Su la visiera: quando chiamarsi Rossi può essere un privilegio

Valentino Rossi e la questione Fisco

Gogna o non gogna? Questo è, o meglio dire sembra, il dilemma del momento. Le vicissitudini fiscali di Valentino Rossi hanno occupato per mesi le prime pagine dei giornali sportivi e non, poche volte giustamente, troppe ingiustamente.

In una frazione di secondo contro il fuoriclasse di Tavullia si è scatenata una vera e propria caccia all'uomo da parte di chi, per mesi, forse anni, sul "fenomeno" Rossi ha fatto una fortuna. Perché Vale è stato ed è, "Il Motociclismo".

Il pilota, la star, il mito, comunque finisca la gara della domenica, qualsiasi cosa faccia, ovunque si trovi. Figurarsi la cagnara per una presunta evasione (multa inclusa) da 112 milioni, cifra che per molti di noi rappresenta più un numero vicino all'infinito che il totale a debito di un 740.

E così nasce in Italia il "Comitato dei Signor Rossi": 80.000 iscritti di diritto, pronti a chiedere all'Agenzia delle Entrate, lo stesso trattamento riservato al campione pesarese.

Dal comunicato del Codacons si legge: "Dopo il fortissimo sconto concesso a Valentino Rossi, che dovrà versare all’ Agenzia delle Entrate 35 milioni di euro, al posto dei 112 milioni inizialmente richiesti, si costituisce in Italia il 'Comitato dei Signor Rossi', che chiederà al Fisco italiano analoga riduzione sulle tasse da pagare.

Sulla scia dell’accordo tra il motociclista e il Fisco si sta formando un apposito comitato, del quale faranno parte cittadini con cognome Rossi (oltre 80.000 in Italia), che con il patrocinio del Codacons chiederanno attraverso una diffida all’Agenzia delle Entrate di riservare loro lo stesso trattamento tenuto nei confronti di Valentino Rossi e cioè pagare le dovute tasse con una riduzione del 68,75%, stessa percentuale utilizzata per la transazione con il motociclista”.

Forse quanto affermato da Rossi in una recente intervista corrisponde a verità. Gli italiani più delle altre popolazioni sembrano nutrirsi delle disgrazie altrui, in particolare di quelle dei VIP, di chi invece di fare salti mortali e capriole per arrivare alla fine del mese, gira il mondo in barca con belle donne al seguito ed una collezione di carte di credito con plafond illimitato da fare invidia al sultano del Brunei.

Fatto sta che Vale ha deciso, perché no, con coraggio, di dare una sterzata alla sua vita privata e professionale tornando a vivere in Italia. Trovare la tranquillità necessaria per riconquistare quel titolo iridato che forse mai come prima il pesarese ha tanto bramato.

A Tavullia mamma Stefania e gli amici di una vita lo aspettano a braccia aperte. Fuoriclasse o non fuoriclasse, Vale è pur sempre un ragazzo di 29 anni, determinato e combattivo in pista, fragile, sorridente e disponibile fuori.

Di contro, i cittadini depauperati da un ventennio di malgoverno, chiedono coerenza e giustizia allo stato-ectoplasma, sfacciato nel chiedere, beffardo nell'ignorare. Equità di trattamento: un discorso più adatta all'aula di Montecitorio che non alle pagine di un blog motociclistico.

Italia, terra dei cachi. Triste e dura realtà o facile populismo?

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