Anche a Le Mans, le costanti delle qualifiche sono due: l’incertezza meteo e due Honda in testa, con il trenino Yamaha all’inseguimento. La pioggia risparmia la MotoGP e alla fine del turno tutti sono scesi in pista con gomme da asciutto, ma il pur rispettabile 1’33.638 del poleman Pedrosa, dimostra che il tracciato del Bugatti non permetteva exploit di livello superiore. Lo spagnolo della Honda resta uno specialista del giro secco e stavolta il “canguro” si è dovuto accontentare della seconda piazza, staccato di tre decimi. Si può far finta di niente, ma il forfait annunciato da Stoner pesa come un macigno nel box della Casa dell’ala dorata e tiene tutto l’ambiente della MotoGP in uno stato di frustrazione e di disorientamento.
Un plauso a Dovizioso che, pur frenato da Barbera, conquista la prima fila (+0.338) davanti agli altri piloti della Casa dei tre diapason Lorenzo (+0.466), Crutchlow (+0.540) e Spies, tornato quanto meno in seconda fila anche se con un gap di oltre un secondo. Solita minestra per Rossi, terza fila, settimo tempo (+1.269) davanti a Bautista e a Barbera, quindi Abraham e Hayden, undicesimo a oltre un secondo e sei decimi e mezzo. Va detto fuori dai denti: è “paradossale” ascoltare Valentino e i capi del reparto corse di Borgo Panigale che si appellano alle mutevoli condizioni meteo per cercare il colpaccio.
Tant’è se ne dica, nel Team delle rosse la pressione si taglia col coltello e l’insoddisfazione per come vanno le cose è lampante. Più che il tempo… “reale” si cerca la botta di fortuna, come se a prevalere fosse la logica del marketing e non quella della competitività reale. C’è solo da sperare che i prossimi test della settimana entrante al Mugello portino davvero aria nuova e la svolta promessa. Le Mans, con l’acqua, è pista davvero infida. Se il tempo tiene sarà comunque spettacolo sopraffino. Altrimenti tutto è possibile.

Mutano le caratteristiche dei circuiti e le condizioni meteo ma Tom Sykes e la Kawasaki (1’27.716) si confermano mattatori del giro secco conquistando a Donington la quarta Superpole stagionale, con la ciliegina del record. Non sarà facile domani tenere a freno le velleità di vittoria di un binomio che si pone autorevolmente oramai come favorito, quindi ben più di un outsider.
Alla fine il sole è uscito dalle nuvole portando un tiepido soffio di primavera sufficiente a Max Biaggi (1’28.340) per rendere meno ballerina la sua Aprilia e di tuffarsi nel giro a vita persa e guadagnare così la prima fila, molto utile domani per la partenza di una corsa che si presenta davvero stimolante sia sul piano tecnico che su quello agonistico. Biaggi ha il colpo in canna per incrementare il bottino in classifica generale e allungare su Checa che però dà in corsa il meglio di sé e sa vendere molto cara la … propria “pelle”.
Fra Sykes e Biaggi, molto diversi per stile e temperamento ma entrambi molto efficaci, si sono posti d’autorità Haslam (a un decimo dalla pole) e Melandri (1’28.177) con le BMW ufficiali a dimostrazione di una netta superiorità delle quattro cilindri, quanto meno in qualifica. Il ravennate ha l’occasione d’oro per bissare il trionfo della scorsa edizione.
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Anche all’Estoril le qualifiche esaltano la MotoGP con uno spettacolo di alto livello tecnico e agonistico, quanto meno nella top ten. I tempi parlano chiaro: è dittatura Honda, è dittatura Stoner, splendida pole. Serve però una interpretazione più elastica, anche al di là della legge del cronometro. I 13 millesimi di gap subiti da Pedrosa sono davvero una inezia. Stoner è da fuochi d’artificio: guida dominando il mezzo, come impartisse ordini alla sua Honda, quasi incurante di essere lui in sella, sempre al limite del disarcionamento. Una dimostrazione di potenza che sa di furia.
Pedrosa è apparentemente meno scintillante: guida con minore prepotenza, come dialogasse con la sua moto. Il terzo incomodo, Lorenzo (+0.278, solo quarto probabilmente a causa degli intralci subiti nel giro finale) esalta per fluidità, in un martellante e mirabile crescendo rossiniano. Siamo in presenza di tre fuoriclasse, fra i più forti della storia della classe regina, piloti capaci di exploit da incorniciare.
Oggi è Crutchlow, un “mastino” di razza, a prendersi il lusso di tenersi dietro Lorenzo e Spies guadagnandosi il posto del quarto componente che forma attualmente il poker d’assi della massima cilindrata. Se nella partita ci fosse il Rossi degli anni d’oro (con moto all’altezza) la MotoGP non farebbe rimpiangere le migliori epoche del motomondiale.
Già, Rossi: nono tempo (+0.871) davanti ad Hayden e dietro a Barbera. Siamo sempre lì: ottimismo, vista nella logica del bicchiere mezzo pieno, pessimismo nella logica del bicchiere mezzo vuoto. Serve uno scatto per tornare protagonisti nella lotta che conta, fuori dai comprimari, seppur di lusso. Lunedì la Ducati proverà all’Estoril nuove componenti importanti per ridurre il gap con Honda e Yamaha. Nessuno chiede miracoli, ma si spera in un passo avanti deciso. Fa bene alle Rosse, ai suoi piloti e ai suoi fans. Fa bene al motociclismo.
Non è il supersonico 1’38”780 fatto segnare qui a Jerez da Stoner negli ultimi test ufficiali, ma l’1’39”532 di Jorge Lorenzo regala al maiorchino una pole di grande valore tecnico, agonistico e psicologico, a conferma dello stato di grazia di un binomio che ipoteca la corsa di domani per involarsi nella classifica generale. Dopo tre turni bagnati, finalmente la pista asciutta, pur non perfetta, ha ristabilito i reali valori in campo.
Con le conferme (Pedrosa in gran spolvero, secondo tempo, +0.135) e qualche sorpresa: Hayden in forte crescita che conquista di forza la prima fila (terzo tempo, +1.031), Crutchlow davanti a Stoner (quinto tempo, + 1.045), con Spies sesto tempo, +1.550 e Dovizioso, che ha recuperato nel finale la settima piazza.
Tre Yamaha nelle prime due file e soprattutto una Ducati factory in prima fila. Il commento si può chiudere qui, lasciando spazio a tutte le considerazioni e libero sfogo alle polemiche. Perché il 13esimo tempo di Valentino Rossi (+3.429) grida vendetta. Cosa è successo? Nulla. Il 9 volte campione del mondo ha perso la bussola, mandando in tilt la squadra. Tutto qui.
L’1’51”440 - 13 secondi più piano della pole odierna - fatto segnare ieri dal pesarese in condizioni di pista bagnata non era certamente indicativo dei reali valori in campo: solo una illusione, “bruciata” dalla durissima realtà di queste spettacolari qualifiche. Dalla notte di Losail, Rossi è precipitato nel buco nero di Jerez. Miracolo cercasi.
Se a Phillip Island Tom Sykes era partito in gara dalla prima casella della griglia senza aver fatto la superpole (eliminata per l’incidente in Superstock in cui perì il 17enne Oscar McIntyre), oggi a Imola il campione della Kawasaki ha centrato alla grande l’obiettivo, abbattendo perentoriamente il muro dell’1’ e 47 con uno straordinario 1’46.748.
E’ la dimostrazione della crescita tecnico-agonistica di un binomio capace non solo di performance sul giro secco ma certamente maturo anche per la lotta per la vittoria. Il circuito del Santerno, fra i più tecnici del mondiale, molto impegnativo con i suoi saliscendi spettacolari e i suoi curvoni mozzafiato, rappresenta il teatro ideale per capire se davvero Sykes e la “verdona” possono inserirsi nel duello fra Checa e Biaggi, fra Ducati e Aprilia.
Nelle prime due file domani partiranno otto piloti in sella a cinque marche diverse: Kawasaki, Ducati, Bmw, Aprilia e Honda. Una battaglia tecnica di alta qualità, una corrida agonistica dalla quale potrebbe anche uscire un quadro diverso da quello visto nella prima di Phillip Island.
Sia Checa che Biaggi giocheranno le loro migliori carte: hanno il passo, moto ed esperienze per bissare il GP d’Australia. Ma non sarà facile. Con gente come Guintoli (secondo tempo), Haslam (quarto), Melandri (sesto), Rea (settimo con gran caduta finale), Lascorz (ottavo), il podio si fa davvero stretto. Melandri può tentare il colpaccio. Ma anche Haslam, che qui pittura alla grande. Più in difficoltà è Rea.
Un plauso al giovane Zanetti, guida pulito, davvero senza timori reverenziali, che apre la terza fila mettendosi dietro gente dal valore di Smrz, Laverty, Giugliano, assai nervoso, due volte lungo e caduta finale alla variante alta per tenere la scia del “corsaro”. Corsa in salita per Fabrizio, solo 18esimo e per Hopkins, 19esimo, ancora non a posto.
Atteso il pienone. Corsa da non perdere.
I test MotoGP di Valencia possono essere letti in due modi. Il primo in modo “tecnico” valutando la tabella dei tempi, il secondo in modo “psicologico” valutando le aspettative di chi (Rossi-Ducati) quest’anno è stato sconfitto e cerca legittimamente la riscossa. Pur con la premessa che in questi test si lavora allo sviluppo e non alla ricerca del giro veloce, è altresì evidente che nelle corse lo sviluppo si misura con i tempi realizzati sul giro. E il cronometro riconferma con le moto di 1000cc quanto accaduto nella stagione 2011: la Honda davanti, la Yamaha competitiva, gli altri dietro.
E’ ancora presto per dare un giudizio sulle ibride CRT, ma a meno di un miracolo, i quattro secondi e passa di gap, segnano lo scarto attuale esistente che rischia di portare nel 2012 a due gare distinte nella stessa corsa. Tornando alla MotoGP di prima linea, Valentino Rossi e la Ducati, sostanzialmente subiscono con la moto 1000 rivoluzionata lo stesso gap della vecchia 800. Non si può certo accusare la Casa di Borgo Panigale e lo stesso Valentino di essere rimasti con le mani in mano.
Al di là di considerazioni di tipo … “ideologico” sul fatto che la Ducati abbia ripudiato le proprie caratteristiche tecniche e sposato la filosofia e la impostazione giapponese, va dato atto alla Casa bolognese per il coraggio di aver rivoluzionato la nuova moto. Evidentemente rimanere ancorati al vecchio schema significava sconfitta certa e forse gettare la spugna. Aprirsi al nuovo è l’unica strada per tornare alla competitività e lottare per il titolo.
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Almeno nelle qualifiche, la MotoGP induce all’applauso. Nell’afa di Sepang, lo spettacolo offerto oggi è stato avvincente sul piano agonistico e di alta qualità tecnica.
Le Honda non si smentiscono, occupano di forza la prima fila (Pedrosa 2’01.462; Stoner a 29 millesimi e Dovizioso a +0.204), ma il trenino con le prime cinque moto dell’Ala dorata è stato spezzato dalla Yamaha di un ritrovatissimo senatore Colin Edwards, quarto tempo, a mezzo secondo dalla vetta (+0.548), con Simoncelli “solo” quinto (+0.643) davanti a un Hayden combattivo, capace di tenersi coi denti (+0.710) l’ultimo posto della seconda fila.
Anche Valentino Rossi, pur protagonista dell’ennesima scivolata, conquista alla baionetta l’ultimo posto della terza fila (+0.933), preceduto dal sempre forte Bautista, ottavo (+0.870) e Aoyhama, settimo, (+0.792). Si infila in quarta fila anche Capirossi (+1.615), dietro a De Puniet, undicesimo e Crutchlow decimo. Male Spies, alla sua seconda caduta in queste prove, non ok dopo la botta in Australia.
Corsa aperta: Pedrosa, anch’egli a terra nella prima fase delle qualifiche, cerca di chiudere la stagione, qui in Malesia poi nell’ultima gara in Spagna, sul podio più alto. Stoner non pare appagato del titolo iridato appena messo in tasca e corre per continuare a vincere. Dovizioso è intenzionato a togliersi qualche sassolino … Simoncelli cerca l’exploit della prima vittoria in MotoGP. Purtroppo l’assenza di Lorenzo si fa sentire. Tant’è.
La Ducati? Vista nella logica pessimista, pare un film già visto. Vista con ottimismo, il sesto tempo di Hayden (l’americano è stato anche quarto) e il tempo di Rossi con gap sotto il secondo, inducono al sorriso, anche se a denti stretti. Certo è che i due piloti della Casa italiana non si sono risparmiati. E, di questi tempi, non è poco. Se il tempo tiene, la corsa promette bene.

La Superpole, anche nella sua ultima esibizione stagionale a Portimao, offre uno spettacolo superbo. E, quando a svettare con un giro record da incorniciare (1’41.712) è un “manico” come Jonathan Rea, il pilota oggi di maggior “potenza”, la Superpole diventa l’emblema della SBK da applausi a scena aperta.
Il campione della ritrovatissima Honda vola ma non può certo stare tranquillo, con una prima fila bollente. Il neo campione del mondo Checa, una straordinaria certezza, onora infatti la fresca corona iridata con un gran secondo tempo davanti a due mastini dal pelo ritto come Laverty e Melandri.
Poi Guintoli, Smrz, Lascorze, Haga in seconda fila. Quindi Badovini che apre la terza, ottimista e primo pilota Bmw, che non è poco. Delusione, almeno in parte, per Fabrizio e Giugliano, out sin dalla prima selezione della Superpole. Il pilota della Suzuki lamenta noie di vario tipo alla sua Suzuki e, forse, subisce l’incertezza di un futuro al momento tutto in salita. Il giovane pilota Ducati paga lo scotto del debutto nella non facile selezione della Superpole, ma ha già dimostrato –anche grazie alla … benevolenza di Checa - di poter dire la sua anche nella fossa dei leoni. Domani, è atteso alla conferma.
Pochi sorrisi anche per Haslam, Camier e Sykes, non in grado di saltare la seconda asticella della Superpole.
E Biaggi? Solo 17esimo in griglia, fuori dalla Superpole per l’errore in mattinata – incomprensione con il Team per il cambio gomme - che ha compromesso il tempo. A dir la verità, il “corsaro” è apparso un po’ “arrugginito”: 40 giorni fuori e tre gare perse lasciano il segno. Non c’è, quindi, solo la noia del piede sinistro, che però continua a dar fastidio al pilota romano provocando “sfollate”. Il campione del mondo 2010 ha il … “dovere” di stringere i denti per chiudere alla grande una stagione in chiaroscuro.

Emozione. E’ il sentimento che sprigiona Casey Stoner con la sua danza in pista che racchiude classe, grinta, show, esaltando da solo una MotoGP da sbadigli.
Alla fine di queste qualifiche senza storia, Casey Stoner saluta il pubblico di Phillip Island e sorride soddisfatto, quasi felice, per la sua undicesima pole stagionale (1’29.975), preludio di una corsa in fuga solitaria, del quinto trionfo sulla pista di casa, forse anche della festa anticipata per il secondo titolo. La superiorità del binomio Stoner-Honda si riconferma: è netta, forse addirittura più marcata dei distacchi di queste qualifiche e anche degli stessi distacchi della classifica iridata.
Il “canguro”, unico pilota ad avere abbattuto il muro dell’1 e 30, è degnamente ostacolato, ma inutilmente, sia da Jorge Lorenzo (+0.473), sempre deciso a vendere cara la pelle e ad onorare il numero uno sulla sua moto, che da Marco Simoncelli (+ 0.624), sempre sul filo di lana ma capace di tenersi dietro tutti gli altri hondisti, Stoner escluso.
Seconda fila con Bautista e la sua Suzuki in gran spolvero, quarto tempo (+0.734), con Dovizioso un po’ abulico, quinto (+0.805), con Hayden, comunque primo dei ducatisti, sesto crono (+0.817). Poi Spies e Pedrosa in ombra, con quasi 9 decimi di gap ed Edwards che chiude la terza fila (+1.262). Ancora: Capirossi ultimo sprazzo nella top ten (+1.608), seguito da De Puniet e Aoyama.
Quindi quinta fila aperta da Rossi, 1’31.980 (+2.005), che non merita nessuna parola in più e nessuna parola in meno di quanto già abbiamo scritto ieri. E avanti ieri. Tant’è. Si potrebbe chiudere così: è il cronometro il nostro miglior commento.
L’undicesimo round della WSBK 2011 conferma anche sul tracciato francese di Magny-Cours il fascino della Superpole.
Il gran pubblico sugli spalti assolati applaude Jonathan Rea, straordinario funambolico poleman con giro record (1’37.490) che si avvia a chiudere la stagione da grande protagonista, a dimostrazione del suo stato di grazia e di quello della sua Honda. Nel gioco delle gomme che caratterizza la Superpole alla fine solo al pilota della Casa dell’Ala e a Laverty restava la possibilità di montare la morbida: però non per fortuna ma per accortezza strategica e per freddezza e determinazione nel giro secco.
E’ giusto dire che da Imola gli aggiornamenti della Honda pesano, ma, pur senza scomodare Xaus, ancora out per l’ennesima caduta, è il valore di un campione come Rea a fare la differenza. E Pur non chiamando in causa Checa, che non aveva oggi interesse a … “strafare”, gente che apre forte come Laverty, Camier, Guintoli, Sykes, Haslam, Melandri, Fabrizio, Haga ecc. ha tutto l’interesse in questi due ultimi week end a cercare il massimo risultato, anche in Superpole.
Le performance di Rea dimostrano quindi che senza nulla togliere a Checa (e all’assente Biaggi) è sui giovani come il pilota della Honda e anche su Haslam e perché no, Melandri, (e Badovini?) che poggia l’immediato futuro della Sbk. Per i vecchi leoni il 2012 sarà la stagione del canto del cigno. Avanti i nuovi.