WSBK Imola, Sykes (Kawasaki) mattatore con “doppietta”. Aprilia in difesa, Ducati debacle.

Un “uno-due” perentorio, secco duro bruciante, quello di Tom Sykes, gran mattatore a Imola, settimo round iridato SBK, non deludente ma non esaltante.

La doppietta parla da sola e sancisce senza se e senza ma, quanto meno nel bellissimo saliscendi del Santerno, la netta superiorità del funambolico pilota inglese – fortissimo sul giro e sul passo e abile nella tattica di gara - e della potente e velocissima verdona Kawasaki, senza più i problemi di gioventù del recente passato.

Sykes ora balza in testa alla classifica iridata con 235 punti davanti a Guintoli (229), Laverty (190), Melandri (182). A farne le spese è innanzi tutto l’Aprilia, solo due volte terza con Laverty (gara 1) e Guintoli (gara 2) e seconda con la “privat” di Giugliano in gara 1. La Casa di Noale costringe allo zero Guintoli in gara 1 per un guasto al motore e subisce un altro zero in gara 2 per la caduta di Laverty (terzo zero stagionale!) alla Rivazza, forse dovuta a problemi di elettronica.

Ce n’è d’avanzo perché in Aprilia si rifletta seriamente, tempestivamente e con umiltà, per evitare di imboccare la strada ancora più tortuosa, con rischi di vera e propria crisi.

Ancor peggio per la Ducati, completamente fuori corsa, con Badovini in difesa e con Checa al limite del turista, causa anche i due voli in prova. Le rosse fanno un’altra corsa e i piloti subiscono una situazione al limite della debacle. In Ducati la situazione racing – MotoGP e SBK – è giunta davvero al punto critico.

Veniamo ai piloti italiani. Onore a Giugliano, primo podio stagionale e primo pilota Aprilia, unico oggi davvero deciso a ostacolare la cavalcata vittoriosa di Sykes: il romano ha guadagnato un eccellente secondo posto in gara 1 e ha pagato con una scivolata alla Tosa la foga di gara 2. Ma la stoffa c’è e l’errore ci può stare, specie quando il feeling con la moto (Aprilia) è ancora in costruzione.

La delusione viene da Melandri, due volte a ridosso del podio, ma poco convinto e poco convincente, troppo legato ai problemi della sua Bmw, certo non al massimo della performance qui nel piccolo Nurburgring, ma certamente non così poco competitiva da subire gap abbastanza pesanti per un binomio di questo livello che ambisce al titolo. Marco ha addirittura rischiato di essere superato dal compagno di Marca Davies nell’ultima curva di gara 2.

Bravo Fabrizio, partito male in gara 1 e autore di una bella rimonta. Rea ha fatto scintille in gara 1 ma ha pagato con una caduta il troppo osare, guadagnando però la piazza d’onore in gara 2, con una corsa più accorta in sella alla Honda, non certo pari a Kawasaki e Aprilia. Comprensione e applausi per Haslam, stoico, impegnato a tenere alta la propria bandiera in condizioni fisiche precarie, con una gamba ko. E il rientrante Haga? Lasciamo stare. Il sole ha baciato il circuito Enzo e Dino Ferrari scaldando un pubblico folto ma non certo quello delle grandi occasioni.

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