Lorenzo e Marquez, a Le Mans stretta di mano? Quando Ago e Paso …

Sorpassi come quello messo a segno domenica scorsa a Jerez dal rookie Marquez a danno del campione del mondo in carica MotoGP Jorge Lorenzo passano dalla cronaca alla storia, con la coda di polemiche dure a morire.

E’ stato così tante altre volte, come nei più volte ricordati corpo a corpo alla baionetta fra Valentino Rossi e Sete Gibernau sempre a Jerez nel 2005 e nel 2008 fra lo stesso 9 volte campione del mondo e Casey Stoner in un sorpasso spaziale del pesarese (irregolare, secondo molti) nel “cavatappi” di Laguna Seca.

Sì, il motociclismo è anche fair play (oltre il semplice rispetto delle regole, il rispetto di tutti i concorrenti, anche dell’ultimo doppiato, il rifiuto della violenza anche verbale come forzatura psicologica e dell’astuzia come furbata canagliesca, ricordando che sempre di sport trattasi e non di corrida o corse delle bighe alla Ben Hur), ma la regola delle regole è quella della “lotta dura senza paura”, in uno sport dove l’aggressività e il rischio sono una componente insopprimibile e fanno parte dello spettacolo.

Chi scrive queste note ha visto le carenature sverniciate in duelli senza esclusioni di colpi fra Liberati e Duke, fra Surtees e Mc Intyre, Hailwood e Agostini, fra quest’ultimo e Read, fra questi due e Saarinen, fra Ago e Paso e decine di altri campioni in tutte le cilindrate fino a oggi, in gare iridate e non. Spesso i corpi a corpo, specie nelle staccate all’ultima curva, hanno prodotto contatti con agganci fra piloti e carambole anche di gravi conseguenze. E’ il motociclismo, bellezza!

Ora, tornando al GP di Spagna di domenica scorsa, e ribadendo la legittimità della fiocinata di Marquez su Lorenzo, non si può criticare il pilota della Yamaha perché nel clima rovente del dopo gara, furente, si era rifiutato di stringere la mano posta dal suo avversario come gesto – se non di scuse – quanto meno di distensione. A bocce ferme, ieri Lorenza è tornato sul “fattaccio” che lo ha privato del secondo gradino del podio e la guida della classifica generale iridata. A mente fredda, il maiorchino ha fatto l’autocritica per aver concesso nell’ultima staccata il varco all’arrembante avversario della Honda ma ha anche lanciato un avvertimento che va interpretato.

“Ho imparato - dice Jorge - che in futuro non dovrò fidarmi troppo quando giudicherò la distanza dei miei avversari. Per il resto non sta a me decidere quello che deve fare la direzione gara, vedremo cosa accadrà in futuro, probabilmente questo mi migliorerà come pilota e correrò ancora più aggressivo di quanto non lo fossi in 250”.

La classe e la guida decisa ma rotonda e lineare di Jorge sono ben note e apprezzate, quindi il proposito di un pizzico di aggressività in più non guasta. A meno che Lorenzo, più che a se stesso, volesse parlare a Marquez. In quel caso l’avvertimento avrebbe il sapore di una minaccia. E per le minacce non ci può essere posto, né in pista e né fuori. Un sorriso e una stretta di mano sulla linea di partenza a Le Mans rimette tutto a posto.

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