Monza Superbike. E Biaggi?

Max BiaggiE Biaggi? E’ questa la domanda che anima la vigilia di Monza, primo appuntamento iridato in terra italiana della Sbk 2008, quinto round stagionale dopo Losail, Philps Island, Valencia, Assen. Non che manchino, sia sul piano tecnico (ci sarà la rimonta delle 4 cilindri jap sulle bicilindrica di Borgo Panigale?) che su quello agonistico (Bayliss sarà mattatore anche sul velocissimo tracciato brianzolo?) altri validissimi motivi di interesse. Anzi, Monza è Monza per suo conto.

Solo a Lesmo, alle Ascari, alla Parabolica, alla staccata dopo il rettifilo, nel curvone, si respira l’aria magica, unica dei veri templi del motore: solo lì passato e presente si saldano e il motociclismo travalica lo sport. Diventa addirittura “cultura”. Nel senso che ti lascia sempre quel “qualcosa” in più, che ti arricchisce e te lo serbi dentro, come un valore. E nel senso che fa spettacolo “a prescindere”. Lo show è il gran pubblico degli aficionados. E’ lì la festa. Un inno al grande motociclismo. Un inno al grande sport.

Ma la domanda (anche degli sportivi che seguono con minor fervore la Sbk e le corse) è quella: e Biaggi?. “Sono moderatamente ottimista” – ha detto Max nell’antivigilia. Ed è già un errore. L’errore di sempre, di un pilota che deve vivere nel dubbio il suo avvicinamento alla corsa. Come se gli avversari non vivessero le stesse apprensioni, non subissero gli stessi stress. Sempre, Max dà l’impressione di partire con l’handicap. Come dovesse caricarsi di una zavorra, quasi per “punizione”.

Forse il centauro romano si fa amare/odiare anche per queste sue caratteristiche controverse, di pilota-uomo “diverso”, unico nel bene e nel male. Comunque sono caratteristiche che a prescindere dai risultati (e che palmares!) ti fanno ammirare il campione e ti fanno togliere il cappello davanti all’uomo. Biaggi arriva a Monza in una fase difficile. Chi scrive non crede che sia stato (solo) la brutta botta di Philps Island a “destabilizzare” il quattro volte campione del Mondo, imprimendogli un passo diverso rispetto ai sogni di vittoria nelle singole gare e soprattutto rispetto al titolo iridato.

Prima di Monza, Assen ha fotografato un Biaggi sfuocato. Perché? Sulla classe e sulla determinazione del “corsaro” non si discute. A meno di voler alimentare polemiche fuorvianti e inutili. Tanto si sa che ci sono i detrattori del romano, comunque, sia che parli sia che taccia, sia in alto sugli altari, sia in basso nella polvere. In altri momenti della sua carriera Max ha dato l’impressione di correre “lì” ma di pensare “altrove”: alla corsa dopo, alla stagione successiva, al nuovo contratto, al nuovo passaggio di Team, di casa, di Categoria.

Rodendosi (troppo) spesso dentro per quel “qual cosina” che è mancato e che (spesso) lo ha privato di giuste e ancor più grandi soddisfazioni. Biaggi “dimentichi” per questo straordinario weekend monzese il test sulla Desmosedici MotoGp, lasci perdere il 2009. Ritrovi la più alta concentrazione e le motivazioni “dedicate” esclusivamente a “questa” corsa. Sono gli appassionati (anche i suoi non tifosi, fors’anche i suoi detrattori) a chiederglielo.

Questa Sbk e questo motociclismo hanno bisogno di Biaggi. E lui, il “corsaro” non può tradire una speranza che per molti è un sogno. Ecco perché da queste note ci associamo al grido monzese di “forza Max”. Forse le caratteristiche di Monza non sono l’ideale per la Ducati e in particolar modo per la Ducati di Biaggi. Ma a volte (anzi spesso), particolarità tecniche insormontabili a tavolino diventano dettagli insignificanti in corsa.

I due bei podi conquistati in Qatar devono trovare a Monza, sì a Monza, la conferma del super Biaggi. Il campionato è ancora aperto per molti (c’è pure uno spiraglio per il romano). Ma Max punti alla corsa, punti al colpaccio. Il resto verrà. Biaggi, può dare una sola risposta e può darla solo in pista. Quella risposta tutti sanno qual è.

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