MotoGP Montmelò: Valentino Rossi, da fiducioso a sfiduciato?

Quando un 9 volte campione del mondo non vince una corsa da tre anni, cioè da ben 43 Gran Premi, significa che il “fenomeno” è passato da mattatore imbattibile a outsider, se pur di lusso. Stiamo parlando – ovvio - di Valentino Rossi, in forte affanno con la Yamaha ufficiale in questo avvio di campionato 2013, dopo due stagioni da dimenticare in sella alla Ducati.

Che il campione pesarese, alla vigilia di Montmelò, dica: “In Spagna voglio il podio” è legittimo ma non è una novità perché è la stessa frase – sic et simpliciter - ripetuta dal Dottore alla vigilia di ogni Gran Premio 2013.

Più volte abbiamo riconosciuto il ruolo positivo degli uffici stampa ma nel motociclismo c’è una ossessione dei pierre nel non fare mai analisi, nel volere dimostrare l’indimostrabile, arrampicandosi sugli specchi, rinviando sempre alla corsa successiva la riscossa.

Il “Sono fiducioso” di Loris Capirossi dopo ogni batosta subita per anni nella fase calante di una pur splendida carriera agonistica, è l’esempio di come la comunicazione, invece di supportare il campione in discesa, ne offusca, oltre i successi precedenti, la capacità di stare con i piedi per terra e, soprattutto, il buon senso.

Nello sport tutto può sempre accadere, ma la tendenza di un campione è chiara. Già ai primordi, si capiva bene che l’astro nascente Fausto Coppi avrebbe presto piegato il “vecchio” Gino Bartali. Ma i fans del campionissimo, orientati da pierre prezzolati, non vollero poi mai prendere atto – oltre un decennio dopo - della discesa di Fausto, il più grande ciclista di tutti i tempi, ma anche lui sottoposto alla dura legge del tempo.

Nessuno in buona fede può disconoscere il gran valore e la grande carriera di Rossi. Ma i risultati di Valentino in questi primi GP sono negativi, non ammettono contorcimenti lessicali per trovare scusanti, come invece lo stesso pilota cerca dopo ogni gara.

Confermiamo quanto scritto su Motoblog alla vigilia del Mugello. E’ chiaro oramai che Rossi è nella tenaglia fra i “vecchi” (Pedrosa e Lorenzo) e i “nuovi” (Marquez e Crutchlow). Un pilota dal valore di Rossi non si “spegne” come una lampadina svitata, ma può appannarsi, senza cioè più quel valore aggiunto che è proprio esclusiva del fuoriclasse. Anche altri campioni in passato sono stati costretti ad accettare una realtà diversa, passando dai continui trionfi a qualche podio, via via sempre più rari, fino ad entrare nel tunnel del declino agonistico.

Rossi, come si sa, ha perso non per sua colpa il treno del GP d’Italia al Mugello ma chi realisticamente può pensare alla possibilità di riagguantare la leadership in classifica generale e addirittura il titolo iridato? Ci ripetiamo: “Il ruolo del passista non si addice ad un fuoriclasse come Rossi: deve ritrovarsi come grimpeur d’assalto, tirar fuori gli artigli dell’avvoltoio sulla preda, sentire dentro il morso sordo della fame di vittoria”.

Dopo le prime cinque gare s’impone il dovere del dubbio. Adesso, pur in ritardo, lo dice anche Jeremy Burgess!

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