, capace di camminare su quel sottilissimo filo intercorrente fra la guida pulita “cronometro alla mano” e l’appagante guida in sovrasterzo: un “limbo dinamico” in cui la M3 tira fuori il meglio di se stessa e del suo pilota.

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