
In riferimento al test comparativo sui caschi per moto di tipo “Jet” realizzato e reso pubblico da Altroconsumo, Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) ed ACEC (Associazione Costruttori Europei Caschi), rendono noto di aver già formalmente richiesto ad Altroconsumo informazioni in merito al laboratorio presso il quale sarebbero stati realizzati i suddetti test nonché riscontri oggettivi dei dati pubblicati. Questo il comunicato:
Confindustria ANCMA e ACEC hanno inoltre fatto richiesta di poter ripetere i test alla presenza di un rappresentante delle Aziende coinvolte. Richiesta che trova giustificazione nel fatto che già nel 2009 Altroconsumo aveva, con le medesime modalità, esaminato i caschi moto di tipo “Integrale” e pubblicato i risultati ottenuti, nonostante le perplessità già allora avanzate, creando notevoli danni commerciali alle Aziende coinvolte salvo, successivamente, dover prendere atto che quegli stessi caschi, nuovamente testati dalle Autorità competenti, erano conformi alla normativa di sicurezza vigente.
In un momento di crisi generalizzata, che ha colpito pesantemente anche il settore dei caschi moto, screditare pubblicamente prodotti senza dare la possibilità di verifica in contraddittorio, non solo non dà alcun vantaggio alla generalità dei consumatori, ma penalizza ingiustamente le Aziende ed i lavoratori che producono i caschi stessi.Confindustria ANCMA ed ACEC hanno a cuore la qualità e la sicurezza dei prodotti offerti ai consumatori, ma ritengono un censurabile esercizio di giornalismo scandalistico pubblicare risultati di test senza che si sappia né da “chi” né “come” tali caschi siano stati testati, rifiutando altresì di fornire prova della oggettività dei risultati alle Aziende che legittimamente lo avevano richiesto.
Confindustria ANCMA ed ACEC auspicano che Altroconsumo, in un’ottica di reciproca autonomia e con mutuo rispetto anche nei confronti dell’operato delle Autorità, nell’interesse di una corretta informazione, non continui a rifiutare il confronto come sino ad oggi avvenuto.
Rimaniamo quindi in attesa del risultato del test augurandoci per il bene della sicurezza dei motociclisti e scooteristi che il risultato sui caschi jet risulti il medesimo di quello sui caschi integrali.
vinxlt
28 gen 2010 - 16:37 - #1si desume dal comunicato che Altroconsumo rifiuta un confronto.
la domanda (se fosse vero quello che dicono) e’ perche?
haw
28 gen 2010 - 17:10 - #2mah…. qua c’e’ qualcosa che non torna, effettivamente è gia’ al seconda volta che succede sta’ cosa… ed ho paura che al questione sia piu’ “radicata” rispetto a due prove fine a se stesse, altrimenti credo che altroconsumo avrebbe agito anche diversamente…
flash
28 gen 2010 - 17:17 - #3Per completezza di informazione, Altroconsumo ha risposto subito a Confindustria, perciò non è vero che ha rifiutato il confronto.
Nella lettera l’associazione specifica tra l’altro che non ha cambiato posizione sul problema (come sembra sostenere il comunicato di Confindustria qui sopra).
Quelli di Altroconsumo hanno sempre detto che i caschi, sia integrali che jet, erano omologati. Il problema è che NONOSTANTE l’omologazione alcuni, specifici modelli risultano non sicuri. E il problema è che ci sono modelli che costano poco e risultano molto più sicuri di altri modelli di lusso, di marche blasonatissime (quando di solito la gente è spinta a spendere un po’ di più, perché sulla sicurezza non si risparmia).
http://www.altroconsumo.it/caschi/20100128/la-reazione-di-confindustria-e-la-nostra-risposta-Attach_s265853.pdf
flash
28 gen 2010 - 17:20 - #4Il problema, in fin dei conti, è che spesso i produttori applicano una “tolleranza” sui risultati dei test di omologazione in modo da ottenere l’omologazione anche quando il test risulta non passato.
mikkov12
28 gen 2010 - 17:24 - #5e se io vado da Altroconsumo e gli chiedo di “peggiorare” un pochino i risultati dei miei concorrenti lasciando una valigetta con dentro 100 000 euro?
potrebbe succedere?
oppure si tratta di incompetenza?
Mah!
mikkov12
28 gen 2010 - 17:29 - #6beh il discorso della sicurezza e dei soldi è relativo
un casco che costa 1000 dovrebbe essere ovvio che sia piu sicuro di uno che costa 100…se la sicurezza fosse il parametro da tener presente..
..ma credo anche che se il casco che costa 1000 sia più leggero di mezzo Kg e grande la metà è molto più difficile farlo più sicuro di quello che costa 100…perchè i materiali costano…
da umile perito meccanico mi sembra che sia così però nn è detto…
shadow-warrior
28 gen 2010 - 17:33 - #7che facciano un test pubblico in un laboratorio concordato e/o attrezzato ad-hoc per il test con protocolli e scelte pubbliche e dichiarate, se si volgio proprio metter in gioco e non hanno timore. Una volta che si e’ accettato di entrare in gioco, che facciano le prove, anche comparate, in parallelo sotto l’occio vigile di tecnici ed esperti. Se il problema e’ la “tolleranza tecnica”, ricordo che 1. nella tolleranza bisogna rimanerci sempre (si parla di teste umane e non di uova) 2. il fatto che si sia ai limiti della tolleranza, ma dentro non vuol dire che poi si sfori 3. la tolleranza e’ uno standard e come tale e’ solo la base minima da cui partire per la qualita’.
enricod
28 gen 2010 - 18:00 - #8…il problema è: la prova è stata eseguita correttamente?
magari la prova è stata fatta in un laboratorio attrezzato per un migliaio di cose e magari per forza di cose può darsi che i risultati possano differire da quelli di omologazione…
goyathlay
28 gen 2010 - 18:14 - #9Al posto vostro, e visto che anche i test precedenti erano faziosi, non pubblicherei neanche i risultati di questi test. Altriconsumi = altrimetodi = altririsultati.
winerider
28 gen 2010 - 18:16 - #10Flash: grazie della delucidazione. Sono d’accordo con te. Essere dentro i margini di tolleranza non vuole dire essere al pari della sicurezza di un casco con margini superiori.
Confindustria ha poco da recriminare. Si chiamano “riscontri di mercato”, e se c’è un test indipendente, il mercato ne prende atto nelle sue decisioni d’acquisto.
shadow-warrior
28 gen 2010 - 18:16 - #11supponendo la buona fede e la compentenza di tutte le parti in causa, se il protocollo di omologazione e’ cosi’ vago da permettere risultati discordanti pur rispettando alla lettera le procedure, esso non e’ assolutamente un protocollo ne’ serio ne’ valido.
ma questo e’ gia mettere “le mani avanti” …
elettricobandito
28 gen 2010 - 19:09 - #12dal mio punto di vista :
giusto , quando si effettua un confronto far intervenire le parti, ma il perchè non sia avvenuto noi non lo sappiamo
giusto che venga comunicato il luogo e i metodi della verifica, ma il perchè non sia avvenuto noi non lo sappiamo.
a questo punto mi permetterei di suggerire un nuovo confronto con incontro delle parti
con luogo e metodi ( che penso siano quelli dell’omologazione) già decisi da entrambi, ma ad una condizione che i caschi fossero presi dalla rete di vendita (certificati), non è di ieri la storia di caschi costruiti ad hoc per l’omologazione e poi industrializzati a basso costo per i compratori, tra l’altro questo potrebbe essere uno dei motivi per cui l’esito sugli integrali a dato esiti differenti.
Un’ultima cosa , restando nella buona fede, a chi parla di tangenti o incompetenza, io dò più credito a chi dovrebbe fare i miei interessi (dovrebbe) invece di chi fa i suoi(multinazioli),
brunello
28 gen 2010 - 20:35 - #13a proposito di omologazioni alcuni anni fa erano stati immessi in vendita dei giubbotti salvagente perfettamente omologati ma con il piccolo difetto di andare a fondo appena messi in acqua. quella volta il metro di misura della serieta’ del test era evidente, qui si tende a nascondersi dietro a specifiche e norme di test e tendenzialmente tendo sempre a diffidare dei proclami delle case costruttrici ed ascoltare attentamente tutte le campane
steppenwolf
29 gen 2010 - 04:52 - #14A me invece sembra che le aziende si nascondano dietro cavilli da avvocato e per ora hanno solo insinuato dubbi sulla bontà dei test. Io credo che invece di cercare di discreditare altroconsumo dovrebbero semplicemente provare in modo credibile che il loro prodotto è ottimo come dicono.
Potrebbero semplicemente pubblicare le prove di omologazione dei loro caschi, invece preferiscono andare per avvocati e comunicati stampa. Ma che bravi!
Fra l’altro c’è anche un altro sito che pubblica prove sui caschi. In questo caso un sito del governo britannico e anche in questo caso i risultati sono abbastanza sorprendenti.
http://sharp.direct.gov.uk/search/
Gli arai (tanto per citare i più famosi) risoltano mediocri anche lì… un altro complotto internazionale?