Test Jerez: Super Rossi chiude un 2008 da favola. Gran tempo di Pedrosa. Senza Stoner arranca la Ducati. Delude Dovizioso

Test MotoGP Jerez - Gallery giorno 2


I test come quelli di ieri e l’altro ieri di Jerez (asfalto perfetto anche se temperatura fredda) prima ancora di essere “giudicati”, vanno interpretati.

Da ciò emerge il primo elemento di fondo: la forzata assenza di Casey Stoner per i postumi dell’intervento alla mano dimostra una volta di più il valore del pilota australiano.

Non è banale o ripetitivo dire che “senza” Stoner, negli ultimi due anni ci sarebbe stata una “diversa” MotoGP e la Ducati non avrebbe vinto il mondiale e non sarebbe stata così competitiva.

Forse dalla due giorni in terra di Spagna alla Casa bolognese è mancato il contributo del “canguro” relativamente allo sviluppo e al setting della nuova Desmosedici. Ma ancor di più è mancato il “valore aggiunto” di Casey in pista, la sua determinazione, la sua classe, la sua capacità di interpretare la Rossa di Borgo Panigale.

Tutto questo senza nulla togliere al valore degli altri piloti della Marca italiana, ai loro primi passi con la inedita cavalcatura.

Per primo Nicky Hayden (sesto tempo: 1’40.426), ben integrato nella nuova squadra, fortemente impegnato, determinatissimo ad affiatarsi col nuovo mezzo e a fare un grande campionato 2009. Poi Mika Kallio (settimo tempo: 1’40.564), agli inizi della nuova difficile avventura e già a un soffio dall’americano. Quindi Sete Gibernau (decimo tempo: 1’40.856), costretto, forse più del previsto, a inseguire, quanto meno in questa fase di reintegro nella MotoGp. Infine lo “junior” Canepa (dodicesimo tempo: 1’41.077), ultimo dei ducatisti, ma sul quale non si può oggi assolutamente “infierire”.

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Tutto bene allora? Non precisamente. Perché, comunque, anche i test si fanno per cercare di andare più veloci degli avversari. Ancora una volta si dimostra che non è vero che i piloti sono tutti uguali, che le attuali moto 800 sono facilmente guidabili, che basta scendere in pista e fare gli stessi tempi dei primi.

E la Ducati, senza Stoner, pare un po’ orfana del suo numero uno, forse l’unico in grado di fare la differenza e di tenere il passo di quelli davanti.

Primo fra tutti, Valentino Rossi che svetta (miglior tempo: 1’39.429) e chiude come meglio non poteva questo suo 2008 da favola proiettando la sua ombra minacciosa (per i suoi avversari) nel 2009.

L’otto volte campione del mondo non lascia mai niente di intentato (grande lavoro nello sviluppo, sempre concentrato e motivato in pista) e la Yamaha (la M1 2009 è già sulla buona strada) raccoglie i frutti anche a vantaggio dell’altro suo ottimo pilota ufficiale Jorge Lorenzo (terzo tempo: 1’40.426) e degli altri driver del team satellite, Edwards (ottavo tempo: 1’40.604) e Toseland (nono tempo: 1’40752), sostanzialmente sullo stesso piano dei ducatisti Hayden (sesto tempo: 1’40.486) e Kallio (settimo tempo: 1’40.564) ma davanti a Gibernau (decimo tempo: 1’40.856) e alla Honda ufficiale di Andrea Dovizioso (undicesimo tempo: 1’40. 966).

La Honda, appunto. Che vola con il tenebroso e velocissimo Dani Pedrosa (secondo tempo: 1’39.447), a un filo da Rossi, e con il pesarese l’unico a scendere sotto il muro dell’1 e 40; che permette ad Elias (quarto tempo: 1’40.448)) e a De Angelis (quinto tempo: 1’40.486) di figurare ottimamente dopo il terzetto di testa; che mastica amaro per le difficoltà dell’altro suo poulain ufficiale Dovizioso, staccato da Rossi di ben 1 secondo e mezzo, davanti solamente a Canepa.

Andrea deve riprendere la sua vecchia “strada”, quella dei fatti: modestia, bocca cucita, lavoro e tanto gas in pista. I risultati non mancheranno.

All’appello mancano Suzuki e Kawasaki, impegnati nei test australiani. Ci sarà tempo per l’analisi sulla novità “monogomma” e su altre preziosità tecniche.

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