Ducati: se ci sei batti un colpo! Al Mugello, ultima chiamata

Marco MelandriNel giorno in cui a Le Mans Rossi e la Yamaha toccano lo zènit, Stoner e la Ducati sprofondano. Dei “quattro moschettieri” vincitori di inizio stagione solo Jorge Lorenzo esce indenne dalle fauci del Valentino “caimano”.

Anzi il maiorchino, sul secondo gradino del podio, s’ammanta dell’alone del “mito”, centrando, nonostante fratture e voli supplementari, uno dopo l’altro 10 avversari con dieci sorpassi inesorabili, da manuale. Adesso è “Por fuera” l’anti Rossi! Forse l’unico in grado di far saltare i piani di Valentino proiettato verso il titolo iridato numero otto.

“Proiettato” non vuol dire già titolo in tasca. Semplicemente esprimere il “pacchetto” più efficace, essere sulla giusta strada. Degli altri due moschettieri, Pedrosa continua a illudere e a disilludere, con lampi straordinari e ombre disarmanti. Allo spagnolo e alla sua Honda manca la zampata vincente. Sarà il motore a valvole pneumatiche l’arma del riscatto?

E veniamo al binomio campione del mondo. Stoner stavolta paga dazio, con moneta pesante. E la Ducati rotola nella polvere, costretta dal suo punto più basso, a subire il trionfo con “tripletta” della Yamaha. Ogni spiegazione sui “perché” della debacle deve partire dal gap dei 40 punti in classifica. Non si scappa da una realtà che per il canguro e la Casa italiana diventa piena di incognite. Se va bene, sarà dura rincorsa. Altrimenti si rischia la disfatta.

Anche a Le Mans l’australiano ha guidato in modo eccelso, riuscendo a rimediare, almeno in parte e fino a un certo punto, ai problemi di gomma e moto. I perdenti, si dice, hanno sempre torto e non trovano mai ascolto. Ma considerare “scuse” le spiegazioni di Stoner e di Suppo significa essere in malafede.

Ieri la gomma anteriore della Desmosedici di Casey si è logorata in modo anomalo sin dalla prima parte della corsa, togliendo aderenza sulla spalla del pneumatico al massimo angolo di piega. Perdendo l’anteriore, per Stoner è cominciato l’inferno, passando da attaccante deciso a difensore deluso. “Non riuscivo a frenare forte e soprattutto non potevo sfruttare tutto l’angolo di piega”. Questa la difesa del campione del mondo.

Ma a destare maggiori preoccupazioni è il motore. Calato a 10 giri dalla fine (cioè a meno di due terzi dall’inizio della gara) il “quattro” di Borgo Panigale è poi andato precipitosamente in coma. Perché? Colpa dell’ultimo “giro di vite” dato prima di Le Mans per tentare di trovare una manciata di cavalli in più e rispondere a una concorrenza sempre più agguerrita? Non è più la Desmosedici a sverniciare le moto avversarie nel dritto: va già bene adesso tenere il passo dei primi e non farsi staccare.

Probabilmente la sfortuna, ancora una volta, ci ha messo lo zampino. Ma è solo sfortuna? Visto come girano oggi le Yamaha (e anche le Honda) qualche dubbio resta. Stoner si “difende” alla grande ma la debacle delle altre Ducati in pista, a cominciare dall’altra ufficiale affidata a Melandri, dà il metro della situazione che rasenta il caos.

Che succede alla Ducati? Quando si perde (la legge è uguale per tutti) si cerca sempre di trovare la causa. Quella che per due volte invocano l’australiano e la Casa di Borgo Panigale è la vera causa della sconfitta? Ci riferiamo ai problemi di assetto e sopra tutto ai guai all’avantreno sia a Shangai, sia a Le Mans. Da sempre nelle grandi corse i problemi emergono quando la competitività è al massimo e quindi quando al pilota e al mezzo è richiesto il “limite”.

E’ un fatto che Stoner e la Ducati nelle ultime gare sono stati costretti a “spremere” tutto il potenziale a disposizione. Con risultati in chiaroscuro che hanno evidenziato prima problemi di assetto e poi, ieri a Le Mans, addirittura problemi meccanici, con il ko del motore. Che significa? Che fin’ora Stoner, grazie alle sue straordinarie doti di grande campione, è riuscito a tamponare una situazione che ha visto e vede la Desmosedici in difficoltà. Non riuscire a fare i tempi delle prove quando la concorrenza (Rossi) li abbassa è significativo.

Non riconoscere la nuova realtà o sottovalutarla può portare davvero guai molto grossi alla Casa italiana. Livio Suppo, da manager accorto e da persona intelligente, fa bene a “coccolarsi” Casey, indubbiamente un fuoriclasse senza il cui apporto la Ducati non solo non avrebbe sulla carena il numero uno ma non avrebbe in questa fase il punto determinante, la certezza, da cui “ripartire” per il rilancio.

Ma anche il canguro da solo non può ribaltare l’ handicap tecnico. A Borgo Panigale non mancano le forze per il riscatto. Ma bisogna battere subito il colpo della riscossa. Se al Mugello la Ducati non tirerà fuori qualcosa di nuovo e di convincente, Stoner può dire addio al mondiale 2008.

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