Dorna "padrona" provoca la petizione pro Eurosport. Ma c'è ben altro ...

Sepang CircuitA smuovere la Dorna dalle sue strategie e dalle sue decisioni non basterebbe neppure Marco Pannella con le sue proteste a base di scioperi della fame e della sete.

Quindi le petizioni contro la società spagnola promoter del motomondiale accusata di non aver rinnovato l’accordo con il network televisivo Eurosport (per concedere i diritti tv alla BBC) non serviranno a molto.

E gli appassionati, non certo solo quelli di lingua inglese, non potranno più gustarsi le cronache e i commenti delle gare di gente che sa e che ci sa fare, come Tony Moody e Jiulian Ryder.

Non è che senza i succitati commentatori e senza Eurosport la MotoGP venga stravolta. E’ che, come spesso accade (e non solo nel motociclismo e non solo nello sport) a essere “eliminati” sono i più capaci e benvoluti dal gran pubblico, a vincere sono i più “forti” (cioè i “proprietari”, in questo caso dei “diritti” di un evento) e a perderci è la massa degli appassionati o, come si dice adesso, dei cittadini-consumatori.

Ma non è tutto. Ora la Dorna ha scelto IMG Sports Media (divisione del colosso IMG Worldwide) per commercializzare i diritti tv del campionato nei prossimi tre anni. La MotoGp è attualmente diffusa in diretta da 50 canali tv nazionali. Secondo la Dorna, il nuovo accordo con IMG accrescerà la diffusione internazionale e la copertura mediatica dell’evento.

Quale evento? La MotoGP, ovvio. Perché a Dorna e a IMG interessa solo ed esclusivamente la MotoGP. Chissenefrega del vivaio piloti e dell’iter complessivo per giungere alla MotoGP? Business is business! Punto. Tutto il resto è fuori.

Quindi la questione va ben oltre il nodo Eurosport e degli stessi diritti televisivi. La Dorna ha acquisito da parte della FIM, per una pacca di fava (all’epoca in modo quanto meno inconsueto, per non dire … rocambolesco … ) tutti i diritti del motomondiale.

E’ diventata a tutti gli effetti la proprietaria privata unica di quello che per oltre 50 anni è stato il campionato del mondo di motociclismo gestito e diretto dalla FIM e dalle Federazioni moto nazionali, cioè da Enti pubblici, cioè “controllabili” dagli iscritti, dai tesserati, dalla base.

La società spagnola fa e disfa come gli pare, con la Federazione internazionale di motociclismo che esercita, quando va bene, la funzione di … impolverato soprammobile.

Ovviamente, la Dorna, in questi anni, non ha fatto tutto male. Le corse hanno acquisito in “immagine” e nel paddok i van sono tutti allineati. I Team partecipano alla divisione della torta … I piloti sono pagati e strapagati.

Ma non tutto è oro quel che luccica: la Dorna è interessata di più alla “facciata” che alla “sostanza” del motomondiale. Per vendere meglio il “prodotto” e per guadagnarci di più. Ok.

Però alcune domande si impongono. E’ bene aver eliminato dal giro nazioni quali Austria, Belgio, Svezia, Finlandia, ex Jugoslavia e fior di circuiti come ad esempio Imola; aver ridotto la gran parte dei circuiti quasi a piste da go kart (a volta la sicurezza è una scusa) perché più le medie sono basse più le riprese tv sono “facili” (quasi ovunque si gira con velocità-medie più basse di oltre 30 anni fa! ….); far ruotare il circus sostanzialmente su un unico personaggio/campione assurto a icona; , aver ridotto la griglia di partenza della classe “regina” sotto i 20 piloti (contro i 50 degli anni 60-70!); avere mal sopportato la 125 e 250; aver puntato tutto sull’audience pro sponsor e considerato gli spettatori nei circuiti quasi degli “intrusi”?

Nessuno vuole tornare a quando “si stava peggio”. Ma qui non si esagera esasperando la logica del monopolio e del business?

L’impressione è che si voglia spremere il limone fino all’ultima goccia e, prima o poi, lasciare tutti in braghe di tela.

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