Il forfait della Kawasaki impone la "rifondazione" della MotoGP

Logo MotoGPSi chiude male per la MotoGP, questo 2008 segnato dall’ottavo titolo iridato di Valentino Rossi. E non sarà come auspica Marco Melandri: “Posso solo sperare di svegliarmi il primo gennaio e scoprire che è tutto un brutto sogno”.

Il forfait della Kawasaki non è un brutto sogno. E’ prima di tutto il frutto della realtà, con la crisi generale che non risparmia neppure i “colossi” dell’economia globalizzata, costretti a tagliare i rami ritenuti “secchi”. Ma è anche il segnale d’allarme per una MotoGP (già in difficoltà), il cui gigantismo infarcito di marketing e immagine per spingere gli indici d’ascolto e trainare sponsor, può sfarinarsi come neve al sole.

A volte siamo stati criticati da alcuni lettori perché avremmo dovuto disinteressarci di “chi” comanda questo sport e di “come” questo sport è gestito. Come se la MotoGP non fosse il prodotto di un meccanismo più complesso che si misura con interessi industriali, imprenditoriali e finanziari di livello nazionale e internazionale.

Come se la Dorna non privilegiasse - con arroganza - i propri interessi di impresa privata (spremendo come un limone e snaturando il Motomondiale che è diventato di fatto solo MotoGp a misura di pochissimi piloti/campioni/divi; applicando le direttive della Honda nel valzer dei regolamenti e persino nella scelta dei piloti) rispetto a quelli dello spettacolo in pista e degli sportivi.

Come se la FIM (la Federazione Internazionale Moto) non avesse abdicato al proprio ruolo di direzione prima e di controllo poi, svendendo alla Dorna il Circus per un piatto di lenticchie. Così com’è, la MotoGP comporta grossi investimenti, soldi che si trovano solo in cambio di tanto ritorno pubblicitario. Nessuno spende milioni di dollari (o euro) per semplice passione sportiva.

Oggi tra sport puro, sport spettacolo e spettacolo puro, il grande pubblico vuole lo “sport spettacolo”. E’ il grande pubblico (sui circuiti e davanti alla Tv) che interessa ai grandi Sponsor. E sono i grandi campioni, (spinti dai media, veri e propri divi come dimostra nel bene e nel male Valentino Rossi) che interessano i grandi sponsor.

Senza i grandi Sponsor oggi “questa” MotoGp non esisterebbe. Lo sponsoring è una operazione economica di natura commerciale, un investimento pubblicitario e di immagine. MotoGp e Sponsor sono un fenomeno inscindibile.

Ma anche le Aziende sponsor possono essere coinvolte dalla crisi economica e costrette a ridimensionarsi. Il che comporterebbe non la fine del motomondiale ma una classe regina molto diversa.

Adesso qui siamo. E lo smottamento creato dall’abbandono della Kawasaki può provocare una frana con conseguenze inimmaginabili per il futuro della MotoGp, addirittura per il Campionato 2009.

Se le voci di un addio anche della Suzuki dovessero trovare conferma la MotoGp rischia davvero grosso. Non si regge un campionato di questo livello con una quindicina di partenti e con l’accentuarsi del divario di competitività tra Case e Team. E nessuno, Case, Team, Sponsor, Tv, sarebbe più in grado di sostenerlo economicamente: un vero e proprio colpo mortale!

Quindi la questione non è se le “verdone” trovano un buon samaritano tipo Martinez per portarle comunque in pista (quale competitività, quale sviluppo?) e quale manubrio potrebbe essere affidato a Marco Melandri e a John Hopkins.

Qui è in discussione questa MotoGp che rischia di ridursi nella griglia di partenza e nella qualità tecnico-agonistica ed è in discussione questo tipo di organizzazione.

Se l’impalcatura mediatica si appanna, la bolla può vaporizzarsi riportando il motociclismo in un’altra dimensione.

Di gigantismo si può morire. Ma non sempre le crisi portano nella fossa. Possono servire per rigenerarsi. Serve analizzare la situazione non estraniandosi dal mondo “reale”.

Il sistema MotoGp è da ripensare, da rifondare.

E’ la Dorna ad avere in mano la giostra: ha adesso una carta di riserva da giocare? O, vista la malaparata, si prepara a spegnere le luci e addio ai suonatori?

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