Su la visiera: la MotoGP oggi? Tutta questione di equilibrio

Mucchio in staccata a Losail: la MotoGP oggi ha molto piloti su livelli molto simili

Prendiamo spunto da un bell'articolo apparso su GPOne ed a firma di Ernesto Emmi per il Su la visiera di oggi. Uno spunto quanto mai interessante e chiaro: il classico pezzo che fa pensare "vorrei averlo scritto io". Ed il perchè di tutta questa introduzione è presto detto. Perchè si parla di MotoGP, di campioni, di risultati e di Valentino Rossi.

Ce ne è abbastanza insomma per perdere la testa e alzare il minimo a chiunque. Ma vediamo di andare con ordine: tutto è partito, anzi ripartito, dopo la prima gara in Qatar. Rossi battuto, ancora una volta Casey Stoner ha messo tra lui e gli altri i secondi, ed il campionissimo di Tavullia con le sue nuove gomme Bridgestone ed un mesto quinto posto è stato il primo a finire sotto "processo".

Un qualcosa che pare inevitabile ormai, e che ovviamente ha portato con sè un immediato balletto di difensori d’ufficio. Perchè Rossi è un microcosmo, e se vince lo fa troppo, e se perde, lo fa altrettanto troppo. Così per molti, anzi troppi, la semplice ammissione di Rossi (tanto secca quanto onesta) – dobbiamo lavorare! – non è bastata a giustificare quel quarto posto.

E allora via, con le accuse o le giustificazioni: perchè Rossi ormai non può più cambiare neanche marca di mutande senza che se ne parli. Ma la questione non è questa: il punto è che le giustificazioni a Rossi non servono, nè lo aiutano, ma questo non tutti sembrano capirlo. Ma prima di andare al nocciolo della questione, vediamo in breve quali sono, come hanno ben riportato nell'articolo di GP One:

MotoGP: oggi sono facili!
Dapprima si era insinuato che le MotoGP 800 fossero troppo facili con tutta quell'elettronica, tanto che "potessero essere guidate al limite persino dai fermi". Teoria tanto stupida quanto offensiva per i piloti. E che soprattutto sminuiva quello che era stato dagli esordi uno dei cavalli di battaglia di Valentino: la capacità di adattarsi prima degli altri.

Le gomme: se non si sa a chi darla la colpa è loro
Poi sono arrivate le gomme: è colpa delle Bridgestone, troppo avanti rispetto alle Michelin! Quasi una battuta che dimentica non solo la competitività della casa di Clermont, ma che ingiustamente condanna all’oblio anche il fatto che proprio grazie alle gomme francesi SuperVale ha vinto tanto, essendo riuscito meglio di ogni altro pilota egualmente gommato a sfruttare la gommetta miracolosa del sabato.

I giovani? Avvantaggiati: ma da cosa?
Successivamente a battere Rossi sono stati i giovani d’oggi: Lorenzo, Dovizioso (tra i quali stranamente non è stato più inserito il "veterano" Stoner) – tutti giudicati assai più veloci dei Sete Gibernau e Max Biaggi di qualche anno fa e più propensi alla guida imposta dalle 800. Un’altra zappa sui piedi, perché in questo caso Valentino non avrebbe battuto due fior di campioni, ma solo piloti a fine carriera. Pensionati del mezzo manubrio?

Il famoso "pacchetto" vincente
L’ultima perla del momento vuole che le MotoGP 800 siano mezzi che vincono unicamente grazie ad un “perfetto equilibrio” fra erogazione, accelerazione, frenata, tenuta di strada. Tutte doti mixate alla perfezione dalla tanto accusata elettronica che, ahinoi, l’attuale Yamaha M1 di Valentino Rossi non possiede: se così fosse, se ne va anche l’ultima medaglia di Rossi, quel “guidare sopra i problemi”, dote ereditata nientemeno che da Wayne Rainey.

La realtà dei fatti
Può sembrare un po da saccenti, ma la realtà è che moltla gente nella maggior parte dei casi parla tanto per farlo (o per il gusto di farlo...), e comunque sempre troppo condizionata dalla passione per l'uno o l'altro pilota. Che le MotoGP, come qualsiasi altro mezzo destinato alle competizioni, vivano su un sempre più leggero ma fondamentale equilibrio è una cosa scritta sul cemento di qualsiasi pista.

E dentro in quella parola - che per comodità chiamiamo equilibrio - ci sono tanti e tali aspetti che fanno si che il suo sinonimo sia inevitabilmente la parola "compromessi": maneggevolezza, frenata, agilità, stabilità. Tutte parole che insieme si spingono a vicenda, ma che a chi riesce a mettere in fila nel miglior modo possibile regalano quel qualcosa in grado di fare la differenza.

Una questione vecchia come il mondo, e che la Yamaha M1 deve risolvere così come la dovette risolvere la NSR 500 di Doohan e soci. Oggi se vogliamo la differenza è una sola: che quella ricetta ha visto assotigliarsi sempre di più la carta sui cui scriverla. Con il risultato che tutti sono molto vicini al piatto perfetto, ma solo qualcuno se lo sta mangiando.

Questo per dire che alal fine nulla è cambiato rispetto al passato. Se non, ovviamente, che oggi Rossi si trova con forse il pezzo di carta più sottile del gruppo dei vincenti (un set up di una moto da reinventarsi). Quello stesso foglio di ricetta che è stato per ben cinque stagioni consecutive grande come una pergamena e che ora invece hanno anche altri, Stoner più di tutti.

Ma le moto sono appunto degli oggetti strani e sensibili: quello che si è visto in Qatar non è assolutamente detto che sarà il menu che vedremo per tutta la stagione nelle diciassette prove iridate.

L’equibrio, oggi, è instabile. Come non mai. Anzi no, visto che negli anni a cavallo fra gli ’80 ed i ’90 in un decennio furono capaci di vincere il titolo ben sette piloti: Roberts, Lucchinelli, Uncini, Spencer, Lawson, Gardner e Rainey. Tutti campioni, tutti su un mezzo che aveva 2 ruote e spesso diversi marchi sul serbatoio.

La ruota gira, sempre. Altrimenti immaginate che palle sarebbe alla lunga? E allora godiamoci lo spettacolo: abbiamo la fortuna di una griglia colma di campioni e campionicini. W lo sport, e abbasso il tifo.

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