Simoncelli iridato fra Masetti e Liberati, miti Gilera

Marco Simoncelli e Team Gilera

Chi avrebbe scommesso un anno fa un euro su Marco Simoncelli iridato, considerato un guascone, banale emulo di Valentino Rossi?

Invece a Sepang il romagnolo ha coronato con il titolo di campione del Mondo della 250 una stagione straordinaria, dominandola dall’alto della sua indubbia classe e della sua indomita volontà.

Simoncelli ha realizzato un sogno e ha compiuto un vero capolavoro riportando sugli altari la Gilera, un marchio fra i più significativi e blasonati della storia del motociclismo di tutti i tempi.

Super Pippo non sa, e forse neppure gli interesserà saperlo, che il suo stile di guida, il suo temperamento, la sua indole, sono un po’ la sintesi di due grandi piloti italiani del passato, come lui campioni del Mondo (nella 500 e non nella 250) con la Gilera dei tempi epici.

Ci riferiamo al parmense Umberto Masetti (iridato della massima cilindrata nel 1950 e nel 1952) e al ternano Libero Liberati (iridato nella classe regina nel 1957).

Masetti era chiamato dai suoi fans “Scarciole”, perché secco come un chiodo, tutto nervi e manetta, ma per i giornali inglesi era il “Kean” del motociclismo, ovvero il “genio e sregolatezza delle due ruote”. Liberati era chiamato la “Stella del sud”, corridore freddo, calcolatore ma contestualmente capace di osare oltre ogni limite.

Se c’è oggi qualcuno cui non va giù il “modus vivendi” di un Simoncelli per la sua ricciuta e folta criniera, per la sua stravagante effervescenza nel paddok e fuori, che dire di un Masetti che dopo aver stabilito di sabato pomeriggio il miglior tempo nelle prove ufficiali della Coppa Shell di Imola con la Gilera 500 quattro cilindri (factory) sale sull’Alfona 1900 per correre a Venezia dalla sua amata (una stella avvenente e famosissima, tutt’ora fra noi …) per ritornare l’indomani sul circuito del Santerno giusto in tempo per vedere i suoi avversari già … in corsa al primo giro alla staccata della Tosa?

Con questo titolo di campione del Mondo Simoncelli entra nell’Olimpo del motociclismo, acquisisce la maturità, dà una propria indelebile impronta al suo futuro di campione. Come sempre, la medaglia ha due facce.

Marco ha la tempra del fuoriclasse. Deve solo rimanere coi piedi per terra, non facendosi prendere la mano dalla spirale del successo che offre sempre allettamenti contraddittori.

Visto con il senno del poi, non c’è da rammaricarsi per non aver tagliato la testa al toro, con Marco Simoncelli in MotoGp già dal 2009?

Con la prospettiva di una 250 verso il crepuscolo, con un pilota così scalpitante, il rischio è quello di tenere Super Sic a “bagnomaria” e buttar via una stagione importante.

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