MotoGP Brno, qualifiche ai “privati” Crutchlow e Bautista. Marquez in prima fila. Rossi arranca. Buio Ducati

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ma, qui nel classico tosto saliscendi di Brno, chi sono i duri?


Le ultime qualifiche non rimettono infatti i puntini sulle “i”: dopo gli exploits degli outsider di lusso Stefan Bradl e Cal Crutchlow nelle FP2 e nelle FP3, la risposta dei big negli ultimi 15 minuti infuocati non c’è stata, tant’è che è Crutchlow a conquistare meritatamente una stupenda e perentoria pole (1’55.527) bruciando il precedente record della pista (Lorenzo 2012 in 1’55.799), davanti a Bautista (+0.227), succhiaruote (quelle di Marquez) ma comunque capace di conquistare un secondo miglior tempo di grande valore.

Insomma, in vetta ci sono due piloti in sella a una Yamaha e a una Honda “clienti”, che la dice lunga sulle reali competitività di questi mezzi (e dei rispettivi piloti), quanto meno nel giro secco.

A dirla tutta, Crutchlow salva l’onore della Yamaha (solo quinto, sesto, settimo tempo) qui data per favorita, mentre Marquez, terzo tempo (+0.336), salva l’onore dei big, per un soffio davanti a Pedrosa (+0.341) guardingo, a Lorenzo ingarbugliato nel finale nella pit line (+0.422) e a un sempre più convincente Bradley Smith (+0.487), davanti al ... 9 volte campione del mondo.

Per Pedrosa e Lorenzo si accende la spia gialla: una nuova affermazione di Marquez potrebbe chiudere – se non altro sul piano psicologico – ogni possibilità di riagganciare il rookie della Honda. Di certo sia Jorge che Dani venderanno cara la pelle.

Ancor peggio sta Rossi, che nel box allarga le braccia in segno di sconforto e fa bene: un settimo tempo deludente (+0.659) che brucia – quanto meno oggi – le grandi aspettative del campione pesarese su questo tracciato. L’obiettivo era quello di partire ben più avanti e invece si rischia il replay di quanto già visto nelle gare precedenti, con il solito inseguimento dalle retrovie che produce molto fumo e poco arrosto.

Niente da dire sulle Ducati che, con ferrea monotonia, si ripetono perdendosi dentro un tunnel senza via d’uscita. Il nono tempo di Dovizioso, il decimo tempo di Hayden (e il malconcio Iannone undicesimo) sono addirittura ben poca cosa se non ci fossero distacchi da togliere il fiato: un secondo e tre decimi il gap dell’italiano, un secondo e mezzo il gap dell’americano. Tutto da rifare!

Oggi la pioggia annunciata ha girato attorno ai boschi ma la pista è rimasta asciutta. Se domani piove le qualifiche odierne possono considerarsi inutili con una corsa da terno al lotto. Show assicurato comunque, sia con pista asciutta che con pista bagnata.

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