WSBK, molti bla bla. Ma la barca non va

Il nono round del mondiale SBK sullo storico circuito di Silverstone è atteso non solo per la lotta al titolo iridato ma per capire meglio lo sbocco del massimo campionato delle derivate di serie, sempre più in difficoltà.

Avremo mondo in questo week end di entrare nel merito delle prove e delle gare del GP d’Inghilterra, sperando di assistere a uno spettacolo degno della migliore SBK. Non c’è dubbio che il WSBK è in affanno: gare meno spettacolari, meno spettatori sui circuiti, calo dell’audience televisiva, fuga dei grandi sponsor.

Incolpare tutto questo la crisi economica è riduttivo perché qui c’è una crisi specifica nella crisi più generale. L’annunciato abbandono di una grande Casa come la BMW non è solo il campanello d’allarme di una situazione ritenuta non “appetibile” nel rapporto investimento-ritorno commerciale e di immagine ma è lo squillo di tromba che può annunciare addirittura un forfait più ampio da snaturare il campionato.

Il punto di fondo della crisi sta nel fatto che non si sa più cosa è e cosa deve essere questa SBK. Regna l’incertezza. Non è solo una questione di regolamenti (che vengono dopo): il nodo è nella mancanza di strategia, essendo posta oramai la SBK in una terra di mezzo (o di nessuno), snaturata e resa insipida, né carne né pesce.

Giunta tecnicamente troppo vicina alla MotoGP, oggi – si dice per limitarne gli eccessivi costi – si intende riportare la SBK alle sue … origini, vere derivate dalle moto di serie.

Quando i due massimo campionati di velocità appartengono ad una unica società (DORNA), non conta tanto il valore di questo o quel campionato ma quanti soldi portano nelle casse di chi ne detiene tutti i diritti, in una gestione mirata esclusivamente al business.

I numeri parlano da soli e la bilancia pende a favore della MotoGP (per altro in crisi), anche perché questo voleva la DORNA e in questa direzione si è mossa, forse con eccessivo … zelo, con la SBK oggi indebolita e zoppicante. E’ tutto da dimostrare che il livellamento “in basso” della SBK aumenti i partecipanti (di livello), rendendo più appetibile sfide e spettacolo.

Certo, ci sono anche limiti contingenti: l’uscita di Biaggi non è stata rimpiazzata con un campione dal palmares, dal carisma e dalla capacità mediatica del “corsaro”; la stessa Aprilia è meno splendente, per non parlare della Ducati, al limite della debacle. Sykes e la Kawasaki vanno (anche troppo) ma … “tirano poco”. E gli italiani, da Melandri a Giugliano, a Fabrizio e Badovini, pur di ottimo livello, spostano poco oltre la trincea degli appassionati, non investendo l’opinione pubblica extra motociclisti, che è quella che conta per fare numero, quindi interesse mediatico e commerciale, sponsor ecc.

Per le nostre Case e i nostri piloti c’è anche un problema di comunicazione, rimasta ai tempi del Giro d’Italia anni 50-60 del “Ciao mamma”.

Non si deve sottovalutare fatti gravi come l’abbandono della BMW. Se una Casa (competitiva) lascia le corse – ripetiamo – significa che non ne trae vantaggi. Ma senza le Case le corse non esistono: non è vero che un campionato fatto solo di Team rende il Circus più appetibile. Ci vuole una via mediana, intelligente ed equilibrata che salvaguardi il campionato nella sua globalità, non solo gli interessi di una parte.

Ora la DORNA (pare) correre ai ripari: riforma la MotoGP e annuncia una SBK tipo “stock”, senza definirne i particolari. Migliorare la comunicazione (non solo l’esposizione mediatica televisiva) è importante ma serve poco se manca il prodotto da vendere.

Oggi, il “prodotto” SBK è appetibile? Perché le Case italiane (Aprilia e Ducati in primis) non si fanno sentire?

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