Sembra davvero ieri. E sono invece passati 35 anni da quel 20 maggio 1973, data fra le più tristi e tragiche della storia del motociclismo. Alle 15,31 di una calda giornata primaverile sull’autodromo di Monza scende la cappa della tragedia e una grande festa si trasforma in una terribile catastrofe.
In un sol colpo, in un attimo, causa una spaventosa caduta dopo la partenza, alla “curva grande”, il motociclismo precipita nel dramma, perdendo Renzo Pasolini (35 anni) e Jarno Saarinen (28 anni), due fra i piloti più forti e amati di tutti i tempi.
Nel pauroso groviglio rimangono feriti più o meno gravemente anche Walter Villa, Fosco Giansanti, Kanaya, Mortimer, Jansson, Palomo. In totale sono 14 i piloti coinvolti nella micidiale carambola.
La gara monzese della quarto di litro costituiva per il neocampione del mondo e nuovo astro Saarinen (su Yamaha) l’ultima conferma prima dell’investitura del nuovo titolo iridato (Jarno aveva infatti vinto le prime tre tappe di Le Castellet, di Salisburgo, di Hockeneheim) e per l’occhialuto riminese la possibilità di riscatto, finalmente in sella alla competitiva e fiammante Harley Davidson bicilindrica 2T raffreddata ad acqua.
Va anche ricordato che il finlandese era atteso nell’ultima corsa della giornata dopo la 250, la 500, nel gran duello iridato con il binomio della MV Agusta, Agostini e Read. E che Renzo aveva già disputato in mattinata una splendida 350, appiedato a tre giri dal termine da un grippaggio (segnale di predestinazione?) della sua HD, dopo aver ripreso il battistrada Agostini (MV Agusta) con un inseguimento che aveva mandato in estasi i 100 mila convenuti per il GP d’Italia.
Trenta i corridori ammessi allo start (erano 47 nelle pre qualifiche). Cinque in prima fila: Saarinen, Kanaya, Pasolini, Lansivuori, Braun. Motori spenti, piloti a terra, pronti a spingere la moto, folla ammutolita.
Chi scrive queste note, all’epoca inviato di un quotidiano nazionale, dà un’ultima pacca sulle spalle all’amico Renzo e s’incammina verso la fine del rettilineo (all’epoca non c’erano varianti).
S’abbassa la bandiera a scacchi e un sibilo, un boato, scuote l’aria. Il gruppone giunge alla fine del rettifilo, a manetta. Settecento metri di lancio con partenza da fermo spingono i bolidi a oltre 200 kmh all’ingresso del curvone. Il serpentone punta sul bordo di sinistra, poi “vira” tutto sulla destra per tagliare la curva. Mi passano a pochi metri, gomito a terra, a velocità incredibile. Da dietro, lo spettacolo è superbo. Il cuore da appassionato impazzisce. La scena toglie il respiro.
Poi un attimo lungo una vita. Sgomento. Assisti impietrito e impotente. Come una grande orchestra cui in pochi millesimi uno ad uno vengono “spenti” gli strumenti. Un filmato scolorito e senza più audio. Scene fuori dal tempo che svaniscono in uno spazio senza più confini. Sull’asfalto è una danza impazzita di ruote, pezzi di moto, tute nere che volano come birilli.
Cala, fino a spegnersi, l’intensità della melodia. E rimbombano stridori, tonfi, lamenti e grida di disperazione. Sale un fumo cupo, denso, presagio di morte. Il fuoco delle balle di paglia corre lungo la lama del guard rail. La “vecchia signora” incassa il suo credito e copre l’autodromo con il suo manto di lutto. A piedi, molti piloti, chi indenne chi zoppicante e sanguinante, tornano indietro, verso i box . Tutti piangono. Tutti scuotono la testa. La tragedia si è consumata.
La Rai riprende la gara in diretta in b/n, con una telecamera fissa per cui in tv si vede l’uscita della Parabolica, il rettifilo e niente più. Per interminabili minuti, dai teleschermi Mario Poltronieri rassicura. Ma poi ogni remora cade e si rende pubblico il conto salatissimo dell’accaduto.
Davanti a Pasolini, un pilota in testa, si imbarca. Forse Renzo è costretto a “pelare” il gas: è grippaggio del cilindro di destra. La ruota posteriore della HD svirgola, la moto si impenna a cannone, sbalza in alto il riminese che ripiomba sull’asfalto e fa un volo pauroso di oltre 50 metri. Saarinen, in scia, non può evitare il bolide di Schiranna. Lo centra in pieno. Jarno vola in aria e poi picchia duro a terra e va a sbattere sulla lama del guard rail massacrandosi la testa.
La Yamaha del finlandese centra il guard rail e rimbalza in pista decimando gli altri corridori. E’ l’inferno. Piloti e moto ovunque. Prendono fuoco le balle di paglia. I primi soccorritori si trovano davanti a uno spettacolo agghiacciante.
Due medici tentano disperatamente di rianimare Pasolini con la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco. La prima autoambulanza giunge dopo 11 minuti e corre via con Saarinen che giunge cadavere in infermeria. Renzo dà segni di vita ma il suo cuore cessa di battere pochi minuti dopo vicino al corpo dell’altro sventurato pilota.
Il papà di Renzo, Massimo, attende impietrito. Così come la bella e pallida Soili, moglie di Jarno, chiusa nella sua disperazione.
Poi, dopo, mille congetture, illazioni, polemiche, persino cause durate anni. Tutto inutile.
Renzo, l’antidivo dal sorriso mesto sotto gli occhialoni da tartaruga e Jarno, funambolo sul ghiaccio, ingegnere meccanico e titolare di una azienda di pompe funebri a Turku, il più forte pilota degli anni ’70, se ne andavano così. Per amore di quel motociclismo che divorava i suoi figli migliori. Per l’insipienza e l’arroganza di chi quello sport dirigeva.
foto | Renzo Pasolini
giorgiogasss
20 mag 2008 - 08:23 - #1Purtroppo (o per fortuna) avevo solo 3 anni quel giorno e non mi ricordo niente tranne che se ne sono andati due grandissimi campioni e uomini in primis!
sacsac
20 mag 2008 - 08:24 - #2Avevo pochi anni ma mi ricordo benissimo perche’ la stavo guardando in tv con mio fratello maggiore che si mise a piangere,una tragedia senza precedenti,due grandissimi e amati piloti che morirono.Il Dott.Costa fu talmente sconvolto che penso’ di smettere di fare il medico
bray hill
20 mag 2008 - 08:25 - #3sono appena stato a Monza per la SBK..
.. il curvone continua ad essere uno dei punti più spettacolari dell’intero panorama motociclistico mondiale nonostante la variante 1, ma DEVE filare tutto liscio… in poche parole è una di quelle curve in cui ancora oggi è VIETATO CADERE in particolare modo al primo giro.
desmodromica
20 mag 2008 - 08:26 - #4Io non ricordo nulla… un ricordo però è dovuto a due grandi campioni scomparsi.
Goyathlay
20 mag 2008 - 08:33 - #5Apprezzo questi articoli: per come sono scritti e perché mi fanno conoscere un capitolo di storia del motociclismo.
Grazie!
IL FURIA
20 mag 2008 - 08:35 - #6Negli ultimi dieci anni la sicurezza di piste e abbigliamenti si è evoluta enormemente.
All’epoca correre significava mettere in preventivo simili accadimenti e non era raro che piloti perissero in incidenti.
Veri romantici del rischio e appassionati puri, onore a loro.
lukin
20 mag 2008 - 08:38 - #7Chi scrive è Mario Lega, l’ho trovato in un’altro sito:
“Dopo la partenza, mi accorgo che avrei la velocità per passare Kanaya all’interno, ma all’ultimo istante cambio idea e decido di aspettare. Dunque rallento un pò e mi riaccodo, ed è questo a salvarmi la vita. Infatti, un attimo dopo, al centro del Curvone, vedo Renzo che scivola via.
Attenzione è l’ANTERIORE a scivolare, NON il posteriore! Chi dopo ha detto che la caduta avvenne a causa di un grippaggio, ha torto marcio. Infatti, la moto di Renzo parte davanti, e non fa alcuna virgola col posteriore! SE grippagggio ci fu, assolutamente NON fu quella la vera causa. Io olio in pista non ne ho visto, per me non ce n’era, ma tanti altri testimoni di quel giorno giurano invece che ce ne fosse in quantità. Dunque Renzo fu vittima di una perdita di aderenza dell’anteriore, causata forse dalla gomma fredda, data la mancanza del giro di ricognizione, oppure, come del resto accadde quel giorno a tanti altri piloti, da una chiazza d’olio.”
A chi vuole leggere tutto l’articolo metto il link:
http://www.derapate.it/articolo/i-giorni-in-cui-mori-il-motociclismo-20-maggio-1973-seconda-parte/2661/
Paolo Gagliardi
20 mag 2008 - 08:45 - #8Grazie per questo POST: un modo meraviglioso e commovente di raccontare e ricordare uno dei tanti episodi tragici della storia degli sport motoristici. Grazie davvero.
bertello
20 mag 2008 - 08:47 - #9me la ricordo come fosse ieri; una tragedia inaudita, che fece il paio, se non ricordo male, con una analoga accaduta proprio a Monza con le derivate serie.
Saarinen era uno dei miei idoli; avevo avuto il privilegio di conoscerlo di persona, ospite di un amico di famiglia al muretto di una 200 miglia di Imola.
L’avevo accompagnato al box al termine della gara, tenendogli in mano casco e guanti; dovetti riportarglieli alla roulotte dove alloggiava, e mi ringraziò con cortesia.
Immaginate che momenti per un ragazzino come me, che viveva nella passione dei motori fin da piccolo !
Barry Sheene e Giacomo Agostini a un passo da te ..!
LEGGENDE !!
bikers
20 mag 2008 - 08:47 - #10Io mi ricordo guardando la tele, che avevano fermato la gara e vidi Agostini tornare contromano con uno seduto dietro
Dav
20 mag 2008 - 08:48 - #11Io non c’ero ancora,
ma di questo tragico avvenimento me ne ha parlato mio padre, che era a monza a vedere la gara. Mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo in ricordo di due grandi campioni del motociclismo.
Grazie
cheyenne
20 mag 2008 - 08:48 - #12Uno delle tragedie più grandi del motociclismo, si sono andati due grandissimi piloti.
Un paio di settimane fa su Griglia di Partenza hanno cercato di analizzare la tragedia, con foto, interviste per capire cosa era veramente successo (ottima puntata)
Ogni volta che Dr. Costa ricorda questo tragico evento si mette a piangere, l’amore che quest’uomo ha per i piloti è immenso. Chapeaux a Dr. Costa.
Complimenti a Falcioni, questi articoli sono The Best!!
michelelibero
20 mag 2008 - 09:06 - #13Avevo 8 anni, conoscevo Renzo e Jarno perchè stavo completando l’album delle figurine “Moto 2000″ sul quale avevo applicato le foto di questi piloti….. beh, dedicai loro, come faccio adesso le mie lacrime! GRAZIE
Gibson Les Paul
20 mag 2008 - 09:10 - #14Scusate voi sapete quanti gran premi mancavano alla fine del campionato? Nell’ articolo c’ è scritto che saarinen avrebbe vinto il titolo dopo quella gara e che era neocampione del mondo… Ma non lo era stato agostini nel ‘72?
brunello
20 mag 2008 - 09:17 - #15Mi ricordo come ieri quando ho sentito la notizia alla radio, per fortuna non ero potuto andarci perchè ero in gita con i miei genitori, comunque per me che li avevo visti correre ad Imola erano dei grandissimi campioni
Mabre
20 mag 2008 - 09:26 - #16@14 Nel ‘73 Saarinen stravinse le prime 3 gare d’apertura (su 13) nelle 250cc e le prime 2 (di 11) in 500cc (con la nuovissima Yamaha 4 cilindri due tempi). Quell’anno avrebbe senz’altro vinto entrambi i campionati.
Conquisto’ gia’ il titolo nelle 250cc l’anno precedente (e vice-campione per un pelo nelle 350cc)
Ad innescare l’incidente di Monza fu un grippaggio dell’Aermacchi di Pasolini (probabilmente da ricercare nella minor qualita’ del metallo grezzo proveniente dai paesi dell’est applicato alla fusione dei cilindri).
ducalby
20 mag 2008 - 09:26 - #17Veramente due grandi del motociclismo.
Gibson Les Paul
20 mag 2008 - 09:34 - #18Grazie mabre.
Sarebbe bello avere più articoli su quest’ epoca del motomondiale.
supermax
20 mag 2008 - 09:50 - #19Bell’articolo e commemorazione doverosa a rendere omaggio a due grandissimi di questo sport rispolverando un pò di cultura motociclistica del ns passato, anche se purtroppo in questo caso legata ad un giorno tristissimo.
Ma la vera morte è nell’essere dimenticati e sono pensieri come questi che consentono di vivere eternamente.
Ciao a Paso e Jarno, leggende vere.
stefano65
20 mag 2008 - 09:59 - #20Nel garage di mio padre c’è un poster di Pasolini enorme. Un poster bellissimo dell’epoca. Fa un certo effetto vedere quel caschetto con sotto gli occhiali, la gomma anteriore stretta stretta e scolpita longitudinalmente. La moto verde, con un angolo di piega che oggi risulterebbe “ridicolo”. Tante volte mio babbo si è commosso raccontandomi le gesta di quei piloti e tutte le volte che leggo uno di questi articoli mi vengono i brividi. Chissà se tra 30 anni anche noi…………
Mr. MotoSkatenata
20 mag 2008 - 10:00 - #21Che tristezza!! Che impressione!
Onore a voi grandi campioni.. continuate a proteggerci da lassù!
V
lanfry
20 mag 2008 - 10:30 - #22Ero un adolescente appena entrato in possesso di un modesto ciclomotore e penso come la stragrande maggioranza degli italiani ero orgoglioso dei successi di AGOSTINI ma ammiravo PASOLINI per quello che secondo me riusciva a fare con mezzi che giudicavo + modesti. Quel giorno per me si ruppe qualcosa perchè mi fu sbattuto in faccia con violenza che si poteva cadere (e quello mi era già successo decine di volte) e non rialzarsi +. Cercai di analizzare il perchè di quelle morti assurde, d’altronde quei piloti avevano la tuta,il casco anche se jet, non c’erano spazi di fuga ma c’erano le protezioni in paglia purtroppo non immaginavo che erano tutte cose che non servono quasi a nulla se cadi a 250km all’ora o vieni investito. Sentii un dolore forte per tanto tempo che complice anche la tragedia successiva di VILLENEUVE non mi permise + di affezionarmi sportivamente a nessun pilota di MOTO e di F1.
Perchè purtroppo o fortunamente a questi piloti tutti e in particolar modo ai + grandi ci si affeziona e la normalita sarebbe che nessuno aspiri o applauda alle cadute dei piloti e che gli organizzatori siano previdenti in merito alla sicurezza nei circuiti. Ma la storia non insegna mai nulla e se la causa della morte di PASOLINI e SAARINEN fu la macchia d’olio come non ricordarsi l’olio in pista non segnalato che determino la caduta in SBK al NURBURGRING nel 1999 di EDWARDS,CHILI e di altri. Come non ricordare la pericolosità della pista di MISANO omologata per la MOTOGP ma dove una ben meno performante STOCK600 è volata in tribuna??
Manako
20 mag 2008 - 10:53 - #23Erano anni in cui la morte era per i piloti una eventualità probabile.
Tanti dei migliori se ne andarono, tanti mai ricordati lasciarono la vita terrena per la loro passione.
Il ricordo di Jarno e Renzo si unisce ad un saluto a tutti coloro che sono morti senza lasciarci tracce.
Grazie per la vostra passione
ottononservono
20 mag 2008 - 11:20 - #24Ero davanti alla tv, una cosa allucinante, tempi lunghissimi e angoscia a mille, massimo rispetto ed emozione nel ricordarli.
Davies
20 mag 2008 - 12:50 - #25 (nascondi)Lanfry, ma allora hai più di 45 anni, te ne davo a malapena 6.
Força 26
20 mag 2008 - 13:17 - #26Avevo 9 anni e mi ricordavo praticamente nulla del come era successo , pure io ho visto la puntata di “Griglia di Partenza” dove hanno trattato l’argomento e vedendo le immagini e le foto dell’incidente sono rimasto sconvolto , una cosa da “apocalisse” delle 2 ruote , tremendo veramente. Mio Padre tifoso di Pasolini mi ha raccontato il Suo sgomento , andava a Misano a tifare per Lui. Tragedia nella storia del Motociclismo quell’infausto giorno.
R6simo
20 mag 2008 - 13:49 - #27in questi articoli finisco sempre i +1 ! Anche io seguo tutte le puntate di “griglia di partenza” e, sara’ anche una delle poche , ma a me’ piace molto.
tutti i giovedi’ ci sono sempre piloti, team manager ed esperti del settore e in quelle occasioni si vede tutta la loro passione verso il mondo dei motori.
Ho visto anche io la puntata dove parlavano dell’incidente e ne avevano fatta una altrettanto bella per il centenario del TT all’isola di man con il commento di Agostini
Edu
20 mag 2008 - 14:08 - #28che giorno triste… sono troppo giovane e non ho visto la vicenda in diretta, ma posso dire di essere un ammiratore di Pasolini, la sua biografia mi affascina.
kaciaro
20 mag 2008 - 15:13 - #29PASSATE A SALUTARE GLIA MICI DEL PASO QUA
http://www.renzopasolini.com
lukin
20 mag 2008 - 17:30 - #30se quello che riporta il sito “derapate.it” corrisponde al vero, ma sembra di si visto che ci sono delle dichiarazioni dei piloti, quell’incidente non fu fatalità dovuto al grippaggio della moto di Pasolini, ma fu un vero e proprio omicidio ad opera degli organizzatori del gran premio che se ne infischiarono delle più elementari misura di sicurezza. Piloti = carne da macello. Ho letto che i piloti andarono in direzione corsa a protestare per le condizioni della pista prima delle gara e furono letteralmente cacciati fuori con minacce di denuncia! Incredibile.
AlmostDarkslide
20 mag 2008 - 20:06 - #31http://it.youtube.com/watch?v=6Ujf4rRdjG8
Roby42
20 mag 2008 - 20:30 - #32Il padre di Jarno Trulli lo ha ricordato dando il suo nome al figlio.
Ducati ? No, grazie !
20 mag 2008 - 22:45 - #33Io avevo 21 anni e assistevo alla gara guardando la TV; fu un tragedia enorme per me che ero un grande tifoso sia di Renzo che di Jarno.
Emozioni simili le ho provate solo alla morte di Jochen Rindt, unico campione mondiale F1 alla memoria (ero proprio dove si schiantò alla parabolica), e a quella di Ayrton Senna, un gigante.
Però, pur nel dolore grandissimo, ho sempre considerato la morte come parte imprescindibile degli sport motoristici. Mi coglie sempre una sorta di fatalismo, quasi una dolcezza … guardare questi campioni come se fossero dei bambini felici, che se ne sono andati facendo ciò che a loro più piaceva. Hanno vissuto bene, nonostante quel poco tempo.
lukin
21 mag 2008 - 10:19 - #34Voglio mettere anche questo stralcio di intervista trovato in giro cercando altre notizie sull’argomento.
Già durante le prove effettuate nei giorni precedenti la gara,
diversi piloti avevano manifestato grossi dubbi sulla sicurezza dell’Autodromo Nazionale di Monza. E crea una certa emozione leggere sulla Gazzetta dello Sport del 18 maggio 1973, due giorni prima della gara, le dichiarazioni di
Jarno Saarinen a questo proposito. Ecco il suo pensiero riportato in quell’articolo.
Jarno, cosa ne pensa della pista di Monza? “Non mi piace, è veloce e soprattutto pericolosa.” Perchè pericolosa? “L’asfalto che c’è ora può andar bene per le auto che hanno quattro ruote, non per le moto che ne hanno solo due. Le irregolarità ci sono proprio nei punti nevralgici come ad esempio al Curvone che si deve affrontare quasi al massimo della velocità. C’è un rattoppo all’inizio che fa sbandare la moto ed è pericolosissimo. Adesso manca il tempo per rimediare. Ma bisognava pensarci prima. Monza non è una pista qualsiasi, si rischia, ed è inutile aggiungere altri rischi a quello accettabile della velocità”. Ma a lei piacciono le piste veloci?
“Non sono le mie preferite. Però è logico che debba accettarle in quanto un Campionato del mondo è tale solo se si disputa su tracciati di diverse caratteristiche”.
E cosa pensa delle varianti in progetto alla pista?
“La pista sarà migliore. Comunque farei solo quella al Curvone e non alla curva Ascari”. Che Jarno non si trovasse a suo agio in quel momento e in quel luogo, è evidente anche da un’altra intervista pubblicata dopo la sua morte sulla Gazzetta dello Sport del 21 maggio.
“Lascerò le corse alla fine del 1974” aveva detto il sabato prima della corsa. “Stare in alto logora. Bisogna sempre andare al limite, rischiare. E in più hai tutti contro, tutti ti vogliono battere, diventa così un impegno troppo gravoso, e io non voglio tirare la corda, voglio una vita normale, una famiglia vera con la moglie e i figli. Non c’è mai un attimo di respiro, una pausa per riprendere fiato, senza mai tirare giù la manetta in questa ansia di vittoria e forse più di una volta ho esagerato. Ma ora cerco di frenare questa spinta che è parte del mio temperamento: per continuare la mia vita con la moto sui tavoli da disegno, come un qualsiasi ingegnere”.
Metto anche questo link dove si parla ancora della tragedia e si indaga su quelle che possono essere state le cause.
http://www.motociclismo.it/edisport/moto/notizie.nsf/SommarioPub/43B13927FC4CF4A5C1256D1E00521594?OpenDocument
Ninja17
22 mag 2008 - 00:44 - #35beh, che dire..complimenti per l’articolo, perchè da questo racconto di un fatto tragico trapela la forte intensità di un brutto ricordo mai sopito. Un solo aspetto positivo: dopo 35 anni Jarno e il Paso sono ancora indimenticati.
Ermes
23 mag 2008 - 14:27 - #36Quel giorno me lo ricordo benissimo. Fu terribile, io ero un giovanissimo grande tifoso di Pasolini. Maledetti siano i criminali che li fecero correre su una pista in quelle condizioni!!!
Daiana Masucci
03 set 2008 - 19:43 - #37Nel ‘73 non ero ancora nata, ma mi porto dietro questo ricordo da sempre, così come fa mio fratello: il mio secondo nome è Soili, quello di mio fratello Jarno…
renzop911
26 mag 2009 - 18:09 - #38Avevo 9 anni, poche ore prima del GP fui investito da un’auto ( una CITROEN DS ) in pieno centro a Bassano del Grappa (VI); me la cavai quasi per miracolo ( commozione cerebrale, orecchio dx tagliato a metà e fratture di tibia perone e malleolo dx ) e quando mi risvegliai seppi che non avrei più potuto vedere il mio omonimo battagliare con l’altrettanto grande Ago: sicuramente uno dei giorni più brutti e indimenticabili della mia vita!
mikininja69
10 mag 2011 - 01:24 - #39..non avevo ancora compiuto 4 anni, ma grazie a mio padre, il Paso era come uno di famiglia..non, che lo si conoscesse veramente, ma dire fan non rende l’idea, credo che, solo la “passione” per la moto, ed oltre, possa spiegare la cosa.. ..comunque , quel tragico giorno lui a Monza c’era, come pure al funerale in quel di Rimini quache giorno dopo, al quale portò pure me.. ..sarà il quadro in garage, oppure lo striscione”Forza Paso” ripiegato in un vecchio armadio..ma io quel fatto non l’ho più dimenticato..anzi, ricordo pure, Mugello ‘76..Tordi (cesenate) e Buscherini (forlivese), stessa sorte, altro funerale… ..non capivo il perchè, ma tutti questi mi sembravano eroi, e manco a dirlo, la “passione”, si era impossessata di me… ..solo dopo parecchi anni ho capito il perchè, del fatto che sono stato accompagnato prima ai funerali, e solo poi, agli autodromi, dove un bambino può andar via di testa per certe cose..parlo di riuscire ad inbucarsci nella tenda del mitico Barry Sheene, e lui sorridendo mi ha lasciato toccare la gomma posteriore della moto che aveva fatto la ‘pole’, ed io, inebetito, era il mio idolo, Dio in terra… ..mi voleva prima spaventare, farmi aprire gli occhi sulla pericolosità delle moto, sul quanto sia sottile la linea che può separare la vita dalla morte… ..questo sì, è vero, ma la moto secondo me, forse proprio perchè pericolosa (sempre dargli del Lei), può regalare sensazioni fantastiche, divine… …avvicinandosi il 38° della tragedia, un grazie al sig. Falcioni per l’articolo, ma un grande GRAZIE lo voglio dire a RENZO e JARNO che mi hanno regalato una PASSIONE…..